lunedì 22 maggio 2017

Ilaria e il magico mondo dei...peli.

Amiche mie, il post di oggi riguarda in prima persona noi ragazze, il nostro scarso tempismo e la nostra innata dote nel coprirci talvolta di ridicolo.
Circa 5 o 6 anni fa ho avuto uno strano problema ad un alluce, in poche parole mi diventava tutto blu scuro e mi faceva un male cane, sembrava morto per il colorito e vivissimo per quanto riguarda il dolore. Mi feci guardare il piede da più medici, mi feci addirittura una tac per vedere che non ci fosse un trombo da qualche parte e in ultimo approdai da un angiologo, il dottore delle vene.
Era inverno, vacanze di natale, faceva un freddo becco e visto il mio odio nei confronti dei medici non avevo proprio voglia di andarci. Faccio una precisazione, non odio i medici in senso letterale, li stimo, li apprezzo, ma se posso fare a meno di incontrarli dal punto di vista lavorativo è meglio. Comunque non potevo non andare, mio padre mi aveva preso l’appuntamento e se non mi ci fossi recata mi avrebbe cazziato almeno per una settimana, perché io mi lamento in continuo dei miei mille mali ma poi non mi faccio mai visitare da nessuno. Poiché il posto in cui provavo dolore era un dito del piede, prima di andare a fare la visita mi feci un pedicure grossolano (solo a quel piede ovviamente) ed andai. Una volta nello studio il dottore mi chiese un po’ di particolari circa il mio malessere, poi controllò la cartella clinica che gli avevo portato e poi mi disse una cosa agghiacciante: bene, ora può togliere i pantaloni così farò la visita.
Io “scusi, perché mi devo togliere i pantaloni se mi fa male l’alluce, non basta togliere scarpa e calzino?”
Lui “eh no, devo fare l’eco doppler a tutte e due le gambe”
Io “cos’è l’eco doppler?”
Lui “è un’ecografia, devo controllare tutte le vene delle gambe, è importante per fare una diagnosi completa”.
In quel momento mi è crollato il mondo addosso, avrei preferito che mi si aprisse una voragine sotto i piedi e che fosse comparso un mostro dagli abissi con il compito di divorare anche l’ultimo ossicino del mio corpo. Che figura di merda che stavo per fare, che vita infelice, che destino infame. Ragà, avevo dei peli alle gambe così lunghi che manco i cani, proprio nemmeno i cani!
E ora non venitemi a dire che un medico non fa attenzione a certi particolari perché non ci credo. Da quel momento non ho più respirato, sono stata in apnea, non ho sentito una parola di quello che ha detto perché non ho fatto altro che pensare a i miei cazzo di peli. Sembravo Ciubecca che si fa un’ecografia. Sentivo il cursore dell’ecografo che scivolava male sulle mie gambe, pensavo che il dottore pensasse “madò, ma guarda tu che peli che ha questa”, pensavo che mai più mi sarei dovuta trascurare in quel modo perché ero una ragazza nel fiore degli anni, pensavo a quella piccola merda di alluce che mi aveva portato in quello studio medico. E poi parliamoci chiaro, non è che io abbia origini finniche, nel senso che la mia peluria non è color del grano dorato, no, manco per niente, i miei peli sono color pece scuro, neri come un tizzone.
A fine visita il medico mi ha detto che potevo rivestirmi (ringraziando il padre eterno), mi sono infilata i pantaloni, i calzini e le scarpe, mi ha detto che le vene erano a posto e che con qualche medicinale il dito sarebbe tornato come prima e me ne sono andata. Sconfitta. Desolata. Come un vaso traboccante vergogna.  

Non ho mai più rivisto quel medico, ma il ricordo di lui alle prese con le mie gambe pelose per me rimane indelebile. 

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