lunedì 20 marzo 2017

IO E ALTRI ANIMALI

 
Durante la mia mattinata bucolica ho fatto un sacco di incontri stravaganti. Ero con la mia muta di cani (sono in 3, credo che si possa chiamarla muta) ed eravamo tutti affaccendati nelle nostre cose. Io raccoglievo asparagi selvatici, loro seguivano tracce indistinte, scavavano buche, annusavano l’aria, si rincorrevano un po’, si addentravano nei cespugli alla ricerca di qualcosa di inesistente, andavano avanti e dietro, di lato, saltavano da un muretto all'altro, insomma facevano i cani. Eravamo abbastanza lontani da casa, eravamo soli e liberi di fare quello che volevamo. E cosa facciamo io e la mia muta di cani quando siamo soli? Ci facciamo un sacco di chiacchiere, ma mica solo tra noi 4, noi affliggiamo la salute anche a tutti gli altri animali del bosco.
Il sole si affacciava timido tra i rami, un venticello leggero accarezzava il fogliame e fra gli alberi un merlo gracchiava querulo.
“Ei merlo, di che ti lamenti?” gli ho chiesto, e lui “ma che ne sai tu? Mi lamento quanto mi pare, dì ai tuoi cani di non fare troppo baccano che su questo ramo ci sono i miei piccoli che cercano di dormire. La mamma è andata a prendere due vermetti e se si svegliano e non la trovano non sai che succede. Su avanti, allontanatevi da quest’albero.”
Così ho chiamato i cani e ci siamo allontanati.
“Ti fai dare ordini da un merlo?” Mi ha chiesto Tuco con la sua solita aria tronfia e boriosa.
“E dai, non essere il solito cane polemico, allontaniamoci e basta”.
Non molto lontano su di un masso liscio e levigato, una lucertola verde smeraldo appena sveglia dopo un lungo letargo, prendeva il sole abbigliata all'ultima moda con un bikini fatto di foglie secche.
“Eccola, eccola, l’acchiappo, me lo sento, è mia, non la toccate, la prendo, sì che la prendo.”
Ovviamente la voce petulante di Biondo ha svegliato la lucertola che mogia mogia si è nascosta sotto una pietra e ha detto “cane fesso che non sei altro, ma credi che non ti senta? Sono una lucertola, io sento tutto.”
Ovviamente a Biondo questa frase non è piaciuta per niente e incazzato nero ha buttato giù tutto il muretto di pietre e cosa ha risolto alla fine? Nulla, ha incontrato un lungo mille piedi peloso che lo ha mandato poco gentilmente a quel paese.
Mentre loro 3 continuavano instancabilmente a rompere le scatole a tutte le specie di animali viventi, io tranquilla cercavo e trovavo tanti bei asparagi, in mano ne avevo un bel mazzetto, ero soddisfatta.
Però non ero proprio tranquilla, infatti qualche giorno fa mio cugino mentre raccoglieva anch'egli asparagi nel boschetto limitrofo alla sua casa, ha avuto un incontro tutt'altro che piacevole. Mentre era chino in una posizione contorta per prendere un asparago che si trovava in mezzo ad un rovo di spine, per poco non veniva morso da una vipera. La vipera infatti era di fianco all'asparago e quando ha visto la mano di mio cugino accanto a sé ha sibilato “togli immediatamente la mano da qui, allontanati seduta stante, fai quello che dico e nessuno si farà male.” Però mio cugino era come paralizzato dalla paura e proprio non riusciva a muoversi. Quella stronza si è impettita, ha sollevato la sua testolina schiacciata e gli ha mostrato la lingua, i denti e pure il suo collo gonfio di veleno. A quel punto mio cugino è rinsavito e se ne è tornato a casa abbastanza traumatizzato.
Mentre pensavo a questa storia ho visto un bell'asparago verde scuro che cresceva robusto in mezzo a delle rocce. Mi sono inerpicata su questa montagnola di pietre, ne ho smosse un po’ troppe e com'è d’uopo sono caduta, mentre cadevo con la coda dell’occhio ho visto strisciarmi accanto velocissima una biscia nera ed ho urlato. Non l’avessi mai fatto, tutti e 3 i cani sono arrivati concitati e nervosi, Poppy dettava ordini: “Tuco tu insegui la biscia, Biondo tu cerca di sbarrarle la strada, io nel frattempo lecco in faccia la mia padrona perché la vedo debole”.
Ed io “Ma no ragazzi, non è successo niente, lasciate in pace quella povera biscia, è più spaventata di me, torniamo a casa forza”. Nel frattempo intorno a noi gruppi di scoiattoli saltellavano leggeri da un ramo all'altro e con voce garrula prendevano in giro la mia muta di cani: “buuuu, buuuu, chi non salta cane è, buuu, buuu”. 
A quel punto non ci ho visto più, ero proprio arrabbiata, ho incrociato lo sguardo di uno di quegli indisponenti roditori e gli ho detto “devi solo sperare che le tue zampe non tocchino mai terra, perché quando succederà e succederà, incontrerai uno di questi 3 cani e di te non resterà che quella coda spelacchiata”.

Così i cani mi hanno fatto un applauso e piano piano siamo tornati verso casa. 
                          Questo quadro di Paolo Uccello ritrae me che catturo uno scoiattolo. 

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