lunedì 27 febbraio 2017

UN ATTIMO

Mi piacerebbe gioire per lungo tempo di alcuni attimi infiniti. Vorrei fermare il tempo proprio nell'istante in cui mi si chiarisce il concetto nella testa, quando l’idea precisa si traduce in frase e mi dice: “così dovrebbe durare in eterno”. Sarebbe bellissimo godere a pieno di tutta l’intera vita, di ogni pezzettino, di ogni minuzia, senza un attimo di riposo, con l’affanno, senza tregua, in una emozione continua e sempre col cuore in gola.  Con il tempo ho imparato a godere di alcuni momenti che ormai so riconoscere e con tutta sincerità mi crogiolo anche nei ricordi di alcuni momenti che sembravano senza importanza e che invece col tempo mi sono serviti.
Mi piace la fine di maggio, mi piace quando avverto per la prima volta l’odore dei gelsomini, quando mi entra nelle narici la prima fragranza di zagara. Prego il tempo di fermarsi per sempre quando faccio quel bagno al mare perché sto morendo di caldo, che si fermi prima di farmi venire la pelle d’oca, che mi lasci lì per sempre con quel senso di soddisfazione e gioia che si ha quando ci si sente finalmente rinfrancati. Vorrei vivere per sempre quell'attimo dopo aver bevuto due sorsi di birra ghiacciata, con le gambe un po’ molli, con la testa leggera, con quella infinitesima e leggerissima alterazione che ti fa sentire invincibile. Vorrei leggere per sempre l’ultimo quarto di un libro che mi è piaciuto tantissimo, restare a vita con quei personaggi, in quell'ambientazione e in quella storia che non è mia. Vorrei vivere ancora quell'attimo di qualche Natale fa, quando regalai uno Spider Man da due soldi a mio nipote e lui era talmente felice che iniziò a saltare come un canguro e non riusciva a dire una parola tanto era la gioia. E vogliamo parlare del cambio di stagione? Della felicità immensa che mi dà tirare fuori i primi maglioni quando inizia il primo freddo o appendere gli abiti di lino quando iniziano le prime giornate di sole e l’estate è alle porte? E poi del primo tiro della prima sigaretta della giornata, di un bacio inaspettato, di quel primo morso ad una sfogliatella calda.
Ma tutti questi momenti hanno un dopo, un futuro, una evoluzione che è quasi sempre negativa. Tranne l’odore di zagara e di gelsomino che vorrei sempre avere nel naso, il resto prosegue sempre allo stesso modo. Faccio il bagno in mare e dopo 2 minuti sento sempre freddo, anche se la temperatura dell’acqua è di 30 gradi. I due sorsi di birra diventano una birra intera e poi mi viene mal di testa. Il libro finisce, ne inizio un altro e di quello precedente dimentico le forti emozioni. I miei nipoti non si accontentano più di pupazzi di poco valore ed è normale che sia così. Il cambio di stagione è divertente solo quando apri la prima scatola, dopo ti maledici tu e tutti quegli abiti inutili che non indosserai mai, delle sigarette non ne parliamo proprio e manco delle sfogliatelle, il primo tiro, il primo morso e poi valanghe e tempeste di sensi di colpa. E poi parliamoci chiaro, sono così pigra che se avessi davvero vissuto la vita in ogni attimo e senza tregua sarei morta di stanchezza a 8 anni.

Questo è un particolare de “Il giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch, maestro unico e raro nel saper cogliere e mostrarci l’attimo. Se fate attenzione sulla vostra destra potrete notare un uomo (o un donna, non è chiaro) a cui esce un mazzo di fiori dal culo.
 

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