venerdì 16 giugno 2017

LE SOLITE CANZONI DI MERDA DELL'ESTATE

Lo so non è lunedì, ma con tutta sincerità solo adesso ho un po’ di tempo libero, così ne approfitto e scrivo ora. Questa notte non ho fatto altro che pensare alle canzoni che le case discografiche ci propinano tramite le radio per tutta la durata dell’estate. Ascolto la radio tutti i giorni, in macchina, a casa, mi piace tanto la radio, mi fa compagnia, ho i miei programmi preferiti, però la musica che passano dio mio, la musica è uno scempio, un omicidio di massa dei timpani. Ho fatto una classifica dei brani più gettonati, che poi ovviamente sono anche i più brutti  dell’estate e se cito fra questi il vostro artista preferito mi dispiace, anzi no, non me ne frega niente, mi dispiace solo per il fatto che sia il vostro artista preferito, avreste potuto sceglier di meglio.
Al primo posto troviamo l’immensa figura di merda della musica italiana Giusi Ferreri con il brano “Partiti adesso”. Il testo è composto da una serie di frasi messe lì a cazzo, totalmente prive di un senso compiuto, potrebbero finanche sembrare degli haiku per quanto è complesso il loro significato. Faccio un esempio “ragazzo ragazza dentro a baci di sabbia che si specchiano nudi nell'aria”. Qui si sprecano anche le figure retoriche: iperboli, metafore, non voglio esagerare ma nell'insieme ci vedo anche un po’ di futurismo alla Marinetti. Il tutto poi condito dalla suadente voce dell’interprete, che ci fa accapponare la pelle dal dolore. Dentro questa donna deve per forza albergare un mostro di proporzioni enormi che in continuazione le uncina le corde vocali. La cosa che però più mi fa specie è che tutti dicono che Giusi Ferreri ha una voce di merda, inquietante, oscena ecc ecc, eppure sempre alla radio me la ritrovo.
Al secondo posto troviamo il semi sconosciuto e paraculissimo vincitore di Sanremo, Gigi Sabani. No, mi sono sbagliata, si chiama Gigi Gabbani, anzi no Francesco Gabbani. Dopo Sanremo mi sono chiesta mille volte come sarebbe stato andare ad un suo concerto, avrebbe suonato per 1 e mezza il pezzo con il quale ha vinto? E avrebbe fatto pure il bis con lo spesso pezzo? Non lo saprò mai. Per questa estate nel frattempo ci delizia con un pezzo che si chiama “tra le granite e le granate” ma dove il vero incipit della canzone è la frase “E STATE”. Un gaio giuoco di parole, non trovate? Il pezzo ricco di frasi ad effetto e riferimenti colti verso il sociale ( “sotto il monumento turisti al campo di concentramento”) ha un ritornello che mi fa venire certi nervi che non vi dico. Un “nananana” da volta stomaco, che ti entra nel cervello come un tarlo incazzato e ti trapana la materia grigia con una perizia che solo appunto un tarlo può avere. In più Gabbani/Sabani ha un timbro di voce fastidioso quasi quanto quello delle Ferreri.
Al terzo posto c’è Alexia. Non ho parole, ha un pezzo intitolato “beata gioventù”, ma chi cazzo sei? Lorenzo De Medici? Alexia, mia cara piccola amica, ti ricordo che la tua canzone di maggior successo “Think about the way” è stata la colonna sonora di un film dove appunto dei giovani (non troppo beati) si facevano di eroina et similia fino a morirne. Il film (poetico e tragico) era Trainspotting.
Al quarto posto col cuore in mano e un forte dolore al braccio sinistro, vi comunico che c’è Tiziano Ferro, con una canzone che più di merda non si può. Tiziano perché?  Avevi forse bisogno di soldi? No, non credo. Avevi bisogno lasciare la tua orma nell’estate 2017? Non lo hai fatto.
Hai scritto con i piedi una canzone dal titolo Lento/Veloce, che ad un certo punto dio mio recita così “l’estate è tornata e chiede di te, ritorna senza avvisare  eh eh eh …ecc, ti amo amore mio”. No, non lo accetto. Prima mi fai illudere con quella bella canzone (orecchiabile e piacevole) con Carmen Consoli, e poi fai sta cagata? Tizià, ogni tanto scrivi delle belle canzoni devo ammetterlo, ma quando ti fai plasmare dalle leggi del mercato sei peggio pure di Max Pezzali con i suoi 883 chili di troppo.
Infine, a proposito di musica, volevo dire che vendo un biglietto del concerto dei RADIOHEAD.
Contattatemi in privato. Ciao.
                                               
 La foto di oggi ritrae un magnifico Tom Jones re dei tamarri che con il suo fascino ha piegato come giunchi intiere legioni di donne di tutte le età, compresa me. 

lunedì 22 maggio 2017

Ilaria e il magico mondo dei...peli.

Amiche mie, il post di oggi riguarda in prima persona noi ragazze, il nostro scarso tempismo e la nostra innata dote nel coprirci talvolta di ridicolo.
Circa 5 o 6 anni fa ho avuto uno strano problema ad un alluce, in poche parole mi diventava tutto blu scuro e mi faceva un male cane, sembrava morto per il colorito e vivissimo per quanto riguarda il dolore. Mi feci guardare il piede da più medici, mi feci addirittura una tac per vedere che non ci fosse un trombo da qualche parte e in ultimo approdai da un angiologo, il dottore delle vene.
Era inverno, vacanze di natale, faceva un freddo becco e visto il mio odio nei confronti dei medici non avevo proprio voglia di andarci. Faccio una precisazione, non odio i medici in senso letterale, li stimo, li apprezzo, ma se posso fare a meno di incontrarli dal punto di vista lavorativo è meglio. Comunque non potevo non andare, mio padre mi aveva preso l’appuntamento e se non mi ci fossi recata mi avrebbe cazziato almeno per una settimana, perché io mi lamento in continuo dei miei mille mali ma poi non mi faccio mai visitare da nessuno. Poiché il posto in cui provavo dolore era un dito del piede, prima di andare a fare la visita mi feci un pedicure grossolano (solo a quel piede ovviamente) ed andai. Una volta nello studio il dottore mi chiese un po’ di particolari circa il mio malessere, poi controllò la cartella clinica che gli avevo portato e poi mi disse una cosa agghiacciante: bene, ora può togliere i pantaloni così farò la visita.
Io “scusi, perché mi devo togliere i pantaloni se mi fa male l’alluce, non basta togliere scarpa e calzino?”
Lui “eh no, devo fare l’eco doppler a tutte e due le gambe”
Io “cos’è l’eco doppler?”
Lui “è un’ecografia, devo controllare tutte le vene delle gambe, è importante per fare una diagnosi completa”.
In quel momento mi è crollato il mondo addosso, avrei preferito che mi si aprisse una voragine sotto i piedi e che fosse comparso un mostro dagli abissi con il compito di divorare anche l’ultimo ossicino del mio corpo. Che figura di merda che stavo per fare, che vita infelice, che destino infame. Ragà, avevo dei peli alle gambe così lunghi che manco i cani, proprio nemmeno i cani!
E ora non venitemi a dire che un medico non fa attenzione a certi particolari perché non ci credo. Da quel momento non ho più respirato, sono stata in apnea, non ho sentito una parola di quello che ha detto perché non ho fatto altro che pensare a i miei cazzo di peli. Sembravo Ciubecca che si fa un’ecografia. Sentivo il cursore dell’ecografo che scivolava male sulle mie gambe, pensavo che il dottore pensasse “madò, ma guarda tu che peli che ha questa”, pensavo che mai più mi sarei dovuta trascurare in quel modo perché ero una ragazza nel fiore degli anni, pensavo a quella piccola merda di alluce che mi aveva portato in quello studio medico. E poi parliamoci chiaro, non è che io abbia origini finniche, nel senso che la mia peluria non è color del grano dorato, no, manco per niente, i miei peli sono color pece scuro, neri come un tizzone.
A fine visita il medico mi ha detto che potevo rivestirmi (ringraziando il padre eterno), mi sono infilata i pantaloni, i calzini e le scarpe, mi ha detto che le vene erano a posto e che con qualche medicinale il dito sarebbe tornato come prima e me ne sono andata. Sconfitta. Desolata. Come un vaso traboccante vergogna.  

Non ho mai più rivisto quel medico, ma il ricordo di lui alle prese con le mie gambe pelose per me rimane indelebile. 

lunedì 8 maggio 2017

LA MOSCA

Credo di avere qualche problema con le mosche. Vi ricordate che questa estate fui punta sulla fronte da una mosca cavallina e un altro po’ facevo la fine dello scarrafone di Kafka? Bene, l’altra notte non è che sono stata punta nuovamente, no, mi è successa una cosa ancora più repellente.
La cosa che però non mi è chiara è il perché le mosche ce l’abbiano così tanto con me. Sono forse una merda? Si, un po’ lo sono. Da bambina ero un pochino merda, da adolescente anche, da adulta devo dire che sono proprio diventata una grande merda. Non sopporto un sacco di cose, sono irascibile, talvolta antipatica, mi saltano i nervi per un nonnulla, mi fisso su certi particolari che mi infastidiscono (tipo le mani di una cameriera in un locale dove talvolta vado a mangiare, ha delle mani enormi, certe manone che non è possibile che possano appartenere ad una donna, sono tremende), non passo su niente e mi incazzo spesso.
Però non credo che tutto ciò possa bastare a spiegare questo astio delle mosche nei miei confronti.
L’altra sera sono andata a letto piuttosto tardi, cioè sono mi sono coricata ad un orario accettabile però ho letto fino a notte fonda. Prima di andare a letto porto sempre con me una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo perché la notte bevo tantissimo, tipo un cammello, praticamente quello che dovrei bere durante il giorno lo bevo durante la notte. Tra una pagina e l’altra credo di aver bevuto un litro d’acqua (se vi state chiedendo se poi vado a fare la pipì ogni 10 minuti scordatevelo, non mi alzo mai), quando poi mi si stavano per chiudere gli occhi ho controllato di avere acqua a sufficienza e ho augurato la buona notte anche a quella stronza di mosca che ronzava in camera e che un po’ per pigrizia e un po’ per inerzia non ero riuscita a scacciare fuori dalla finestra.
Dormivo alla grande quando ad un certo punto mi sono resa conto di sognare di avere in bocca un pugno di sabbia, della terra polverosa, così nel pieno dormiveglia ho sporto una mano verso il comodino ed ho afferrato la mia benedetta bottiglia d’acqua. Ho fatto un sorso di quelli potenti, di quelli che sembra che non bevi da ore mentre stai sotto un sole cocente in mezzo ad un deserto, ho bevuto con tutti e 5 i sensi, ah e che piacere. Dopo aver ingoiato quella cascata d’acqua mi sono accorta di avere qualcosa in bocca, tipo una mollica di pane inzuppata ed ho pensato “ma se l’acqua l’ho aperta in camera come c’è finita una mollica di pane dentro?”. Si, nonostante fossi completamente rincoglionita di sonno ho avuto la lucidità di pensare ad una cosa del genere. Così ho sputato quella cosa che avevo in bocca ed ho acceso la luce, ho guardato a terra ed ho visto la mosca. Una mosca kamikaze. Maledizione, stavo per masticare ed ingoiare una mosca.
Un fatto è ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, un altro è trovarsi con una mosca affogata e molliccia in bocca, cazzo.
Caro esercito delle mosche, cos'altro avete in serbo per me? In quale altro modo raccapricciante volete punirmi? E perché?
Questa esperienza mi ha segnato tanto che ormai prima di attaccarmi alla bottiglia d’acqua come Charles Bukowski farebbe con una bottiglia di whisky, accendo la luce e controllo che dentro non ci siano mosche malefiche.
 
PS: Volevo mettere l’immagine in cui Jeff Goldblum (il protagonista del film) vomita sul cibo come una vera mosca ma poi ho pensato che faceva veramente troppo schifo. 
Ps2: mi sono appena accorta di non aver scritto il blog per quasi un mese, chiedo scusa!

lunedì 10 aprile 2017

I'M A SINGLE LADY

Ormai sono passati più di tre mesi, tre mesi in cui ho sentito le urla più disumane di tutta la mia vita, gli strilli più acuti, i vocalizzi più estremi, gli sbraiti più incazzosi, a questo punto credo che la famiglia al piano di sopra sia ormai totalmente fuori controllo.
Cosa posso fare? Nulla, non posso fare nulla. E perché? Perché ho paura.
Ho paura della signora, che contestualmente è moglie, padrona di un cane e infine madre. Urla così forte contro il marito, il figlio e il cane che certe volte penso che le verrà un infarto. So chi è, l’ho vista più volte qua sotto quando esce con la macchina, però mi manca il coraggio di parlarle perché credo che se le dico qualcosa mi abboffa di mazzate.
Il primo allucco della giornata è alle 7 del mattino, quando dolcemente sveglia il figlio: “MARIOOOOOOOOOOOO, MARIOOOOOO ALZATI, MANNAGGIA A TE MARIOOOOO MI FAI FARE SEMPRE TARDIIIIII”. E poi da qui il finimondo: Mario che strilla perché non si vuole alzare, lei che strilla perché la colazione è pronta, il cane abbaia e lei cazzia il cane perché abbaia e tutto questo si protrae sino alle 8 e 30, poi ringraziando il cielo Mario è pronto e se ne va a scuola. Lei però resta un altro po’ a casa, il tempo di una telefonata con qualcuno, durante la quale immancabilmente scoppia a piangere e dice che nessuno la capisce, dopo la telefonata attacca l’aspirapolvere e aspira per una buona mezz’ora e nel frattempo urla contro il cane perché non sta nella sua cuccia. Poi Mario torna da scuola e entra in casa sempre allegro e canterino, gli piace assai cantare “single lady” di Beyonce. E canta “I’m a single lady, i’m single lady, ohohoho, ohohohoh” e mi piace quando canta, solo che poi canta troppo e la mamma si incazza perché invece di andare a mangiare canta e quindi lei inizia ad urlare. Poi inizia la guerra dei compiti e Mario piange e si lamenta e lei che cosa dice secondo voi? “MARIOOOOOOO, I COMPITI, BENEDETTO IL SIGNORE, FAI I COMPITIIIIIIII”. Ma Mario ormai è partito per la tangente e non smette più di frignare. A questo punto lei riattacca l’aspirapolvere e aspira e sbatte con la scopetta a destra e a manca, forse un po’ per non sentire Mario e un po’ per scaricare la rabbia.
Ogni tanto sento anche il marito, ma lui non urla mai, proprio mai. Lui parla poco, sussurra qualche frase, sembra un uomo dolce, ma magari è uno stronzo e si merita di stare con una urlatrice del genere.
Ora le alternative sono queste: aspetto che Mario cresca, ma credo che abbia circa 8 anni, quindi per altri 5 anni sarà un bambino. Oppure prendo coraggio e le chiedo di abbassare la voce e lei potrebbe menarmi seduta stante o dirmi che lei non urla mai e quindi salire a casa e cazziare tutto il nucleo familiare perché quella del piano di sotto le ha detto che strilla troppo e che se lei urla è solo colpa loro. Quest’ultima ipotesi mi fa più paura che essere picchiata, perché non devi mai dire ad una donna, madre di famiglia, che non sta svolgendo nel migliore dei modi il suo compito (perché il sotto-testo alla mia richiesta sarebbe questo) e non devi mai dire ad una donna che strilla come un’invasata che appunto strilla come un’invasata.

L’ultima cosa che mi è venuta in mente è quella di lasciare attaccato al loro portone un biglietto con su scritto “IO SENTO TUTTO” senza firma, nel pieno anonimato, così da sembrare un messaggio occulto avvolto nel mistero, lasciato lì da un’entità ultraterrena che sente e che sa tutto. Nel frattempo, mentre scrivo, sopra di me si sta scatenando la terza guerra mondiale perché a quanto pare Mario non trova più il diario e non sa che compiti ha per domani...e che ve lo dico a fare! 

lunedì 3 aprile 2017

Direttamente dal Medioevo

Sono appena tornata da un viaggio incredibile. Sono stanca morta, ho addosso un jet lag impressionante, mi pare di non dormire da almeno 72 ore, sono tutta scombussolata e confusa. La cosa assurda è che per fare questo viaggio non ho preso un treno né tanto meno un aereo, questo viaggio l’ho fatto in una macchina del tempo e sono andata indietro di circa 800 anni, proprio nel bel mezzo del Medioevo. Per una serie di coincidenze che non sto qui a spiegare mi sono trovata scaraventata nel bel mezzo del Lazio, in un posto dimenticato da dio dove l’unico segno di civiltà era uno splendido ed imponete castello. Non sapevo cosa fare, ero tutta sola ai piedi del monte dove si ergeva la fortezza, fra i milioni di viaggi che ho fatto sia nel mio tempo che in altri mai mi ero ritrovata in un periodo del genere e le mie basi sui “buoni comportamenti medievali” diciamo che non sono il massimo. Ho preso coraggio e sono salita, ho superato il ponte di legno che permette l’accesso al grande portone del complesso e timidamente ho bussato.
“Qui est?” mi hanno chiesto dall'altra parte del portone.
“Emmhhh, sunt domna quo viene dal futurio”. Ho risposto io alla meno peggio, tanto nel medioevo non è che parlassero il latino di Cicerone, né il nostro italiano, ho provato con un volgare da me medesima inventato al momento ed ha funzionato.
“Quid volete domna futura?”
“Mi sono perduta et non pote trovare la via de casa mea, aiuto necessito, oh buon homo”.
“Et va bene domna, entrate, che mai si dica che in codesto borgo non semo ospitali et acolienti”.
Una volta varcata la soglia del grande e monumentale portale mi sono ritrovata in un grande spiazzo dove c’era tanta gente affaccendata: i contadini coi loro banchetti, un fabbro che ferrava un cavallo, cataste di legna, galline, pecore e capre governate da un giovanotto, fuocherelli accesi un po’ ovunque, soldati, donne e bambini, in sostanza la corte interna del castello brulicava di gente mentre fuori le mura non c’era nessuno.
Un volta dentro mi sono resa conto che il mio interlocutore era un monaco francescano, molto alto e in carne, con le mani grosse e tutte sporche di inchiostro.
“Ave, fratello” ho detto “non conosco absolutamente codesto posto, non so in quale modus vi sono arrivata, chiedo solo un rifugium per la nocte”
“Oh sorella, non temete, hic sunt multi amici, alimentum et un giaciglio per i viandanti”
Con tutta onestà mi sono subito fidata del monaco, mi sembrava uno a posto, l’unica cosa che mi lasciava perplessa erano le mani sporche di inchiostro, avrei dovuto dirgli di lavarle molto bene e non metterle mai in bocca? Decisi di farmi gli affari miei.
Dopo avermi accompagnata all’interno di una taverna il frate mi ha lasciata in compagnia di un bellissimo e biondissimo cavaliere.
“Cosa befete tonna? Cosa volere manciare?” Era tedesco, me ne sono accorta subito.
“Mi aggraderebbe un poco di acqua e un tozzo di pane, se est possibile pure un sorso di vino rubino”. Subito fui servita, bevvi un gran sorso di acqua, mangiai un po’ di pane e poi assaggia il vino che faceva schifissimo, era aceto, ma così acido che un altro po’ mi uscivano gli occhi dalle orbite.
“Perché cueste lacrime donzella? Un prutto ricordo riaffiora nella fostra mente?”
“No, no, è che il vino è assai forte, non vi offendete se non lo bevo?”
“Lo berrò io e fi racconterò la mia storia. Sono disperato, a causa di antico e perfido incantesimo, io e la mia donna non potremmo mai più incontrarci. Di giorno io sono uomo e lei falco, di notte io sono lupo e lei donna”. E come glielo dovevo dire che sapevo già perfettamente come sarebbe finita la sua storia d’amore? Anche in quel caso decisi di farmi gli affari miei.
A quel punto ero molto stanca, fuori era buio e una coltre di nebbia era scesa su tutto il castello, nel cortile non c’era più nessuno, un silenzio ovattato e sinistro mi faceva venire i brividi. Il monaco mi accompagnò in una stanza fredda, mi mostrò il mio letto (una balla di fieno con sopra una coperta di lana) e mi augurò la buona notte.
Il giorno appresso mi sono svegliata nel mio letto, sotto al mio morbido piumone, nel calore della mia stanza ed ho pensato “certo che sono proprio una stronza, glielo potevo dire come finivano le loro storie!”                                      
Questo è il Castello Orsini di Nerola, l'ameno luogo dove mi sono perduta.

lunedì 27 marzo 2017

Can you hear me?

Aiutatemi, sono stata ingoiata dalla mia scrivania.
Ora ci sono due batman che cercano di trovarmi ma la vedo difficile. Potrei essere ovunque: in quel cestino sotto la matassa di spago, sotto la pila di Linus, incastrata nella macchina da cucire, in quella cappelliera, potrei essere nel posacenere, oppure in quella scatola gialla dietro la cappelliera, forse nei portapenne, forse nella stampante, o anche in quell'orrido porta documenti fiorato. Mi viene da piangere, nessuno mi sente. Provo a lasciare un messaggio, spero funzioni.

 

lunedì 20 marzo 2017

IO E ALTRI ANIMALI

 
Durante la mia mattinata bucolica ho fatto un sacco di incontri stravaganti. Ero con la mia muta di cani (sono in 3, credo che si possa chiamarla muta) ed eravamo tutti affaccendati nelle nostre cose. Io raccoglievo asparagi selvatici, loro seguivano tracce indistinte, scavavano buche, annusavano l’aria, si rincorrevano un po’, si addentravano nei cespugli alla ricerca di qualcosa di inesistente, andavano avanti e dietro, di lato, saltavano da un muretto all'altro, insomma facevano i cani. Eravamo abbastanza lontani da casa, eravamo soli e liberi di fare quello che volevamo. E cosa facciamo io e la mia muta di cani quando siamo soli? Ci facciamo un sacco di chiacchiere, ma mica solo tra noi 4, noi affliggiamo la salute anche a tutti gli altri animali del bosco.
Il sole si affacciava timido tra i rami, un venticello leggero accarezzava il fogliame e fra gli alberi un merlo gracchiava querulo.
“Ei merlo, di che ti lamenti?” gli ho chiesto, e lui “ma che ne sai tu? Mi lamento quanto mi pare, dì ai tuoi cani di non fare troppo baccano che su questo ramo ci sono i miei piccoli che cercano di dormire. La mamma è andata a prendere due vermetti e se si svegliano e non la trovano non sai che succede. Su avanti, allontanatevi da quest’albero.”
Così ho chiamato i cani e ci siamo allontanati.
“Ti fai dare ordini da un merlo?” Mi ha chiesto Tuco con la sua solita aria tronfia e boriosa.
“E dai, non essere il solito cane polemico, allontaniamoci e basta”.
Non molto lontano su di un masso liscio e levigato, una lucertola verde smeraldo appena sveglia dopo un lungo letargo, prendeva il sole abbigliata all'ultima moda con un bikini fatto di foglie secche.
“Eccola, eccola, l’acchiappo, me lo sento, è mia, non la toccate, la prendo, sì che la prendo.”
Ovviamente la voce petulante di Biondo ha svegliato la lucertola che mogia mogia si è nascosta sotto una pietra e ha detto “cane fesso che non sei altro, ma credi che non ti senta? Sono una lucertola, io sento tutto.”
Ovviamente a Biondo questa frase non è piaciuta per niente e incazzato nero ha buttato giù tutto il muretto di pietre e cosa ha risolto alla fine? Nulla, ha incontrato un lungo mille piedi peloso che lo ha mandato poco gentilmente a quel paese.
Mentre loro 3 continuavano instancabilmente a rompere le scatole a tutte le specie di animali viventi, io tranquilla cercavo e trovavo tanti bei asparagi, in mano ne avevo un bel mazzetto, ero soddisfatta.
Però non ero proprio tranquilla, infatti qualche giorno fa mio cugino mentre raccoglieva anch'egli asparagi nel boschetto limitrofo alla sua casa, ha avuto un incontro tutt'altro che piacevole. Mentre era chino in una posizione contorta per prendere un asparago che si trovava in mezzo ad un rovo di spine, per poco non veniva morso da una vipera. La vipera infatti era di fianco all'asparago e quando ha visto la mano di mio cugino accanto a sé ha sibilato “togli immediatamente la mano da qui, allontanati seduta stante, fai quello che dico e nessuno si farà male.” Però mio cugino era come paralizzato dalla paura e proprio non riusciva a muoversi. Quella stronza si è impettita, ha sollevato la sua testolina schiacciata e gli ha mostrato la lingua, i denti e pure il suo collo gonfio di veleno. A quel punto mio cugino è rinsavito e se ne è tornato a casa abbastanza traumatizzato.
Mentre pensavo a questa storia ho visto un bell'asparago verde scuro che cresceva robusto in mezzo a delle rocce. Mi sono inerpicata su questa montagnola di pietre, ne ho smosse un po’ troppe e com'è d’uopo sono caduta, mentre cadevo con la coda dell’occhio ho visto strisciarmi accanto velocissima una biscia nera ed ho urlato. Non l’avessi mai fatto, tutti e 3 i cani sono arrivati concitati e nervosi, Poppy dettava ordini: “Tuco tu insegui la biscia, Biondo tu cerca di sbarrarle la strada, io nel frattempo lecco in faccia la mia padrona perché la vedo debole”.
Ed io “Ma no ragazzi, non è successo niente, lasciate in pace quella povera biscia, è più spaventata di me, torniamo a casa forza”. Nel frattempo intorno a noi gruppi di scoiattoli saltellavano leggeri da un ramo all'altro e con voce garrula prendevano in giro la mia muta di cani: “buuuu, buuuu, chi non salta cane è, buuu, buuu”. 
A quel punto non ci ho visto più, ero proprio arrabbiata, ho incrociato lo sguardo di uno di quegli indisponenti roditori e gli ho detto “devi solo sperare che le tue zampe non tocchino mai terra, perché quando succederà e succederà, incontrerai uno di questi 3 cani e di te non resterà che quella coda spelacchiata”.

Così i cani mi hanno fatto un applauso e piano piano siamo tornati verso casa. 
                          Questo quadro di Paolo Uccello ritrae me che catturo uno scoiattolo. 

lunedì 13 marzo 2017

WICKED GAME

Scusate ma oggi sono stata impegnata tutto il giorno con Chris Isaac a girare questo video. Io sono un po' in desabillè, tipo con un paio di matande un po' sdrucite, lo smalto tutto rovinato, i capelli arruffati e il mascara che cola, in poche parole non sono al meglio.
Il pezzo si chiama wicked game, spero vi piaccia.
Alla prossima settimana.



lunedì 6 marzo 2017

VITA DA CANI

Poppy è entrato nelle nostre vite il 19 gennaio di quest’anno. La sua storia per quanto assurda è abbastanza semplice: aveva bisogno di un posto dove stare e noi glielo abbiamo dato. È un cane vecchiotto, grosso, pelosissimo che per tre giorni è stato fermo immobile sul gradino del nostro portone fino a quando abbiamo capito quello che cercava di dirci: mi piacete, siete simpatici, vorrei restare con voi. Io ho sempre avuto cani, li ho amati tutti alla follia e prendermi cura di un nuovo sacco di pulci mi sembrava il minimo che potessi fare. Per M è diverso, è il suo primo cane, vivono insieme esperienze nuove. Condividono la stessa stanza (lo studio di M), stanno insieme tutto il giorno, si scambiano coccole e si fanno anche due chiacchiere, poi spesso e volentieri Poppy fa delle puzze rumorose e puzzolentissime ed è così contento che dopo averle fatte scodinzola come un matto spargendo nell'aere un rivoltante olezzo. M non ha mai il coraggio di dirgli alcun che, Poppy è così soddisfatto delle sue puzze che merita tutto il nostro rispetto.

ATTENZIONE: le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra sensibilità.
Ad ogni modo Poppy per fare questo servizio fotografico non ha subito nessuna tortura, anzi a dir la verità è stata una sua idea. 
Ogni scatto rievoca un film famoso, le foto le ho fatte io e me ne assumo tutte le responsabilità. 
Gli abiti di scena ovviamente sono i miei. 
Priscilla regina del deserto 1

Priscilla regina del deserto2


The ravenant 

Dalla Russia con amore

Lady hook 

Il signore degli anelli

Vacanze romane

Trainspotting

Rock of age


 Berlin calling ( Paul Kalkbrenner)

La ragazza con l'orecchino di perla



L'amore è una cosa meravigliosa
Happy days (Arthur Fonzarelli)
La strada (Gelsomina)

Fight club (Brad Pitt in pelliccia)

lunedì 27 febbraio 2017

UN ATTIMO

Mi piacerebbe gioire per lungo tempo di alcuni attimi infiniti. Vorrei fermare il tempo proprio nell'istante in cui mi si chiarisce il concetto nella testa, quando l’idea precisa si traduce in frase e mi dice: “così dovrebbe durare in eterno”. Sarebbe bellissimo godere a pieno di tutta l’intera vita, di ogni pezzettino, di ogni minuzia, senza un attimo di riposo, con l’affanno, senza tregua, in una emozione continua e sempre col cuore in gola.  Con il tempo ho imparato a godere di alcuni momenti che ormai so riconoscere e con tutta sincerità mi crogiolo anche nei ricordi di alcuni momenti che sembravano senza importanza e che invece col tempo mi sono serviti.
Mi piace la fine di maggio, mi piace quando avverto per la prima volta l’odore dei gelsomini, quando mi entra nelle narici la prima fragranza di zagara. Prego il tempo di fermarsi per sempre quando faccio quel bagno al mare perché sto morendo di caldo, che si fermi prima di farmi venire la pelle d’oca, che mi lasci lì per sempre con quel senso di soddisfazione e gioia che si ha quando ci si sente finalmente rinfrancati. Vorrei vivere per sempre quell'attimo dopo aver bevuto due sorsi di birra ghiacciata, con le gambe un po’ molli, con la testa leggera, con quella infinitesima e leggerissima alterazione che ti fa sentire invincibile. Vorrei leggere per sempre l’ultimo quarto di un libro che mi è piaciuto tantissimo, restare a vita con quei personaggi, in quell'ambientazione e in quella storia che non è mia. Vorrei vivere ancora quell'attimo di qualche Natale fa, quando regalai uno Spider Man da due soldi a mio nipote e lui era talmente felice che iniziò a saltare come un canguro e non riusciva a dire una parola tanto era la gioia. E vogliamo parlare del cambio di stagione? Della felicità immensa che mi dà tirare fuori i primi maglioni quando inizia il primo freddo o appendere gli abiti di lino quando iniziano le prime giornate di sole e l’estate è alle porte? E poi del primo tiro della prima sigaretta della giornata, di un bacio inaspettato, di quel primo morso ad una sfogliatella calda.
Ma tutti questi momenti hanno un dopo, un futuro, una evoluzione che è quasi sempre negativa. Tranne l’odore di zagara e di gelsomino che vorrei sempre avere nel naso, il resto prosegue sempre allo stesso modo. Faccio il bagno in mare e dopo 2 minuti sento sempre freddo, anche se la temperatura dell’acqua è di 30 gradi. I due sorsi di birra diventano una birra intera e poi mi viene mal di testa. Il libro finisce, ne inizio un altro e di quello precedente dimentico le forti emozioni. I miei nipoti non si accontentano più di pupazzi di poco valore ed è normale che sia così. Il cambio di stagione è divertente solo quando apri la prima scatola, dopo ti maledici tu e tutti quegli abiti inutili che non indosserai mai, delle sigarette non ne parliamo proprio e manco delle sfogliatelle, il primo tiro, il primo morso e poi valanghe e tempeste di sensi di colpa. E poi parliamoci chiaro, sono così pigra che se avessi davvero vissuto la vita in ogni attimo e senza tregua sarei morta di stanchezza a 8 anni.

Questo è un particolare de “Il giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch, maestro unico e raro nel saper cogliere e mostrarci l’attimo. Se fate attenzione sulla vostra destra potrete notare un uomo (o un donna, non è chiaro) a cui esce un mazzo di fiori dal culo.
 

lunedì 20 febbraio 2017

Diffidate dalle formiche

Oggi ho avuto una giornata campale, ho fatto amicizia con una formica, mi ha invitata per un caffè e poi quando sono uscita da casa sua mi sono persa nel formicaio, ho girato a vuoto per tre cazzo di ore.
Per questo motivo ho deciso di dedicare questa oretta di blog ad un'altra cosa. La cosa che so fare meglio, la cosa che più mi piace fare e la cosa che più mi rende felice, leggere. 
Diffidate dalle formiche.

lunedì 13 febbraio 2017

A MANO O IN LAVATRICE?

 
In lavatrice tutta la vita, a mano l’unica cosa che lavo sono i piatti ma solo perché non ho spazio per la lavastoviglie, se no... La lavatrice è una delle più grandi invenzioni della storia dell’uomo, la più grande e portentosa delle creazioni, la lavatrice è la nostra migliore amica. Non so se vi siete accorti dell’espressione di terrore quando un vostro amico vi dice “mi si è rotta la lavatrice, devo aspettare il tecnico, ha detto che viene tra lunedì pomeriggio e sabato mattina, ho preso anche le ferie dal lavoro, non posso uscire per tutta la settimana” o anche “la lavatrice si è bloccata, non va più, è una situazione troppo difficile, non so se ne uscirò” e infine “no oggi non posso venire a prendere un caffè, sai si è rotta la lavatrice da qualche giorno e non ho più vestiti puliti, non credo di poter mai più uscire di casa se non l’aggiustano.”
Io in lavatrice lavo tutto, proprio tutto e con tutta sincerità certe volte combino anche guai abbastanza incisivi, per esempio ho perso il vizio di compare le mutande con inserti di pizzo o altre amenità intime delicate, tutte distrutte, liquefatte, disintegrate. Ho rovinato un paio di bei maglioni a M, ed ho stinto più e più bucati bianchi con qualche calzino dai colori accesi. Ho pure rimpicciolito tanta roba perché inavvertitamente ho urtato contro la rotellina della temperatura e magari dai 30 gradi sono passata ai 90, cose che capitano insomma. La lavatrice non è solo roba da donne, scordatevelo, non ha sesso, non ha età e non ha classe sociale, il fatto di volere indossare roba pulita è una cosa che accomuna un po’ tutti, è come il calcio, livella tutte le diversità.
Mia nonna mi raccontava di quando lavava a mano nelle grandi fontane di paese, ci stava tipo 4 ore al giorno a lavare, sia d’estate (che era pure piacevole) che d’inverno, quando le mani diventavano blu dal freddo e perdeva completamente la sensibilità. La mamma di mia madre faceva persino il sapone in casa, con il grasso di maiale e con la cenere e poi ci metteva tanta lavanda per farlo diventare profumato, e lavavano lenzuola, coperte, asciugamani. Però alla fontana si facevano pure un sacco di chiacchiere, c’erano molte donne a lavare e si spettegolava, si scambiavano consigli e cose di questo genere. Quando mia nonna ebbe la prima lavatrice era sì contenta, ma anche un po’ triste perché ormai non chiacchierava più con nessuno.
Io ho una lavatrice marca pistola, che nel gergo di noi giovani degli anni 90 vuol dire una cosa di marca sconosciuta e di poco valore. Sulla marca può essere anche vero, ma il talento della mia lavatrice è intoccabile. La mia lavatrice la comprò M circa 6 anni fa dopo l’ennesimo trasloco, poiché non avevamo molti soldi da spendere dissi a M di andare al primo centro commerciale e scegliere la lavatrice più economica sul mercato che per i primi tempi sarebbe andata benissimo.
Così arrivò a casa la nostra amatissima LUXOR (da non confondere col l’elettrolux, che è da fighetti). Mi piace pensare mia Luxor sia stata la lavatrice di qualche faraone, che viene dritta dritta dall'antico Egitto e che essendo stata costruita dagli antichi egizi sia una lavatrice dal valore inestimabile e poi il libretto delle istruzioni è scritto con i geroglifici, non si capisce un cazzo.  Mi piace pensare anche che ad un certo punto della sua storia la mia lavatrice sia stata la lavatrice di Cleopatra e che quel cestello che lavò i suoi veli e i suoi lini ora lava le mie calzette, quello stesso cestello che lavò bende per mummificare i faraoni del periodo protodinastico, ora lava i boxer di M.
Lavatrici LUXOR, le lavatrici in cui scorre l’acqua del Nilo!

 
 
 

lunedì 6 febbraio 2017

Prontuario delle domande minchione

Ecco una carrellata di domande che spesso mi pongo. Domande che non hanno alcuna importanza, domande minchione per l’appunto. Eppure non ho mai risposte, nessuno mi sa dare spiegazioni e così resto intontita con i miei interrogativi, incapace di andare avanti, cristallizzata nella mia scemità.
1)      I ricchi sanno di essere ricchi? Mi spiego, i ricchi sanno di essere privilegiati oppure credono che tutti siano come loro? Perché, per esempio, i poveri sono a conoscenza dell’esistenza dei ricchi, mentre del contrario non ne sono sicura.
2)      Perché l’unico smalto che si asciuga velocemente è quello di colore rosso? Fate una prova con uno smalto blu o nero, ci vogliono tipo 30 minuti prima che si asciughi e nel frattempo ti sei rotta i coglioni di aspettare e inizi a fare cose e ti si rovina tutto, vedrete che ho ragione.
3)      Perché in tutti i treni, ma proprio tutti, dal freccia argento al inter regionale, dopo Salerno non annunciano più le fermate? Ci sarà tipo una forza sovrannaturale che cripta le onde dei microfoni dei treni e le fa sparire?
4)      Perché ogni volta che mi metto il cappotto, la sciarpa, il cappello, i guanti e sono pronta per uscire, devo fare la pipì?
5)      Il dentista, che sa perfettamente che non mi passo il filo interdentale tra i denti manco morta, perché ogni volta mi dice “dovresti usare il filo interdentale più spesso”?
6)      Se i peli superflui sono superflui perché cazzarola continuano imperterriti a crescere? E soprattutto, perché porca puttana ogni volta che mi faccio la ceretta per togliere i baffi il giorno dopo mi viene un herpes sul labbro, grande quanto un carciofo? Certe volte penso che sia meglio avere i baffi che l’herpes.
7)      Fra le tante brutture del pianeta terra è compresa anche la città di Sala Consilina?
8)      Perché la gente continua con ostinazione a dipingere le pareti di casa con la tecnica dello spugnato. Lo spugnato fa schifo, schifissimo.
9)      Perché il mio salumiere di fiducia quando chiedo 150 grammi di prosciutto crudo me ne affetta sempre 200 e poi mi guarda e ride?
10)   Perché pur avendo molti amici che per hobby o per lavoro fanno i fotografi non mi hanno mai fatto una foto? Pure una foto dove vengo di merda, pure una foto dove sono di spalle, niente, manco una.
11)  In giro per il mondo esiste qualcuno come me a cui piace il Bounty? Pare faccia schifo a tutti. Quando dico che mi piace il Bounty sembra che ho detto che mi piace mangiare il vomito.
12)  Perché quell'unica volta in un anno che ti serve la stampante è finito l’inchiostro? Come può essere finito se la si usa appunto una volta l’anno. Esiste forse uno spirito maligno ghiotto di inchiostro per stampanti?

13)  A giudicare dai risultati ottenuti dalle religioni monoteiste, non sarebbe il caso di passare nuovamente a quelle politeiste? 
Ecco a voi il Bounty, fa schifo a tutti tranne che a me.