lunedì 7 novembre 2016

SLIDING DOORS

Ieri sera stavo aggiustando la legna nel camino perché cercavo di preparare un po’ di brace per cuocere le salsicce. Ce n'era tanta e le fiamme erano belle corpose, ad un certo punto con l’attizzatoio ho spostato un ceppo bello grosso e in quel momento da un anfratto del legno ne è uscito un geco cicciotto e un po’ intontito. Che fortuna, ho pensato, povero geco un altro po’ e sarebbe finito abbrustolito tra le fiamme. Aiutandomi con la pinza del camino, facendo attenzione a non spappolare il gechino, l’ho adagiato su una paletta per poi portarlo fuori in giardino. Quando il geco si è ritrovato sulla paletta evidentemente deve essere rinsavito, deve essersi ripreso in qualche modo, forse ha recuperato un po’ di lucidità e sapete cosa ha fatto? Si è buttato giù sul pavimento e decisamente ancora rincoglionito ha cercato rifugio sotto un mobile. In quel preciso istante i miei cagnacci hanno notato tutto questo movimento, hanno localizzato il geco, lo hanno stanato in un nano secondo, lo hanno tirato fuori e lo hanno ammazzato.
Ci ho pensato tutta la notte e alla fine sono giunta alla conclusione che non c’è niente da fare, non puoi sfuggire al tuo destino. Ho riflettuto su tutte le varie possibilità, ho pensato che se forse non avessi cercato di salvargli la vita, il geco sarebbe ancora qui, poi ho pensato che se anche lui fosse saltato giù dal legno i cani se ne sarebbero accorti (questo è sicuro perché erano lì davanti) e lo avrebbero ucciso comunque, o ancora se lo avessero notato ancora sul legno, quello per sfuggirgli sarebbe tornato indietro e sarebbe morto bruciato.
Ho assistito ad una chiara manifestazione dell’ineluttabilità del fato, in vita mia non mi era mai capitato e con tutta onestà non mi è piaciuto. Sono stata la spettatrice impotente di una storia già scritta, ero certa di poter salvare la vita del geco e invece no, per tutta una serie di coincidenze il geco ieri doveva morire. Partendo dal perché si trovasse in quel legno da chissà quanto, poteva uscirne mille volte prima che prendesse fuoco, poteva succedere anche che in quel momento i cani fossero in giardino, come spesso accade, il geco poteva pure restare su quella cazzo di paletta per un secondo di più, visto che la porta era vicinissima. Ad ogni modo credo non abbia sofferto molto, i cani lo hanno ucciso subito, forse era pure stordito dal fumo e manco se ne sarà accorto.
Tutto ciò è successo ad un geco che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. È successo che lì ci fossero i miei cani (assassini seriali di lucertole, gechi, falene, serpenti e tutto ciò che si trova alla portata dei loro nasi) e che ci fossimo noi che dovevamo arrostire le salsicce.
La cosa che più mi ha colpita però è stata che tutti noi ci siamo rimasti malissimo, quando abbiamo visto i cani sul geco abbiamo strillato “NNNNOOOOO”, eppure, come ho già detto, queste due bestiacce non risparmiano manco una formica e non ne facciamo un dramma, sono cani, per di più da tana, per cui il loro compito è quello di stanare ed uccidere. Eppure in quel momento eravamo tutti disorientati, come se ci fossimo tutti resi conto nello stesso momento della nostra totale impotenza e anche perché ci sentivamo tutti  colpevoli di quell'omicidio, anche se in cuor nostro sapevamo che anche senza il nostro intervento nulla sarebbe cambiato.Alla fine abbiamo arrostito le salsicce e le abbiamo mangiate, tanto era scritto nel nostro destino.
 Ringrazierò sempre mio fratello Andrea Giacomantonio per questa bella foto che mi ha fatto mille anni fa, sulla mia faccia una porta. 

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