lunedì 14 novembre 2016

PER ME UN MENEFOTTO, GRAZIE!

Sono incasinata, sono distratta e sono disorientata, in poche parole sono in una condizione psichica piuttosto al limite. È in momenti come questi che vorrei essere leggera e sbarazzina, che vorrei vivere nel magico mondo dei puffi, che vorrei avere come migliore amico un pastore maremmano di nome Belle e io essere Sembastien, oppure di avere uno specchietto magico e urlare la karmica frase “pimpulu pampulu parimpampum”.
Invece no, mi mangio le unghie, mi strappo le pellicine dalle dita, ingurgito porcherie, fumo, digrigno i denti, spaccherei la faccia a chiunque e mi chiuderei in un sacco a pelo e ne uscirei a primavera. Cosa fare in momenti come questi? Come evitare di essere una mina vagante che al primo urto scoppia spargendo merda ovunque? Come riuscire a restare lucidi e positivi quando la cosa che meno mi urta il sistema nervoso è stare col culo davanti al camino?
Bene, cari amici miei, la soluzione sta nel caro e vecchio (tum tum tum, rullo di tamburi) MENEFOTTO.
Il Menefotto lo trovi un po’ ovunque, in farmacia, al supermercato, in una tazza di caffè, in un bel tramonto, sulle bancarelle, nelle televendite, nei negozi che vendono solo surgelati, su di un albero di arance e pure tra i peli del tuo cane. Il problema del Menefotto è che è difficilmente riconoscibile, non è che se lo cerchi lo trovi immediatamente, quello è bastardo, si nasconde, si mistifica, ti fa fare il sangue amaro prima di farsi trovare. Il Menefotto mica è alla portata di tutti, c’è gente nella vita che non ne ha mai visto uno, ci sono persone che hanno conosciuto persone che a loro volta hanno conosciuto altra gente che dice di averne visto uno un sacco di anni prima, ma vatti a fidare! È insomma come un animale mitologico, una figura ascetica che se gli sei simpatico si fa vedere, altrimenti cazzi tuoi.  Però ci sono pure persone che col Menefotto ci sono nate, che una vita senza non la conoscono, che non gli girano mai i coglioni perché, giustappunto, se ne fottono.
A me, come a molti di voi, ne basterebbero giusto un paio di pasticche, oppure qualche goccia, un pugnetto se lo trovo in granelli,  una cucchiaiata, un pochino in tasca da tenere sempre all’occorrenza. E invece, porca zozza, sono giorni che vado in giro per negozi, in mezzo alle sterpaglie e tra le frasche, sulle spiagge, al bar e in pasticceria e sono andata pure nel centro commerciale e credetemi non ve n’è traccia. Possibile che non riesca a trovare un po’ di Menefotto? Possibile che sia terminato?
Ragà, ve lo chiedo col cuore in mano, se ne avete un po’ che vi avanza pensatemi, se avete un pusher di fiducia datemi il numero di telefono, non bado a spese. Volete qualcosa in cambio? Un chilo di mandarini? Un po’ di tonno sottolio? Due cani?
Contattatemi in privato e pure in pubblico, ho un disperato bisogno di MENEFOTTO.
Questa è la mia condizione attuale.
PH di Andrea Giacomantonio, fratello mio.

 

Nessun commento:

Posta un commento