lunedì 17 ottobre 2016

ODDIO, DEVO FARE I COMPITI

Oggi pomeriggio ho fatto i compiti. Mamma mia che palle, che noia, che rottura di coglioni, che tortura, che orrore e così potrei continuare all'infinito.
“Devo fare i compiti”, “vai a fare i compiti”, “che compiti hai oggi”, queste frasi mi fanno ancora accapponare la pelle, solo sentirle mi fanno venire il vomito, mi smuovono il sistema nervoso. E oggi m’è toccato, proprio a me, a me che credo di non aver fatto un solo compito a casa in vita mia.
Sono stata precettata per questo infausto compito (appunto) da mia sorella, lei non c’era e quindi nell'ordine di importanza cosmologico se non c’è la mamma per aiutare a fare i compiti, c’è di conseguenza la zia. Prima ho coadiuvato il mio nipote numero due a fare i compiti di prima elementare e subito dopo il nipote numero uno per fare quelli di terza elementare.
I compiti di prima elementare: colorare le immagini (e fin qui abbastanza bene) e dopo leggere alcune parole. Cazzo che fatica. Erano 5 parole, solo 5 parole e per il piccolo era come avere a che fare con un romanzo di Tolstoj. Credo che per arrivare fino in fondo alla parola CIOCCOLATO ci abbiamo messo 15 minuti, una cosa estenuante, sia per me che per lui. Poi ovviamente, come fanno tutti i bambini del mondo, leggeva le prime tre lettere e poi il resto lo inventava, prima o poi cazzo l’avrebbe azzeccata, è la legge dei grandi numeri! E quindi ha iniziato con CIO…TOLA? CIO…NODOLO? CIO…CCA? Poi leggevamo le altre due lettere e però incredibilmente dimenticava le prime tre, quindi ritornavamo alle prime tre, per poi dimenticare quelle di dopo, così per 15 minuti. E non ho commesso un infanticidio, non ho urlato, non preso a capate il muro, non me ne sono andata sbattendo la porta, alla fine la parola CIOCCOLATO è venuta al mondo.
I compiti di terza elementare: grammatica con l’aggettivo possessivo e il pronome possessivo, studiare tre pagine di scienze e tre pagine di geografia.
Abbiamo letto e inventato qualcosa come 20 frasi con il possessivo, aggettivi da cerchiare e pronomi da sottolineare. Poi rileggere, trascrivere, fai la brutta, fai la bella, usa la penna rossa, prendi la matita con la gomma, riprendi la penna blu, sul libro si usa la matita, cancello che ho sbagliato, la gomma ha macchiato il libro perché era sporca, vai a prendere la gomma pulita, “altrui” che vuol dire, mi sono scocciato, uffa che noia, ma quando finiamo? Questo non lo faccio, non mi va, ho fame, scienze e geografia che pizza, ma veramente devo fare pure geografia e scienze? E quando posso giocare al computer? E mamma quando torna? La grammatica non mi piace, mi sono stancato il braccio, devo fare pipì, zia ti prego basta!
Dopo questa ultima frase del mio amato nipote ho detto “Ma vogliamo fare una cosa divertente?  Non li fare i compiti, tanto che vuoi che succeda?!” e lui “Ma sei matta zia? Io i compiti li DEVO fare, come faccio ad andare a scuola senza aver fatto i compiti? Dai, non diciamo sciocchezze, prima ti ripeto geografia e dopo scienze. Però sono stanco, che pizza, non ne posso più, ma quando finisce la scuola?”

Nonostante tutto io sono convinta che dare un piccolo aiuto nello svolgere i compiti sia fondamentale, è un momento di crescita sia per i bambini che per gli adulti. Per i bimbi è stimolante e rassicurante, per gli adulti è fondamentale, innanzi tutto perché alcune cose si dimenticano e poi perché spinge i limiti della nostra pazienza sempre più in là, si diventa più tolleranti e meno incazzosi, a fare i compiti con i bambini potresti diventare Mahatma Gandhi. Uscire vivi (sia tu che il bambino) da una seduta di grammatica è forse il tanto desiderato Nirvana. 

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