lunedì 6 giugno 2016

STRANEZZE

Mi sento di aver imparato qualcosa dalla vita quando invece di staccarmi coi denti una pellicina da una qualsiasi delle mie dita, aspetto di tornare a casa e togliere la cuticola con una forbicetta, evitando così giradito e altre infezioni affini. A forza di mangiarmi e unghie e staccarmi a morsi le pellicine mi sono distrutta le mani.
 Mi sento una persona con una certa esperienza se quando vado sul motorino con M riesco ad indicargli una via. Lui le conosce tutte, sa sempre da che parte andare e non si perde mai. Le possibilità che io gli mostri una strada sono assai remote, però quando succede sento gli applausi nella mia testa, sento la ola dei miei neuroni, vedo il mio cervello lanciarmi sguardi pieni di orgoglio e approvazione.
Mi rende inspiegabilmente soddisfatta il fatto di sapere che via Nazionale la puoi percorrere se vuoi andare a Piazza Venezia, ma non la puoi percorrere nel senso inverso, cioè se vuoi andare a Piazza Esedra, in questo caso devi andare da via del Quirinale.
Mi piace un sacco il simbolo della banca araba, la banca UBAE. Essendo la banca araba il simbolo è un cavallo, niente di più semplice, però ogni volta che mi capita di passare davanti alla banca UBAE penso “ma che bello questo cavallo”.
Nella mia vita non mi è mai passato un mal di testa senza prendere un medicinale.
Quando mi arriva il Linus, prima leggo i fumetti che mi piacciono di più, poi quelli che mi piacciono di meno, poi leggo gli articoli più corti e infine quelli più lunghi, sono anni che seguo sempre lo stesso ordine, non cambio mai.
Una volta una persona mi ha detto che solitamente i libri li inizia a leggere dalle pagine finali, forse me lo ha detto per sentirsi il più figo possibile, a me è sembrata una delle stronzate più grandi mai sentite ma non glie l’ho detto. Ognuno ha il diritto di sentirsi figo come e quanto vuole.
Sono andata in barca a vela una sola volta in vita mia, forse avrò avuto 8 anni e quel giorno vomitai di continuo, non smisi mai di vomitare. Non ho mai più messo piede su una barca a vela, forse non lo farò mai.
Molto tempo fa ero in spiaggia con un gruppo di amici che andavano già all'università ed erano un sacco impegnati a fare un cruciverba di Bartezzaghi, ad un certo punto uno di questi ragazzi legge la definizione per una delle parole più lunghe, la definizione riguardava qualcosa circa la città di Messina.  Io del tutto incurante e conscia del fatto di essere una mega pippa con le parole crociate ho pronunciato la seguente parola “Giardini Naxos” e non ci crederete mai era la parola giusta. Loro erano molto stupiti, io di più. Quella è stata la prima e forse l’ultima volta che ho avuto un’illuminazione.
Soltanto una volta giunta a Roma ho scoperto che la parola RUOTO non esiste, o meglio non è una parola italiana bensì un termine dialettale. Il ruoto, per chi non lo sapesse, è una teglia, una tortiera e non la prima persona presente del verbo ruotare.
Mi scoccia un sacco usare lo scolapasta, anzi lo odio proprio lo scolapasta perché è la cosa più difficile da lavare, non so se avete notato che una volta che l’amido della pasta si asciuga sullo scolapasta poi non si toglie più. Preferisco usare la schiumarola o togliere l’acqua poggiando leggermente in obliquo la pentola sul lavandino e con un cucchiaio di legno cercare di non far cadere pure la pasta, un’operazione difficile, scomoda, antipatica ma sempre meglio che usare lo scolapasta.
Quando ho il raffreddore il fumo della sigaretta per me sa di brodo di pollo.
A proposito di stranezze, mio fratello Andrea Giacomantonio fa crescere le piante in barattolo.
 

 

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