lunedì 20 giugno 2016

Ho fatto cose che non sapevo di saper fare

Circa un paio di settimane fa la mamma di M mi ha mandato come dono (tramite M) un sacco di cose buone: le melanzane sottolio, le salsicce, le soppressate, il caciocavallo, il pane, dei biscottini fatti in casa buonissimi e pure un pollo. Un bellissimo pollo morto, spennato ed eviscerato, l’unica cosa che però non avevo considerato come impedimento era che il pollo fosse tutto intero. Il giorno seguente tutta contenta e piena di iniziative ho chiamato mia mamma per farmi dare una buona ricetta per cucinare il famoso pollo paesano e subito dopo avermi elencato tutti gli ingredienti, mamma mi dice “il pollo ovviamente lo devi fare a pezzi” e io “ma veramente?” e mamma “e certo, mica lo puoi cucinare intero, ci metti una vita e poi è più buono a pezzi”.
Ok, mi sono detta, lo devo fare a pezzi. Ho preso il pollo e l’ho poggiato sul tagliere, ho preso un coltello ed ho iniziato a studiare la situazione. Lo giravo da un lato, lo giravo dall'altro, lo mettevo su un fianco, ci poggiavo sopra la lama, ma niente, non sapevo che fare. Un po’ già mi stavo incazzando, così ho scritto un messaggio ad M “ma perché il pollo non me lo hai portato già a pezzi?” e lui “eh, gliel'ho detto a mamma, ma lei ha detto che tu magari lo preferivi intero e poi lei ha detto che tu sei brava a fare tutto, figurati se non sa fare a pezzi un pollo”. Lei ha detto che io sono brava a fare tutto, con queste poche parole mi ha reso felice, ma così felice che mi sono sentita importante come se fossi diventata il presidente del pianeta terra. Esiste una persona in questo mondo che pensa che io sia brava a fare tutto, non è che mi sono sentita lusingata, molto di più, mi sono sentita in dovere nei confronti di tutta l’umanità, in quel momento sono diventata Wonderwoman.
Dovete sapere che a casa mia non ti dicono “bravo” manco se scopri il vaccino contro la peste, ecco se devo immaginare un signor Alexander Fleming che a casa mia dice “grazie alla muffa ho inventato la penicillina” vedo tipo mia mamma che gli risponde “vabbuò, mo però pulisci tutto che sta muffa fa schifo”.
Quindi, se mia suocera ha detto che io sono brava a fare tutto, posso fare a pezzi pure un cazzo di pollo.
Ho richiamato mia mamma, avevo comunque bisogno di un aiutino da casa e lo ho detto “mà, come lo faccio a pezzi un pollo?” e lei “ora ho da fare, ti passo papà che pure lui è bravo a fare il pollo a pezzi”. Ho messo il vivavoce al telefonino, l’ho poggiato sopra lo scolapiatti e ho detto “pà, come procediamo?”
Papà “allora, prendi un paio di coltelli, uno affilato e uno col seghetto. Col coltello a seghetto dividi il pollo in due parti”
Io “pà, ho superato la carne, ora però l’osso è duro, non si taglia”
Papà “ah e certo, prendi la mannaia”
Io “papà, secondo te io ho una mannaia?”
Papà “beh, se non hai la mannaia allora usa il coltello come un’ascia, dagli dei colpi, prima o poi si rompe, le ossa del pollo sono fragili”
Io “ papaaaaaaaà, sto scassando tutto, ma il collo, il collo è durissimo, si vedono pure gli anelli della spina dorsale, madooo che schifo…”
Papà “Ilà, stai facendo un casino, mo mi fai incazzare, dai un colpo netto sul collo e vedi che si stacca, poi quando hai finito coi pezzi grossi, usa il coltello affilato e inizia a sfilettare il petto.”
Io “minchia papà, mica sono un macellaio, qua ci sono pezzi di pollo dappertutto. Non ci capisco più niente, mi viene da vomitare”
Papà “senti Ilà, ma perché il pollo non te lo ha già mandato a pezzi?”
Io “perché ha detto che sono brava a fare tutto, figurati se non so fare a pezzi un pollo”
Papà “hahahahahahah (grasse risate), va bene, dai, pure se molto probabilmente hai rovinato un bellissimo pollo paesano non ti preoccupare, tanto quando lo cucini manco si vede.”
Io “ok, ora vedo di fare un po’ d’ordine, ah senti papà, non credo che in vita mia farò mai più a pezzi un pollo, te lo giuro.”

Papà “e fai bene, non è cosa tua”. 
Il pollo destrutturato, di mio fratello Andrea Giacomantonio. 

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