lunedì 13 giugno 2016

CIME TEMPESTOSE

La malattia per Cime Tempestose me l’ha passata mia mamma, lei lo avrà letto un centinaio di volte e ogni volta che lo rilegge dice “ma quanto è bello Cime Tempestose e leggilo pure tu un’altra volta”. A lei piace così tanto innanzitutto per via del nome, il suo sogno è quello di avere una grande proprietà lontana dal mondo, isolata, selvaggia, alla mercé degli agenti atmosferici e chiamarla appunto Cime Tempestose. A Cime Tempestose c’è una villa bellissima e grandissima, c’è la servitù, ci sono enormi camini dove scaldarsi durante i lunghi inverni nella brughiera, insomma io pure vorrei avere Cime Tempestose.
Poi le piace anche per via di tutta la storia d’amore e d’dio che si dipana proprio a Cime Tempestose. Non le piacciono in generale i romanzi d’amore, però Cime Tempestose non è un romanzo d’amore, è sì un libro romantico, ma l’amore col romanticismo spesso non c’entra nulla. In Cime Tempestose in ogni pagina succede qualcosa di tragico e tristissimo.
Io l’ho letto una sola volta, i libri li leggo tutti una sola volta anche quelli che mi hanno segnato più profondamente, perché sono convinta che quell'emozione non si possa ripetere, perché non voglio che quell'emozione si ripeta e perché è così che mi piace e basta.
Cime Tempestose l’ho letto un’estate di tanti anni fa, credo in piena preadolescenza e ovviamente nonostante il libro in questione fosse stato scritto giusto 150 anni prima della mia preadolescenza non mi evitò comunque un forte scompenso interiore.
Il canovaccio della storia è semplice: storie d’amore tragiche, vendette, gelosie e qualche morto.
I veri e unici protagonisti di Cime Tempestose sono Cathy e Heathchliff.
Cathy è una cretina, Heathcliff è uno particolarmente bello e incazzoso. Loro due si amano da sempre ma non stanno insieme praticamente mai.
A casa a Maratea credo che abbiamo almeno tre edizioni diverse di Cime Tempestose, una vecchissima di mamma, una degli anni ‘70 e poi pure un’edizione tascabile, quest’ultima ora è tutta gonfia e malandata, lo leggevo a mare e credo che mi sia caduto in acqua.
Poi ci sono i film, uno del 1939 che è bellissimo, uno del 1970 che non è così bello e poi uno del 1992. Quello più recente è il motivo per cui oggi scrivo di Cime Tempestose. Credo che fosse mercoledì, avevamo appena finito di vedere Gomorra (un giorno più tardi perché non abbiamo sky) e prima di spegnere la tv ho fatto un po’ di zapping, gira di qua e gira di là, cosa trovo su rai4? Cime Tempestose appena iniziato. E cosa avrei dovuto fare secondo voi?
M se n’è andato a letto, io ho preso la copertina, mi sono fatta una camomilla e come una vera donna moderna, sempre alla ricerca di nuove emozioni, mi sono accucciata sul divano ed ho visto per l’ennesima volta Cime Tempestose.
Ralph Fiennes è Heathcliff, bello che non vi dico: rude, ombroso, rabbioso, alto e muscoloso. Juliette Binoche è Cathy, bella anche lei, e la impersona in un modo strepitoso: una scema da prendere a schiaffi ogni 5 muniti, una deficiente che non ha capito proprio niente, un’oca che pagherà per la sua idiozia nel modo peggiore, con la morte.
Ho visto il film dall'inizio alla fine, mi sono spaventata ogni volta che arrivava improvvisamente il fantasma di Cathy, ho pianto quando loro due si dicono cose troppo romantiche, mi sono incazzata quando lei si sposa con un altro, mi sono saltati i nervi quando lui si sposa con un’altra, ho ripianto quando lei muore e poi alle 2 del mattino il film è finito.
Secondo me Emily Bronte quando scriveva questo romanzo lo sapeva, sapeva benissimo che avrebbe continuato a far sognare ragazze di tutte le età e in qualsiasi epoca, lo sapeva che il fascino del bello e tenebroso non sarebbe mai andato fuori moda, lo sapeva che tutte noi, pur odiando moltissimo quella cretina di Cathy, in fondo vogliamo sentirci come lei, desiderate e amate oltre ogni misura.

Vi lascio con questa frase che pronuncia Heathcliff per la sua Cathy: “Ho condotto una ben dura esistenza, dal giorno che ho cessato di udir la tua voce. Ma tu devi perdonarmi: perché ho lottato solo per te”.  Applauso. 
 

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