martedì 28 giugno 2016

L'impronunciabile McConaughey

Oggi sono stata tutto il giorno con Matthew, ci siamo fatti un sacco di risate, purtroppo però ho dimenticato di scrivere il sempre di lunedì.
Questa foto l'ho scattata mentre gli raccontavo di quando sono caduta dal motorino SI Piaggio mentre andavo a 10 all'ora, praticamente da ferma. Ancora ride, Matthew è nu simpaticone.


lunedì 20 giugno 2016

Ho fatto cose che non sapevo di saper fare

Circa un paio di settimane fa la mamma di M mi ha mandato come dono (tramite M) un sacco di cose buone: le melanzane sottolio, le salsicce, le soppressate, il caciocavallo, il pane, dei biscottini fatti in casa buonissimi e pure un pollo. Un bellissimo pollo morto, spennato ed eviscerato, l’unica cosa che però non avevo considerato come impedimento era che il pollo fosse tutto intero. Il giorno seguente tutta contenta e piena di iniziative ho chiamato mia mamma per farmi dare una buona ricetta per cucinare il famoso pollo paesano e subito dopo avermi elencato tutti gli ingredienti, mamma mi dice “il pollo ovviamente lo devi fare a pezzi” e io “ma veramente?” e mamma “e certo, mica lo puoi cucinare intero, ci metti una vita e poi è più buono a pezzi”.
Ok, mi sono detta, lo devo fare a pezzi. Ho preso il pollo e l’ho poggiato sul tagliere, ho preso un coltello ed ho iniziato a studiare la situazione. Lo giravo da un lato, lo giravo dall'altro, lo mettevo su un fianco, ci poggiavo sopra la lama, ma niente, non sapevo che fare. Un po’ già mi stavo incazzando, così ho scritto un messaggio ad M “ma perché il pollo non me lo hai portato già a pezzi?” e lui “eh, gliel'ho detto a mamma, ma lei ha detto che tu magari lo preferivi intero e poi lei ha detto che tu sei brava a fare tutto, figurati se non sa fare a pezzi un pollo”. Lei ha detto che io sono brava a fare tutto, con queste poche parole mi ha reso felice, ma così felice che mi sono sentita importante come se fossi diventata il presidente del pianeta terra. Esiste una persona in questo mondo che pensa che io sia brava a fare tutto, non è che mi sono sentita lusingata, molto di più, mi sono sentita in dovere nei confronti di tutta l’umanità, in quel momento sono diventata Wonderwoman.
Dovete sapere che a casa mia non ti dicono “bravo” manco se scopri il vaccino contro la peste, ecco se devo immaginare un signor Alexander Fleming che a casa mia dice “grazie alla muffa ho inventato la penicillina” vedo tipo mia mamma che gli risponde “vabbuò, mo però pulisci tutto che sta muffa fa schifo”.
Quindi, se mia suocera ha detto che io sono brava a fare tutto, posso fare a pezzi pure un cazzo di pollo.
Ho richiamato mia mamma, avevo comunque bisogno di un aiutino da casa e lo ho detto “mà, come lo faccio a pezzi un pollo?” e lei “ora ho da fare, ti passo papà che pure lui è bravo a fare il pollo a pezzi”. Ho messo il vivavoce al telefonino, l’ho poggiato sopra lo scolapiatti e ho detto “pà, come procediamo?”
Papà “allora, prendi un paio di coltelli, uno affilato e uno col seghetto. Col coltello a seghetto dividi il pollo in due parti”
Io “pà, ho superato la carne, ora però l’osso è duro, non si taglia”
Papà “ah e certo, prendi la mannaia”
Io “papà, secondo te io ho una mannaia?”
Papà “beh, se non hai la mannaia allora usa il coltello come un’ascia, dagli dei colpi, prima o poi si rompe, le ossa del pollo sono fragili”
Io “ papaaaaaaaà, sto scassando tutto, ma il collo, il collo è durissimo, si vedono pure gli anelli della spina dorsale, madooo che schifo…”
Papà “Ilà, stai facendo un casino, mo mi fai incazzare, dai un colpo netto sul collo e vedi che si stacca, poi quando hai finito coi pezzi grossi, usa il coltello affilato e inizia a sfilettare il petto.”
Io “minchia papà, mica sono un macellaio, qua ci sono pezzi di pollo dappertutto. Non ci capisco più niente, mi viene da vomitare”
Papà “senti Ilà, ma perché il pollo non te lo ha già mandato a pezzi?”
Io “perché ha detto che sono brava a fare tutto, figurati se non so fare a pezzi un pollo”
Papà “hahahahahahah (grasse risate), va bene, dai, pure se molto probabilmente hai rovinato un bellissimo pollo paesano non ti preoccupare, tanto quando lo cucini manco si vede.”
Io “ok, ora vedo di fare un po’ d’ordine, ah senti papà, non credo che in vita mia farò mai più a pezzi un pollo, te lo giuro.”

Papà “e fai bene, non è cosa tua”. 
Il pollo destrutturato, di mio fratello Andrea Giacomantonio. 

lunedì 13 giugno 2016

CIME TEMPESTOSE

La malattia per Cime Tempestose me l’ha passata mia mamma, lei lo avrà letto un centinaio di volte e ogni volta che lo rilegge dice “ma quanto è bello Cime Tempestose e leggilo pure tu un’altra volta”. A lei piace così tanto innanzitutto per via del nome, il suo sogno è quello di avere una grande proprietà lontana dal mondo, isolata, selvaggia, alla mercé degli agenti atmosferici e chiamarla appunto Cime Tempestose. A Cime Tempestose c’è una villa bellissima e grandissima, c’è la servitù, ci sono enormi camini dove scaldarsi durante i lunghi inverni nella brughiera, insomma io pure vorrei avere Cime Tempestose.
Poi le piace anche per via di tutta la storia d’amore e d’dio che si dipana proprio a Cime Tempestose. Non le piacciono in generale i romanzi d’amore, però Cime Tempestose non è un romanzo d’amore, è sì un libro romantico, ma l’amore col romanticismo spesso non c’entra nulla. In Cime Tempestose in ogni pagina succede qualcosa di tragico e tristissimo.
Io l’ho letto una sola volta, i libri li leggo tutti una sola volta anche quelli che mi hanno segnato più profondamente, perché sono convinta che quell'emozione non si possa ripetere, perché non voglio che quell'emozione si ripeta e perché è così che mi piace e basta.
Cime Tempestose l’ho letto un’estate di tanti anni fa, credo in piena preadolescenza e ovviamente nonostante il libro in questione fosse stato scritto giusto 150 anni prima della mia preadolescenza non mi evitò comunque un forte scompenso interiore.
Il canovaccio della storia è semplice: storie d’amore tragiche, vendette, gelosie e qualche morto.
I veri e unici protagonisti di Cime Tempestose sono Cathy e Heathchliff.
Cathy è una cretina, Heathcliff è uno particolarmente bello e incazzoso. Loro due si amano da sempre ma non stanno insieme praticamente mai.
A casa a Maratea credo che abbiamo almeno tre edizioni diverse di Cime Tempestose, una vecchissima di mamma, una degli anni ‘70 e poi pure un’edizione tascabile, quest’ultima ora è tutta gonfia e malandata, lo leggevo a mare e credo che mi sia caduto in acqua.
Poi ci sono i film, uno del 1939 che è bellissimo, uno del 1970 che non è così bello e poi uno del 1992. Quello più recente è il motivo per cui oggi scrivo di Cime Tempestose. Credo che fosse mercoledì, avevamo appena finito di vedere Gomorra (un giorno più tardi perché non abbiamo sky) e prima di spegnere la tv ho fatto un po’ di zapping, gira di qua e gira di là, cosa trovo su rai4? Cime Tempestose appena iniziato. E cosa avrei dovuto fare secondo voi?
M se n’è andato a letto, io ho preso la copertina, mi sono fatta una camomilla e come una vera donna moderna, sempre alla ricerca di nuove emozioni, mi sono accucciata sul divano ed ho visto per l’ennesima volta Cime Tempestose.
Ralph Fiennes è Heathcliff, bello che non vi dico: rude, ombroso, rabbioso, alto e muscoloso. Juliette Binoche è Cathy, bella anche lei, e la impersona in un modo strepitoso: una scema da prendere a schiaffi ogni 5 muniti, una deficiente che non ha capito proprio niente, un’oca che pagherà per la sua idiozia nel modo peggiore, con la morte.
Ho visto il film dall'inizio alla fine, mi sono spaventata ogni volta che arrivava improvvisamente il fantasma di Cathy, ho pianto quando loro due si dicono cose troppo romantiche, mi sono incazzata quando lei si sposa con un altro, mi sono saltati i nervi quando lui si sposa con un’altra, ho ripianto quando lei muore e poi alle 2 del mattino il film è finito.
Secondo me Emily Bronte quando scriveva questo romanzo lo sapeva, sapeva benissimo che avrebbe continuato a far sognare ragazze di tutte le età e in qualsiasi epoca, lo sapeva che il fascino del bello e tenebroso non sarebbe mai andato fuori moda, lo sapeva che tutte noi, pur odiando moltissimo quella cretina di Cathy, in fondo vogliamo sentirci come lei, desiderate e amate oltre ogni misura.

Vi lascio con questa frase che pronuncia Heathcliff per la sua Cathy: “Ho condotto una ben dura esistenza, dal giorno che ho cessato di udir la tua voce. Ma tu devi perdonarmi: perché ho lottato solo per te”.  Applauso. 
 

lunedì 6 giugno 2016

STRANEZZE

Mi sento di aver imparato qualcosa dalla vita quando invece di staccarmi coi denti una pellicina da una qualsiasi delle mie dita, aspetto di tornare a casa e togliere la cuticola con una forbicetta, evitando così giradito e altre infezioni affini. A forza di mangiarmi e unghie e staccarmi a morsi le pellicine mi sono distrutta le mani.
 Mi sento una persona con una certa esperienza se quando vado sul motorino con M riesco ad indicargli una via. Lui le conosce tutte, sa sempre da che parte andare e non si perde mai. Le possibilità che io gli mostri una strada sono assai remote, però quando succede sento gli applausi nella mia testa, sento la ola dei miei neuroni, vedo il mio cervello lanciarmi sguardi pieni di orgoglio e approvazione.
Mi rende inspiegabilmente soddisfatta il fatto di sapere che via Nazionale la puoi percorrere se vuoi andare a Piazza Venezia, ma non la puoi percorrere nel senso inverso, cioè se vuoi andare a Piazza Esedra, in questo caso devi andare da via del Quirinale.
Mi piace un sacco il simbolo della banca araba, la banca UBAE. Essendo la banca araba il simbolo è un cavallo, niente di più semplice, però ogni volta che mi capita di passare davanti alla banca UBAE penso “ma che bello questo cavallo”.
Nella mia vita non mi è mai passato un mal di testa senza prendere un medicinale.
Quando mi arriva il Linus, prima leggo i fumetti che mi piacciono di più, poi quelli che mi piacciono di meno, poi leggo gli articoli più corti e infine quelli più lunghi, sono anni che seguo sempre lo stesso ordine, non cambio mai.
Una volta una persona mi ha detto che solitamente i libri li inizia a leggere dalle pagine finali, forse me lo ha detto per sentirsi il più figo possibile, a me è sembrata una delle stronzate più grandi mai sentite ma non glie l’ho detto. Ognuno ha il diritto di sentirsi figo come e quanto vuole.
Sono andata in barca a vela una sola volta in vita mia, forse avrò avuto 8 anni e quel giorno vomitai di continuo, non smisi mai di vomitare. Non ho mai più messo piede su una barca a vela, forse non lo farò mai.
Molto tempo fa ero in spiaggia con un gruppo di amici che andavano già all'università ed erano un sacco impegnati a fare un cruciverba di Bartezzaghi, ad un certo punto uno di questi ragazzi legge la definizione per una delle parole più lunghe, la definizione riguardava qualcosa circa la città di Messina.  Io del tutto incurante e conscia del fatto di essere una mega pippa con le parole crociate ho pronunciato la seguente parola “Giardini Naxos” e non ci crederete mai era la parola giusta. Loro erano molto stupiti, io di più. Quella è stata la prima e forse l’ultima volta che ho avuto un’illuminazione.
Soltanto una volta giunta a Roma ho scoperto che la parola RUOTO non esiste, o meglio non è una parola italiana bensì un termine dialettale. Il ruoto, per chi non lo sapesse, è una teglia, una tortiera e non la prima persona presente del verbo ruotare.
Mi scoccia un sacco usare lo scolapasta, anzi lo odio proprio lo scolapasta perché è la cosa più difficile da lavare, non so se avete notato che una volta che l’amido della pasta si asciuga sullo scolapasta poi non si toglie più. Preferisco usare la schiumarola o togliere l’acqua poggiando leggermente in obliquo la pentola sul lavandino e con un cucchiaio di legno cercare di non far cadere pure la pasta, un’operazione difficile, scomoda, antipatica ma sempre meglio che usare lo scolapasta.
Quando ho il raffreddore il fumo della sigaretta per me sa di brodo di pollo.
A proposito di stranezze, mio fratello Andrea Giacomantonio fa crescere le piante in barattolo.