lunedì 9 maggio 2016

GATTO BIANCO GATTO NERO

Il primo avvistamento risale alla notte fra il 21 e 22 di aprile di quest’anno. Erano le 4 e 21 minuti precisi quando M dal soggiorno mi chiama con sollecitudine: “Ilà, corri vieni a vedere una cosa”. La mia prima reazione è stata di paura e terrore, M è uno calmissimo che poche volte si lascia travolgere dagli eventi e mai nella vita mi ha svegliato alle 4 e 21 della notte per farmi vedere una cosa, per cui mi stava venendo un infarto. Mi sono catapultata fuori dal letto e l’ho raggiunto in soggiorno, era imbambolato di fronte alla finestra e guardava nel buio. “Che è successo? Che stai guardando?”
Cercavo di mettere a fuoco ma vedevo solo la notte. “Guarda bene, guarda sul tavolo”. Eppure M mi sembrava lucido e sveglio, non mi sembrava sonnambulo o mezzo addormentato, eppure io là fuori non vedevo nulla, va  che ero rincoglionita dal sonno, però non mi sembrava ci fosse nulla di strano, poi ad un certo punto nel buio più totale vedo due lucine vivide e verdastre che mi guardavano, era un gatto. Un gatto sul mio terrazzo, che seduto sul tavolo ci squadrava da capo a piedi ed era chiaramente indeciso sul da farsi. Allora M apre la finestra e il micetto interdetto fa un salto sul muro e sparisce sui tetti. Il mio terrazzo è stato rifugio per un po’ di tempo di una vespa muratore, è un posto sicuro per un piccolo merlo che viene a bere da una ciotolina e a mangiare qualche mollichina di pane, è stato anche il luogo in cui un gabbiano ha rubato un petto di pollo messo lì a scongelare, ma mai e poi mai vi avevo visto un gatto.
Il giorno dopo era il compleanno di M ed egli preso da una smania incontenibile mi ha detto “anche dio sa che oggi è il mio compleanno e come regalo mi ha mandato un gatto”, “frena l’entusiasmo, non credo che dio mandi un gatto su un tetto, il micio avrà un padrone che come noi abita in una di queste mansarde”.
Dopo questa affermazione M ci è rimasto malissimo  e credo che loro due in qualche modo siano  entrati in contatto e stanno giocando un gioco in cui io faccio la parte del cattivo.
La sera del compleanno, mentre a casa eravamo una decina di persone a festeggiare, sento che dalla zona fumatori (quindi fuori in terrazzo) mio cognato dice “uhhh, madò che spavento, un gatto bianco e nero mi stava saltando addosso, poi però è scappato”. Il mattino seguente poi trovo in cucina sul tappeto un biscotto mangiucchiato che però non era il mio, cioè il gatto ha fregato il biscotto da qualche parte e poi è venuto a mangiarlo nella mia cucina. E ancora un paio di giorni dopo mentre M era nel suo studio, il gatto senza nessun problema è entrato dalla finestra sulla sua scrivania, gli si è messo accanto e lo osservava. Quei due mi nascondevano qualcosa. Allora M ha guardato il gatto e gli ha detto “ma che ci fai qui, questa non è casa tua, mi sa che è meglio se te ne vai, dai, su, da bravo…”. Il gatto per niente intimorito non si muoveva di un millimetro, allora sono intervenuta io, l’ho sgridato e l’ho mandato via. Se pensate che sono un stronza sappiate che non è così.
M non ha mai avuto un animale domestico e non sa che se si inizia ad instaurare un rapporto di amicizia con essi non si può più tornare indietro, almeno questo è quello che succede a me e per questo motivo io personalmente mi sono obbligata a non parlare gentilmente col gatto, a non toccare il gatto, a non dar da mangiare al gatto e infine a non affezionarmi al gatto. Il gatto ha un padrone e deve stare con lui.
Dopo quell'ultima incursione è passata circa una settimana, poi di mattina presto, mentre ero ancora a letto ho sentito “miaooo, miaooo, miaooo”. Ero convinta di sognare, anzi stavo sognando proprio, e nel sogno il suo miagolio era la mia voce che diceva “mamma, mamma”. Poi mi sono svegliata, sono andata in soggiorno e lui era lì, sul mio divano che mi guardava impaurito. Era riuscito ad entrare da una finestra socchiusa, poi evidentemente la finestra si era chiusa del tutto e lui era rimasto dentro. Mi sono arrabbiata, ho aperto la finestra e mi sono messa a sbraitare come una matta. Il gatto mi ha guardato con una faccia indescrivibile, “santi numi” avrà pensato “questa è fuori di testa, si salvi chi può”. Così è scappato, è saltato sul muro e si è dileguato sui tetti. Questa storia doveva finire, così armata di santa pazienza ho scritto un comunicato da appendere vicino all'ascensore, il padrone del gatto doveva sapere.
Non appena ho messo il foglio sul muro, intorno a me si è creato un capannello di gente ed ho così scoperto che tutti gli abitanti delle mansarde hanno avuto varie visite dal gatto bianco e nero, addirittura il cane di una di queste persone è entrato in confidenza col gatto e come un’anima in pena aspetta il suo arrivo sul terrazzo tutte le sere.

Non so che fare, io non riesco proprio ad essere cattiva con gli animali, è una cosa che mi costa una fatica immane, però so anche che il gatto non è mio e che se poi diventiamo amici vorrei che stesse sempre con me. La verità è che non lo vedo da qualche giorno e già mi manca.
                                               
                Gatto bianco gatto nero di mio, sempre e comunque, fratello Andrea Giacomantonio.

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