lunedì 30 maggio 2016

PILLOLE DA AMSTERDAM

Si può e si deve visitare Amsterdam anche se non si è fumatori di ashish o cannabis.
La città, per chi come noi è abituato a vivere in un caos completo, è toccante.
Ad Asterdam se sul sito dei trasporti pubblici c’è scritto che il tram passa alle 10 e 26 minuti, il tram passa davvero alle 10 e 26 minuti ed è così per tutti i mezzi, dagli autobus alle metro.
Ho visitato un sacco di pub, ristoranti e bar e in ognuno di questi luoghi ho usufruito del bagno, io faccio un sacco di pipì. Tutti i bagni erano impeccabili, lindi, puliti e igienizzati, nonostante fossero molto frequentati.
Ad Amsterdam ci sono un sacco di ristoranti di ogni nazionalità, ma proprio tantissimi: il marocchino, il portoghese, l’etiope, l’indiano, il norvegese, il giapponese, ovviamente l’italiano, il greco, l’indonesiano e così via. Se vuoi però puoi anche mangiare piatti tipici, come le aringhe con la cipolla, le patate e la carne. Io ho mangiato sia etnico che autoctono e sono stata soddisfatta in entrambi i casi.
In città ci sono un sacco di bambini e tutte le mamme di questi bambini sono bellissime e fichissime. Ogni mamma ha almeno 3 figli, tutti belli e tutti biondi, le mamme pure sono bionde. Le mamme portano in giro i molti bimbi che hanno in qualsiasi modo: uno nel marsupio, uno nel carrozzino, l'altro nella carriola attaccata alle bici, hanno bambini ovunque e sono felici. Ne ho vista una che aveva sulla bici due bimbi e uno nella carriola, lei pedalava come se sulla bici non ci fosse nessuno, aveva un foulard legato in testa che le raccoglieva i capelli (biondi), una camicetta e un pantalone all'ultimo grido e sorrideva. Io ho pensato che era una stronza, perché non è giusto sbattere in faccia alla gente tutta questa felicità, soprattutto alla gente che vive in una città di merda come Roma.
Al parco ne abbiamo vista un’altra di mamma che oltre ad avere 3 o 4 figli biondi e bellissimi, aveva pure un alano, magari quando andava in bici con tutti i figli il cane li trainava come un cavallo.
Ad Amsterdam ovviamente bevi della ottima birra, è un culto la birra, è la bevanda nazionale, ma così come è fondamentale la birra non lo è l’acqua. Se al bar chiedi una bottiglietta d’acqua ti danno una bottiglia grande quanto quella di un crodino. E niente, se hai una gran sete ne devi bere almeno 5, così spendi 20 euro e ti rendi conto che è meglio se bevi una birra media, costa decisamente di meno e ti disseta comunque.
Come in tantissime città del nord Europa anche camminando per Amsterdam la tua attenzione viene rapita dalle case della gente che vi abita. Non usando le tende ti ritrovi sempre a buttare un occhio nelle loro bellissime case, case che sembrano le foto delle riviste d’arredamento, ce ne fosse una brutta con la cucina di formica marrone, oppure una disordinata, o anche una con un mobilio vetusto e fatiscente, niente, nemmeno una. E spesso ci vedi anche i proprietari seduti sul sofà che leggono un libro. Stronzi anche loro che ti buttano in faccia tutta questa bellezza e sobrietà, in particolar modo a noi che abbiamo pure i boss mafiosi che si arredano la casa come quella di Tony Montana.
Se la Sicilia ha tre grandi problemi che come tutti ben sanno sono l’Etna, la siccità e il traffico anche ad Amsterdam hanno un problema: le biciclette e i ciclisti. I ciclisti sono tutti un po’ delle merde, si comportano esattamente come noi automobilisti italiani con chi va in bici, li odiamo.
I ciclisti ad Amsterdam sono prepotenti, pericolosi e arroganti. Se per errore metti un piede nella pista ciclabile si incazzano come le bestie, e non è che rallentano e aspettano che tu rimetta i piedi sul marciapiede, non sia mai, scampanellano come degli invasati e ti passano accanto con la velocità della luce, se non ti togli in tempo ti accoppano.

Per le strade della città, che ho percorso in lungo e in largo, non ho mai incontrato una cacca di cane, non ho mai visto cartacce e nemmeno un po’ di sporcizia e nonostante ci fosse un sacco di gente non ho mai sentito urlare nessuno. Durante questo breve viaggio mi sono commossa più volte per via di questo grande senso civico e pure se non hanno il bidè sti cazzi, sarei pronta a barattare tutti i bidè italiani per vivere una vita così bella e civile. 
I  AMSTERDAM (al contrario)

lunedì 16 maggio 2016

UN PO' PORNO

Già tempo fa vi parlai del mio disprezzo nei confronti degli uomini che entrano nel camerino delle loro compagne per “aiutarle” a provare gli abiti e già all'epoca scrissi che le donne certe volte si fanno trattare come delle dementi pur di far piacere ai propri uomini. Però oggi forse mi devo ricredere o quanto meno devo smussare questa mia convinzione, forse ad alcune donne piace in modo particolare farsi trattare come delle povere stupidine, e gli piace farlo in luoghi pubblici perché, per far funzionare il loro giochetto, hanno bisogno di spettatori. Il gioco non è soltanto della donna, sia ben chiaro, è proprio la coppia che decide di creare questo teatrino, di mettere in scena questa pantomima, in sostanza di mostrare qualche sketch hard.
Non sono una grande sostenitrice della filmografia porno e hard, che ci posso fare, mi impressiono facilmente e mi mette a disagio. Il sesso è una cosa bella, e ognuno deve viverlo come meglio crede, principalmente rispettando gli altri e sé stessi, quindi se vi piacciono i filmetti sporchi sono felice per voi, però una cosa ve la devo chiedere, se andate a fare shopping col vostro fidanzato o fidanzata e vi piace fare i minchioni fuori e dentro i camerini dei negozi, abbiate pietà per la gente che ci lavora.
E dopo questa breve premessa vi porto dritti dritti al nocciolo della questione: coppia eterosessuale attempata ma sessualmente attiva, abbastanza spudorati e inclini all'esibizionismo, tutto questo proprio sotto i miei occhi. Lei che provava abiti e li faceva vedere a lui, lui che allungava le mani prima sul di lei culo e poi sulle tette. Lei ridacchiava civettuola, lui ombroso e deciso faceva il giudice della folle sfilata. Lei si chinava prima da una parte e poi dall'altra e lui le guardava sotto la gonna. Lei, dopo ogni bocciatura di una mise, imbronciata come una bimba di 5 anni, ne provava un’altra sperando di ricevere la tanto agognata approvazione. Io, lì sola come un’ebete, spettatrice involontaria del loro scherzetto sessuale, incastonata in un cono d’ombra del negozio che cercavo in tutti i modi di trovarmi qualcos'altro da fare pur di non guardare quella pessima gag.
La cosa incredibile era come se io non esistessi, come se non fossi lì, loro andavano avanti con il loro film e il negozio era il loro set. Porca miseria che imbarazzo, avrei voluto in qualche modo interagire con loro, è il mio lavoro, devo chiacchierare col cliente, devo consigliarlo, devo vendere cacchio, ma loro mi avevano totalmente escluso. Questa messinscena è andata avanti per circa un’ora, io ogni tanto tossivo oppure facevo cadere a terra qualcosa per fare rumore, volevo fargli capire che comunque ero lì, che nonostante tutto la mia presenza in quel luogo non era marginale, poi però ho avuto l’illuminazione. Io ero il loro pubblico. Loro dovevano e volevano dimostrare a me che la loro intesa sessuale era perfetta, che la loro voglia era in completa sintonia, che il loro appetito sessuale era sano e vigoroso. Loro erano eccitati e la mia presenza era fondamentale. Così, se prima mi sentivo un po’ frustrata e pure un po’ schifata, dopo mi sono sentita usata e anche presa per il culo. Ma dico io, con tanti negozi che ci stanno a Roma, proprio nel mio dovevano venire a fare le loro “purcarie”? Proprio a me dovevano far sapere che si accalorano nei camerini? Che gli piace toccare le tette e il culo della moglie in presenza di sconosciuti? Dovevano fare tutto ciò proprio davanti a me che sono una ragazza così innocente e così ingenua? Allora mi sono incazzata (incazzata dentro di me ovviamente) e mi sono messa davanti al camerino come un soldato cercando in tutti i modi di ostacolare quel porcone del marito. Ogni volta che lei usciva mi facevo trovare lì, sovrastavo la voce dell’uomo e urlavo frasi tipo “questo le sta proprio bene” oppure “quello di prima le stava meglio”, mi facevo ridare gli abiti che non andavano bene e restavo lì impalata fra loro due come una statua di marmo, non mi muovevo di un millimetro.

“E che cazzo” ho pensato “se qua non ristabilisco un po’ di ordine questi due me li ritrovo che copulano sulla mia scrivania”. Così facendo ho bloccato il loro idillio, mi avranno odiato di sicuro, ma la vita è così, trovi sempre qualcuno che ti interrompe sul più bello, qualcuno che rovina i tuoi piani, qualcuno che come me, ti rompe i coglioni. 
Dipinto parietale, Villa dei misteri, Pompei. 

lunedì 9 maggio 2016

GATTO BIANCO GATTO NERO

Il primo avvistamento risale alla notte fra il 21 e 22 di aprile di quest’anno. Erano le 4 e 21 minuti precisi quando M dal soggiorno mi chiama con sollecitudine: “Ilà, corri vieni a vedere una cosa”. La mia prima reazione è stata di paura e terrore, M è uno calmissimo che poche volte si lascia travolgere dagli eventi e mai nella vita mi ha svegliato alle 4 e 21 della notte per farmi vedere una cosa, per cui mi stava venendo un infarto. Mi sono catapultata fuori dal letto e l’ho raggiunto in soggiorno, era imbambolato di fronte alla finestra e guardava nel buio. “Che è successo? Che stai guardando?”
Cercavo di mettere a fuoco ma vedevo solo la notte. “Guarda bene, guarda sul tavolo”. Eppure M mi sembrava lucido e sveglio, non mi sembrava sonnambulo o mezzo addormentato, eppure io là fuori non vedevo nulla, va  che ero rincoglionita dal sonno, però non mi sembrava ci fosse nulla di strano, poi ad un certo punto nel buio più totale vedo due lucine vivide e verdastre che mi guardavano, era un gatto. Un gatto sul mio terrazzo, che seduto sul tavolo ci squadrava da capo a piedi ed era chiaramente indeciso sul da farsi. Allora M apre la finestra e il micetto interdetto fa un salto sul muro e sparisce sui tetti. Il mio terrazzo è stato rifugio per un po’ di tempo di una vespa muratore, è un posto sicuro per un piccolo merlo che viene a bere da una ciotolina e a mangiare qualche mollichina di pane, è stato anche il luogo in cui un gabbiano ha rubato un petto di pollo messo lì a scongelare, ma mai e poi mai vi avevo visto un gatto.
Il giorno dopo era il compleanno di M ed egli preso da una smania incontenibile mi ha detto “anche dio sa che oggi è il mio compleanno e come regalo mi ha mandato un gatto”, “frena l’entusiasmo, non credo che dio mandi un gatto su un tetto, il micio avrà un padrone che come noi abita in una di queste mansarde”.
Dopo questa affermazione M ci è rimasto malissimo  e credo che loro due in qualche modo siano  entrati in contatto e stanno giocando un gioco in cui io faccio la parte del cattivo.
La sera del compleanno, mentre a casa eravamo una decina di persone a festeggiare, sento che dalla zona fumatori (quindi fuori in terrazzo) mio cognato dice “uhhh, madò che spavento, un gatto bianco e nero mi stava saltando addosso, poi però è scappato”. Il mattino seguente poi trovo in cucina sul tappeto un biscotto mangiucchiato che però non era il mio, cioè il gatto ha fregato il biscotto da qualche parte e poi è venuto a mangiarlo nella mia cucina. E ancora un paio di giorni dopo mentre M era nel suo studio, il gatto senza nessun problema è entrato dalla finestra sulla sua scrivania, gli si è messo accanto e lo osservava. Quei due mi nascondevano qualcosa. Allora M ha guardato il gatto e gli ha detto “ma che ci fai qui, questa non è casa tua, mi sa che è meglio se te ne vai, dai, su, da bravo…”. Il gatto per niente intimorito non si muoveva di un millimetro, allora sono intervenuta io, l’ho sgridato e l’ho mandato via. Se pensate che sono un stronza sappiate che non è così.
M non ha mai avuto un animale domestico e non sa che se si inizia ad instaurare un rapporto di amicizia con essi non si può più tornare indietro, almeno questo è quello che succede a me e per questo motivo io personalmente mi sono obbligata a non parlare gentilmente col gatto, a non toccare il gatto, a non dar da mangiare al gatto e infine a non affezionarmi al gatto. Il gatto ha un padrone e deve stare con lui.
Dopo quell'ultima incursione è passata circa una settimana, poi di mattina presto, mentre ero ancora a letto ho sentito “miaooo, miaooo, miaooo”. Ero convinta di sognare, anzi stavo sognando proprio, e nel sogno il suo miagolio era la mia voce che diceva “mamma, mamma”. Poi mi sono svegliata, sono andata in soggiorno e lui era lì, sul mio divano che mi guardava impaurito. Era riuscito ad entrare da una finestra socchiusa, poi evidentemente la finestra si era chiusa del tutto e lui era rimasto dentro. Mi sono arrabbiata, ho aperto la finestra e mi sono messa a sbraitare come una matta. Il gatto mi ha guardato con una faccia indescrivibile, “santi numi” avrà pensato “questa è fuori di testa, si salvi chi può”. Così è scappato, è saltato sul muro e si è dileguato sui tetti. Questa storia doveva finire, così armata di santa pazienza ho scritto un comunicato da appendere vicino all'ascensore, il padrone del gatto doveva sapere.
Non appena ho messo il foglio sul muro, intorno a me si è creato un capannello di gente ed ho così scoperto che tutti gli abitanti delle mansarde hanno avuto varie visite dal gatto bianco e nero, addirittura il cane di una di queste persone è entrato in confidenza col gatto e come un’anima in pena aspetta il suo arrivo sul terrazzo tutte le sere.

Non so che fare, io non riesco proprio ad essere cattiva con gli animali, è una cosa che mi costa una fatica immane, però so anche che il gatto non è mio e che se poi diventiamo amici vorrei che stesse sempre con me. La verità è che non lo vedo da qualche giorno e già mi manca.
                                               
                Gatto bianco gatto nero di mio, sempre e comunque, fratello Andrea Giacomantonio.

lunedì 2 maggio 2016

IL COMPUTER MISTERIOSO

È da un po’ di giorni che penso con frustrazione alla mia forma fisica. È primavera e in negozio ho solo canottine, vestitini e magliette strette e mi viene un magone inimmaginabile. Ho la panza, ho le braccia grosse, pure un po’ le cosce e mi sento da schifo. Così la scorsa settimana sono andata a camminare al parco, con la promessa che ci sarei andata almeno 3 volte a settimana, promessa non mantenuta. Sono andata su youtube per vedere di trovare qualche filmatino con degli esercizi da fare a casa, una tragedia, ne ho fatto uno per 5 minuti e stavo per scoppiare. Ho deciso di mangiare di meno, di evitare la pasta e cose troppo grasse, sabato sera in un pub ho bevuto birra e mangiato un panino zozzissimo, ieri a pranzo ho mangiato una pizza e ieri sera poiché il frigo era vuoto e avevo una fame incredibile ho ripiegato sul classico piatto di pasta al pomodoro. Sono una persona orrenda, con una forza di volontà inesistente e con un girovita molto largo.
Però stamattina ho avuto un’idea geniale, circa 7 o 8 anni fa, in uno dei miei momenti di depressione primaverile, acquistai un aggeggio del tutto inutile per fare gli addominali. Usai l’aggeggio per un mesetto, naturalmente non vidi nessun risultato così lo smontai e lo rimisi nella sua scatola. Ogni due anni, più o meno, lo tiro fuori dall'armadio in cui l’ho riposto, lo uso per tre giorni, poi lo smonto e lo rimetto a posto. Ci sono affezionata per questo motivo non lo butto, mi fa sentire meno in colpa, quando lo uso penso “però, vedi, torna sempre utile fare 40 addominali all'anno, se volessi ne potrei pure fare 80 o 120, l’importante è sapere che se voglio li posso fare”.
E quindi stamane, dopo aver detto al mio strato di adipe sull’addome “ti odio, sparisci dalla mia vista” e dopo che lui mi ha risposto “basta che non ti guardi più allo specchio ed hai risolto il problema” ho deciso di aprire l’armadio e prendere l’aggeggio.
L’aggeggio era sempre lì, però nel montarlo mi sono resa conto che mancavano dei pezzi, dei pezzi fondamentali a dir la verità, le molle con cui funziona il tutto. Ho svuotato tutti gli scatoloni in quell'armadio, ho rovistato in tutti i cassetti di casa, ho messo sotto sopra tutti i contenitori, ho svuotato gli armadietti della libreria, ho frugato in tutte le scatole degli attrezzi, ho setacciato in tutti i contenitori di svariate minchiate, ho guardato ovunque, ma delle molle nessuna traccia. Allora ho iniziato a dire un sacco di maleparole, ma proprio tante, me la sono presa con me stessa perché o nascondo le cose troppo bene oppure le butto, mi sono venuti certi nervi che mi sarei presa a schiaffi, perché se in questa casa le cose spariscono è sempre e solo colpa mia. Presa da una rabbia incontenibile ho del tutto svuotato l’armadio a muro che conteneva l’aggeggio, ho tolto tutti i contenitori e le scatole e mi sono infilata nell'armadio. Ora, dovete sapere che io abito in un sottotetto, per cui un lato della casa va facendosi sempre più basso e su questo lato corto tutta la parete è fatta di armadi. Mi sono fatta piccola piccola e sono strisciata fino in fondo. Sembrava non ci fosse nulla, quando però mi sono accorta di un’ombra, l’ho toccata e mi sono resa conto che si trattava di una borsa e quindi l’ho tirata fuori. Là per là mi sono detta “ma guarda tu, chissà come ci è capitata qui sotto questa borsa che tra l’altro non ho mai visto in vita mia, fammi un po’ vedere di che si tratta”. Sono uscita dall'armadio buio ed ho portato la borsa alla luce. Era la classica borsa nera da computer e dentro c’era pure un computer. “Sarà di M questo PC, magari manco si ricorda di averlo” ho pensato, M ha così tanti attrezzi informatici che pare di vivere nel pentagono. Così gli ho scritto un messaggio e gli ho pure mandato una foto con su scritto “guarda un po’ cos'ho trovato!”. E lui mi risponde “ E che è?” e io “un tuo vecchio PC immagino”  e lui “mai visto prima”.
Viviamo in questa casa da più di 5 anni ed oggi ho trovato un computer che non ci appartiene. La cosa ovvia è che ad averlo lasciato in quell'anfratto sia stato il vecchio inquilino, che non so assolutamente chi sia e quanto tempo sia andato via prima del nostro arrivo. E se questo PC nascondesse qualcosa di rischioso? E se dentro ci fosse qualcosa di importantissimo. E se il precedente inquilino lo avesse nascosto lì sotto perché era in pericolo? E se lo avesse nascosto perché poi qualcuno lo ritrovasse? E se lui o lei, sta aspettando da 5 anni da qualche parte nel mondo il nostro aiuto?
Il piccolo problema è che il computer non si accende. Ci sto provando da stamattina, l’ho attaccato alla corrente ma nulla di fatto, si accende la spia gialla ma il PC non parte. Devo solo aspettare che torni M e risolva il problema.
Ah, poi ad un certo punto della giornata ho trovato le molle che stavo cercando, erano nell'unico armadio in cui non avevo guardato. Ho fatto pure 20 addominali, domani ne farò altri 20 e sto a posto così.

Ps: presto spero di potervi dire se nel PC appena trovato c’è qualcosa di importante, qualcosa che cambierà le sorti del pianeta, se contiene le coordinate per mondi lontani o la formula di qualche vaccino, se racchiuderà qualche messaggio di vitale importanza o se sarà solo un vecchio computer scassato e dimenticato. 
Uno di questi 5 computer è quello misterioso, quale sarà?