lunedì 7 marzo 2016

NOVE

Il tempo come al solito continuava a giocare, a gettarsi nel vento e a fare capriole, a farsi trasportare lontano, a morire e rinascere, il tempo passava ma non ripassava mai dove era già stato.
Noi non lo sapevamo, non sapevamo niente, non immaginavamo nemmeno lontanamente che il tempo ci avrebbe trascinati con sé.
Il tempo ci aveva presi e con i nostri zainetti quasi vuoti siamo partiti. Con noi portavamo ben poco: poca esperienza, poca pazienza, due o tre ore di sonno, neanche un progetto, qualche convinzione e un’eclissi di luna.
Passammo tra boschi spinosi e bui, corremmo veloci su spiagge bollenti, attraversammo tempeste di neve e ci dissetammo sulle rive dei fiumi di lava. Ci addormentammo all'ombra di pini secolari e poi nel mare imparammo a nuotare. Cademmo giù dal grattacielo più alto del mondo e prima di toccare terra un corvo ci afferrò con i suoi artigli e ci adagiò su di un divano davanti ad un camino acceso. Poi salimmo e scendemmo scale, prima di corsa e poi piano piano, cambiammo pianeta per poi ritornare. Attraversammo intere giornate col cuore in un taschino e notti così piccole e liquide da poter stare in un cucchiaio.
Sfumammo coi chiari e gli scuri i colori più netti e imparammo a cercare fra le cose invisibili i suoni nuovi o altri a noi famigliari.
E quanta stanchezza, quanti perigli e desideri, quante lacune e quanta pienezza ci diede quel tempo che stava sempre e comunque un passo avanti a noi.
Ghermiti e strattonati non ci siamo accorti di niente, amando il tempo come abbiamo amato noi stessi, amando molto, più di quanto credevamo ci fosse concesso.
Nel nostro zainetto c’è sempre un’eclissi di luna. 
"Laluna"
Foto di Andrea Giacomantonio, mio fratello.

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