lunedì 8 febbraio 2016

Spese matte

Stamattina ho scoperto che il mio supermercato di fiducia ha chiuso per ristrutturazione. Una tragedia, una immane tragedia.
Non c’è nemmeno scritto quando riaprirà, c’è solo scritto “riapriremo presto più freschi e più buoni”. E io ora come faccio? Già odio andare a fare la spesa e ringraziando il cielo la faccio una sola volta a settimana ma mi ero abituata a questo supermercato, conoscevo a memoria tutti gli scaffali e per fare la spesa ci mettevo meno di mezz'ora. Adesso tutto è cambiato.
Stamattina sono dovuta andare ad un altro supermercato, poco più distante e non mi piace per niente, è bruttissimo, è tutto incasinato e poi tutti quelli che ci lavorano dentro mi sembrano scorbutici.
Il reparto delle verdure sembra una bancarella del mercato di Chernobyl, di una tristezza che non vi dico. Cime di rapa disidratate, zucchine flosce, mele rinsecchite, poi tutti i prodotti ortofrutticoli buttati lì alla rinfusa, senza ordine, senza senso.
Senza senso poi è tutto il supermercato, per esempio i prodotti dolciari sono vicino ai legumi, il banco frigo dei latticini nasconde una nicchia nel muro vicino dove tengono i vari tipi di zucchero, il sale non l’ho mica trovato, le birre sono accanto ai pelati, lo scaffale dei the e dei caffè al suo interno nasconde anche la frutta sciroppata.
Una signora poi ha chiesto all'omino della frutta dove poteva trovare lo zenzero fresco e quello l’ha guardata come se gli avesse chiesto di recitare il codice fiscale al contrario. Al banco del pane e dei salumi (sono attaccati) c’è la macchinetta che dà i numeretti, ma i numeretti valgono solo per il reparto salumi, per il reparto pane ognuno fa come cazzo gli pare.
 Mi aggiravo tra le varie corsie come un’anima in pena, non riuscivo a concentrarmi, ero perennemente distratta da gente che mi urtava, carrelli che mi facevano il pelo, in verità mi sentivo trasparente, credo che la gente non mi vedesse proprio. Era se come fossi stata catapultata in una realtà alternativa dove non esistevo. Forse ero nel buco nero dell’anti supermercato. Intorno a me erano tutti incazzati, un signore sui quaranta rimaneva imbambolato davanti ad uno scaffale per 10 minuti e guardava, guardava e poi non prendeva niente, e faceva così per ogni scaffale. Una coppia di anziani si lanciava improperi senza fine “fai sempre così, mi spingi, mi guardi male, non capisci mai niente, ti faccio vedere io”. Il salumiere parlava solo in siciliano stretto e se non lo capivi fatti tuoi. Una signora poi vedendo il corridoio occupato per un nano secondo dal mio carrello, lo ha afferrato e lo ha sbattuto da un lato, ma che stava succedendo? Dovevo scappare da quel posto di merda e tornare a casa mia al più presto.
Ho preso quello che mi sembrava più urgente, quando non trovavo una cosa non mi sono azzardata a chiederla a nessuno e così mi sono avvicinata alla cassa. Una volta lì ho notato con la coda dell’occhio lo scaffale della cioccolata, così mi sono chinata e aspettando in fila volevo prendere una tavoletta di fondente. Stavo scegliendola quando mi si avvicina un vecchio strano, basso coi capelli colorati con il lucido da scarpe e una valigetta 24 ore ben stretta in mano che mi dice con fare mellifluo “guardi prenda questa che è in offerta, è buonissima, la prenda mi raccomando, si fidi di me”. Ho guardato la cioccolata che mi consigliava vivamente il vecchio strano ed ho notato che era a latte e quindi dico “grazie, è molto gentile, ma preferisco quella fondente”. Mi ha guardato con degli occhi così feroci da sembrare un demonio, minchia, mi ha incenerita con lo sguardo. Il vecchio strano ero prima di me in fila, quindi svuota il suo carrello sul rullo e noto con una certa inquietudine che aveva preso credo 15 pacchi di quel cioccolato più un’altra decina di altri tipi di cioccolato, un mazzo di cime di rapa di Chernobyl e incredibile ma vero, pure un sacco di buste di caramelle. Potevo farmi delle domande e forse dovevo ma non l’ho fatto, lo scenario che mi si prospettava riguardo al vecchio cioccolatomane era veramente allarmante.
Una volta arrivato il mio turno ho chiesto una busta anche se avevo il carrellino, si avete capito ho il carrellino, quello con le ruote, quello che hanno le signore un po' agèe, la commessa mi guarda e dice “che ce fai co a busta, nun te basta il carrellino?” “E tu, farti un po’ di cazzi tuoi no?”
Non l’ho detto, però l’ho pensato così forte che secondo me mi ha sentito. Mi ha dato la busta ci ho infilato dentro quello che non entrava nel carrellino e via, via da quell'incubo.  

In questo supermercato visitato anche da mio fratello Andrea Giacomantonio vendono l’acaccuavite. 

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