lunedì 15 febbraio 2016

Intimità

Dormivo ormai da un’oretta, M era uscito, era andato a sentire un concerto. Quando è rincasato mi sono svegliata, l’ho salutato e gli ho chiesto come era andata la serata,  ha risposto affermativamente a tutte le domande che gli ho fatto, s’è girato dall'altro lato e si è addormentato.
I primi due respiri fatti non appena assopito erano limpidi e leggeri ma dal terzo sospiro le cose sono cambiate radicalmente. M è uno che non russa mai, anzi devo essere sincera quando dorme non fa proprio alcun rumore, pare mummificato. Solitamente quella che rompe i coglioni sono io, faccio sempre sogni orrendi in cui soffoco nelle maniere più strazianti e quindi faccio versi bruttissimi, poi faccio urli strozzati perché sogno sempre che qualcuno vuole uccidermi, parlo nel sonno e poi spesso mi si ottura il naso per cui russo. M è uno stoico, mi sveglia, mi fa girare dall'altro lato e cose del genere, cose che io non ricordo minimamente. A dire il vero mi dice che sono come l’omino del Subuteo, mi spinge da un lato ma io ritorno sempre in posizione originale.
Comunque, torniamo all'altra notte. M russava, minchia che nervi. Ormai ero sveglia, non c’erano in casa altri rumori su cui potermi concentrare, c’era solo il respiro russato di M. Non che russasse tipo locomotiva a vapore, era un russare più dimesso, regolare, non troppo rumoroso ma neppure ignorabile, tipo una goccia che cade dal rubinetto, non è rumorosa ma fastidiosa come poche cose al mondo. Dopo circa un quarto d’ora ho iniziato a dargli dei leggeri colpi dietro la schiena per chiamarlo e dirgli di smettere. Non l’ho fatto prima perché mi dispiaceva, di solito uno russa tanto quando è particolarmente stanco, aveva pure la tosse e un po’ di cimurro, ci stava che russava un pochino, prima o poi mi sarei addormentata e non lo avrei più sentito, prima o poi. Ma come dicevo, dopo 15 minuti non mi sono addormentata, anzi mi sono proprio svegliata. Dopo i colpetti alla schiena sono passata a calci sugli stinchi, smetteva di russare per qualche secondo e poi ricominciava, allora gli davo dei colpi un po’ più forti sulle spalle, smetteva pochi secondi e poi ricominciava, allora ho iniziato a dare calci più forti, pugni sulle spalle, e nulla ancora. Allora mi è venuta in mente quella volta in cui andai al matrimonio di una mia cugina che per l’occasione ci aveva ospitati in un bed and breakfast. Io ero in camera con mio padre, lì per lì mi sembrò una cosa molto carina, era da una vita che non condividevo la stanza da letto con mio padre. Però la sera appena andammo a letto e mio padre iniziò a russare (e non come M, leggero, regolare e fastidioso) iniziai seriamente ad odiare mia cugina che mi aveva fatto dividere la stanza con mio padre. Credo di poter affermare che quella notte forse le onde sonore da lui prodotte abbiano scatenato un terremoto in Giappone. Ero così disperata che ad un certo punto  mi sono legata intorno alla testa un cuscino con la cinta dell’accappatoio. Mio padre quando dorme non lo puoi manco svegliare perché diventa una bestia, per cui sono rimasta sveglia pensando a come avrei potuto commettere il primo e ultimo parricidio della mia vita. Stavo al buio con gli occhi spalancati, con la sclera crepata come Wile il coyote dopo l’ennesima bastardata dello struzzo.
Non poteva succedere la stessa cosa, nel b&b non avevo vie d’uscita ma a casa mia si. Potevo andare a dormire nell'altra stanza, però dovevo fare il letto, prendere la coperta, fare casino… no troppo complicato, poi erano già le 2 del mattino. Potevo andare a vedere un po’ di tv, però avevo freddo. Potevo pensare ad altro e infatti ho iniziato a pensare a come avrei raccontato questa storia senza violentare troppo l’intimità di M,  però mentre io pensavo M continuava a russare. Ad un certo punto mi sono detta “se continuo a dargli calci e pugni non risolvo nulla, se lo chiamo ogni cinque minuti idem, allora provo così”. Mi sono accucciata dietro la sua schiena e con un braccio gli ho cinto la vita. Vi sembra romantico? Non lo è per niente, stavo schiattando di calore, il braccio che stava sotto mi si era addormentato, però dovevo stare così per forza. Appena M russava gli davo un pizzicotto sulla pancia e lui smetteva. L’ho riempito di pizzichi. E non potevo mica perdere la concentrazione, non potevo cambiare posizione perché avevo paura di spezzare l’incantesimo. Allora ho pensato che avrei potuto fare così anche con mio padre quella notte passata insieme. In quella posizione scomodissima, accovacciata dietro la schiena di M mi veniva troppo da ridere, se avessi dato un pizzicotto sulla panza di mio padre lui avrebbe pensato che era una zanzara ed io di sicuro avrei fatto la fine di quell'insetto, mi avrebbe spiaccicato in un sol colpo, non so se avete presente le mani di mio padre, sono grosse, assai grosse. Alla fine tra un pizzico e l’altro mi sono addormentata, M però non s’è accorto di nulla. 

Il disegno di oggi è di Chuck Jones, il papà di Wile E.Coyote.

  



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