lunedì 11 gennaio 2016

Un Picciodrillo mi salverà

Molte volte mi rendo conto di agire in modo del tutto insensato. Faccio cose che mentre le sto facendo già so che verranno di merda, però le faccio lo stesso. Non so se sia una sorta di deficit che non so come chiamare, una specie di demenza, una forma di autodistruzione, un momento in cui mi metto a giocare col caso o con il destino, proprio non lo so, sta di fatto che quando mi accorgo del risultato penso di essere cretina.
Tipo quando prendo le forbici per accorciare un vestito o qualcosa del genere che mi pare sia troppo lungo, proprio mentre apro le forbici sulla stoffa penso “verrà una cagata” e zac, la mia mano inizia a tagliare, so che non posso tornare indietro e puntualmente il vestito diventa immettibile.
Oppure quando sempre con le forbici mi viene in mente di tagliarmi la frangetta, anche in quel caso so che sto per fare una minchiata e che il risultato è sempre lo stesso, cioè somigliare incredibilmente ad un paggio medievale.
Oppure quando devo salare le lenticchie, so che mi vengono sempre salate ma ugualmente ogni volta ci metto sempre la stessa quantità di sale.
Quando uso la pistola del silicone, che secondo me non funziona solo con me e quando la usa M funziona benissimo, bene ogni volta che devo ripassare una fuga fra le mattonelle o cose del genere, faccio dei pasticci inimmaginabili. Mi si attacca ovunque, sporco tutto, le linee che dovrei semplicemente seguire diventano dei labirinti e il risultato è immondo.
Quando in bagno uso la candeggina per pulire, lo so che ci sono delle probabilità elevatissime che mi macchi gli indumenti, ma ci fosse una volta e dico una che prima di iniziare le pulizie mi metta una maglietta vecchia, mai. Mi macchio sempre.
Mentre cucino e sono convinta ogni volta di avere le mani di amianto, afferro i manici della pentola incandescenti, bestemmio in ostrogoto e mi domando “ perché non prendo mai quelle cazzo di presine?”
Quando la macchinetta che uso per fare le sigarette si inceppa con tutto il tabacco dentro so che se procedo con l’operazione mi schizzerà il tabacco ovunque, non mi fermo mai in tempo, chiudo lo sportellino e puf, tabacco in ogni dove.
Se sotto la doccia decido di depilarmi con la lametta so che sto mandando a puttane il lavoro di mesi di silkepil, ma è più forte di me, mentre avanzo con la lama sulla pelle e mi tagliuzzo per bene gli stinchi penso di essere una deficiente.
Quando nella foga di fare mille cose poggio la tazzina piena di caffè sullo spigolo del tavolo pensando di riuscire a tenerla lì ferma con la sola forza del pensiero e dopo nemmeno mezzo secondo urto il tavolo con la mia innata grazia, la tazzina cade e il caffè schizza fino al soffitto.
Infine stamattina, mentre tagliuzzavo a listarelle le bucce dei limoni per fare la marmellata indossavo un paio di nuovissimi guanti in lattice appena comprati e pensavo “di sicuro mo taglio pure un pezzo di guanto mentre affetto” e indovinate un po’? Appresso alle bucce di limone ho tagliato pure il guanto.
Ora mi chiedo, con questo mio atteggiamento sfrontato nei confronti del fato, dove voglio arrivare?
Cosa mi aspetto di trovare oltre l’altissimo muro dell’ineluttabilità?
Forse solo un picciodrillo può guidarmi in questa selva oscura della mia scemità.
   “Il picciodrillo” di mio, sempre e casualmente, fratello Andrea Giacomantonio.

 

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