mercoledì 27 gennaio 2016

Il Family Day di Un Posto al Sole

In questi giorni di potenziali cambiamenti sociali mi sono fatta questa domanda: ma non è che pure in uno dei condomini più famosi d’Italia si mettono a festeggiare il family day, non è che mo pure nel palazzo Palladini si sentono in dovere di festeggiare la famiglia tradizionale?
Ho sudato freddo dopo questa domanda che mi sono fatta, non avete idea, io che vedo Un posto al Sole da quando lo hanno inventato mi sono spaventata al solo pensiero, perché nella soap opera Un Posto al Sole non c’è una, e dico una, famiglia normale e se in questi giorni decidono di affrontare il tema “family day” spero che lo facciano nel modo giusto, anche perché qua sotto troverete mille motivi per credere alle mie parole.
Silvia è figlia di Teresa, ma viene a sapere di essere sua figlia parecchi anni dopo l’inizio della soap, Teresa aveva dato la figlia Silvia in adozione appena nata.
Renato e Giulia sono i genitori di Angela (che nella vita ha creato un bel po’ di problemi) e di Niko, quest’ultimo adottato in tenera età e proveniente dall'Albania (credo, se ricordo bene). Niko poi ha avuto un figlio con una ragazza che mentre facevano sesso non si era accorto che era la gemella omozigote della ragazza originale e appunto la mette incinta. Le gemelle ora ringraziando il padreterno non ci sono più e spero le facciano sparire dalla trama perché sono insopportabili.
Rossella è figlia di Silvia e di un gay di cui ora non ricordo il nome, viene adottata poi da Michele il giornalista che poi sarebbe il marito di Silvia per ben due volte, durante il primo matrimonio Silvia lo accoltella ai reni per gelosia e non si fa manco un giorno di galera.
Raffaele ha un figlio Diego (per ora sparito) da una moglie morta, poi ha un figlio Patrizio da una donna viva che si chiama la dottoressa Bruni la quale a sua volta ha una figlia che si chiama Viola alla quale è morto il padre che pure aveva una figlia con un’altra donna.
Guido ha un solo figlio e inspiegabilmente un sacco di amanti.
Marina Giordano (la regina del male) ha una figlia, Elena, e un figlio venuto fuori ad un certo punto della serie. Figlio da lei abbandonato perché avuto in giovane età. Sempre Marina ha un sacco di amanti, giovani e vecchi e fa del male ad un sacco di gente, è ricchissima e di solito quelli che stanno con lei ad un certo punto muoiono e le lasciano sempre un sacco di soldi.
Dulcis in fundo ROBERTO FERRI. Roberto ha fatto un sacco di bordelli. Il suo primo figlio si chiama Filippo avuto da una donna di cui si sa poco, si scopre che Filippo è suo figlio solo ad un certo punto della serie. Sandro è il secondo figlio di Ferri, avuto da Eleonora dopo una violenza sessuale, Eleonora dopo essersi fatta Filippo e altri uomini poi muore.
Ferri in passato ha avuto pure una storia con una parente della madre di Filippo e ci fa un altro figlio che si chiama Tommaso e nonostante i risultati del dna confermino la paternità di Ferri egli lo odia troppo e se potesse lo picchierebbe spesso…ahaahhaah…questa era una battuta, Ferri ha menato Tommaso almeno 4738647 volte.
Nel frattempo Ferri, tra una gnocca e l’altra si tromba sempre Marina, ma proprio sempre, tipo una volta alla settimana.
Sempre Ferri ad un certo punto (tipo 1000 puntate fa) si tromba pure la figlia di Marina, Elena, poi mi sa che gli sceneggiatori hanno pensato "minchia stiamo proprio esagerando" e hanno eliminato la storia. 
Poi Ferri, l’inseminatore distratto, ruba la moglie al figlio di Marina (quello abbandonato e poi ritrovato) che si chiama Greta e ci fa una figlia, in questo momento Greta e la figlia non sono pervenute. Il figlio Sandro è pure gay e Ferri lo schifa tantissimo però ora che Ferri -ovviamente- ha seri problemi con la giustizia (parliamo di omicidio) gli vuole bene. Ferri ha spesso problemi con la legge, tipo 2 o 3 volte l’anno e la cosa simpatica è che la fa sempre franca.
Tutti gli altri protagonisti della soap hanno storie incredibili sia dal punto di vista sentimentale, giuridico che di amicizia. Si mettono un sacco di corna, scopano a destra e a manca, tradiscono i migliori amici, vengono sotterrati vivi, sono vittime di rapimenti, certe volte perdono la memoria e poi la recuperano, frequentano tutti lo stesso bar, vanno tutti allo stesso ospedale, fanno figli che dormono sempre, si sposano, divorziano e poi si risposano.  
Un Posto al Sole è girato a Napoli, viene trasmesso dalla rai, va in onda alle 20e30 che è una fascia oraria in cui tutti guardano la tv e infine il tempo fittizio della soap è sincronizzato col tempo reale. Che dire, se durante una puntata vedo impressa sul Castel Dell’Ovo la scritta “family day” com'è successo sul Pirellone di Milano, quanto è vero iddio appiccio il palazzo Palladini con le mie mani.

La grafica della sigla della soap opera così come il logo sono le cose più brutte del mondo, veramente inguardabili. Vorrei sapere chi cazzo le ha inventate, spero che non abbia perso più di 15 minuti della sua vita per creare sta cacata.




lunedì 25 gennaio 2016

ZEN

Ho trascorso le ultime tre ore della mia vita al telefono con un pazzo che doveva spiegarmi una cosa di un sito internet che ovviamente non ho capito. Giacché ora mi sento piuttosto zinzuliata, mi fumo una sigaretta, dico due male parole importanti e corpose, mi faccio passare l'incazzatura e il sempre di lunedì lo rimando alla prossima settimana. Questa sono io molto zen.

lunedì 18 gennaio 2016

La prima della classe

Giovedì pomeriggio ero a negozio col mio amico Mattia, stavamo disquisendo del più e del meno quando sono entrate due ragazzine di quindici anni. Una era la figlia di una mia cliente e l’altra la sua amichetta, erano venute mandate dalla mamma a dare un’occhiata ai vestiti, insomma a fare cose da donne.
Mentre si aggiravano piuttosto smarrite ho iniziato a fare qualche domanda alla figlia della mia cliente, questa ragazzina la conosco da quando aveva 5 anni e molte altre ragazze che vengono al negozio le conosco sin da bambine e questa cosa un po’ mi fa piacere perché le ho viste crescere un po’ mi dà fastidio perché loro vedono invecchiare me.
Ad ogni modo la nostra chiacchiera ovviamente ha avuto come solo e unico tema la scuola. Loro sono al primo anno del classico, del Giulio Cesare, una scuola molto famosa qui a Roma, a quanto ne so perché negli anni 70 era piuttosto politicizzata ora perché ci vanno un po’ tutti i fighetti di Roma nord. Credo comunque che come ogni liceo classico sia piuttosto difficile e se non studi sono cazzi. Le ragazze mi hanno raccontato che i professori sono tutti tosti ed esigenti e che per loro che frequentano le scuole superiori da soli 5 mesi le cose si sono fatte proprio complicate. Una loro professoressa ha pure detto che la loro classe è divisa in due, una parte di loro è fatta di braccia rubate all'agricoltura, l’altra è fatta di eccellenze, la proporzione è l’80% di mancati agricoltori e il 20% di futuri professionisti. Mi chiedo se così facendo la professoressa voglia spronarli a fare meglio oppure terrorizzarli incitandoli così a lasciare la scuola prima di una futura tragedia. Comunque loro facevano parte dell’80% ma non ne erano poi così dispiaciute, mi sembravano più che altro indifese e fataliste “speriamo vada meglio il prossimo quadrimestre” mi hanno detto, però con poca convinzione.
Anche io avrei fatto parte di quell’80%, anche in passato ne ho fatto parte e per tutti gli anni di scuola non me ne sono mai allontanata. Gliel'ho detto alle ragazze che non è una tragedia far parte di chi va male, che ci si convive, che pure a casa a un certo punto se ne fanno una ragione, mica in ogni famiglia c’è un figlio genio, anzi quando l’80% dei genitori si accorge di avere un figlio mediamente intelligente o mediamente scemo -dipende dai punti di vista-  fa parte insieme a noi di quella percentuale un po’ bastarda.
E mentre consigliavo alle ragazze di fare il giusto, di studiare con moderazione, di non dare troppo nell'occhio, di non creare false aspettative perché se poi cominci ad andare troppo bene tutti si aspettano che tu vada sempre bene e poi quella volta che hai studiato poco prendi un voto di merda tutti ti chiedono “ma cosa è successo? Eri così brava ora sei una delusione” e cose così, il mio amico Mattia se ne esce con questa frase “bah, non saprei cosa dirvi, io anche ho fatto il classico e sono sempre stato il primo della classe”.
Avevamo la creme della creme del 20% proprio difronte a noi.
Io me la ricordo la prima della mia classe, era carina da morire, coi capelli sempre perfetti, col trucco così preciso che sembrava acqua e sapone, sempre vestita alla moda, che sedeva al primo banco, che prendeva 8 in tutti i temi di italiano, 8 nei compiti di matematica e certe volte pure 9 nelle versioni di latino. Quando era interrogata sembrava sempre che facesse una chiacchierata informale col professore, non era fidanzata ma tutti i ragazzi le andavano dietro, se le chiedevi di passarti il compito ti guardava con gli occhi da gatta impaurita e diceva “e se mi scoprono? Però ci provo, promesso”, promessa mai mantenuta. Quando si scioperava, una volta restava fuori con noi poverelli, ma la volta dopo entrava, preferiva alternare, meglio non schierarsi mai. Era amica dei ragazzi più coglioni e simpatici della classe come lo era dei secchioni, le piaceva sentirsi presa in giro dai primi mentre dei secondi non poteva farne a meno.
Insomma una classica prima della classe, pure le ragazzine in negozio dopo aver sentito il mio racconto mi hanno detto, quasi impressionate dalla mia descrizione, di averne una identica in classe.

Mattia però continuava a dire di essere stato un buon primo della classe, uno che i compiti li ha sempre passati, anche il giorno della maturità, che non studiava più di tre ore al giorno (ecco il figlio genio) e che era ben voluto da tutti. O mattia è un’eccezione oppure non s’è mai accorto che per 5 anni è stato mediamente odiato da tutti. Ho voluto concludere la nostra spiritosa conversazione lasciando lui con questo dubbio mentre alle ragazze ho consigliato, dall'alto della mia esperienza, una sola cosa fondamentale, cercare di essere sempre promosse, con la media del 6 ovviamente. 
La prima della classe, di mio sempre e comunque, fratello Andrea Giacomantonio. 

lunedì 11 gennaio 2016

Un Picciodrillo mi salverà

Molte volte mi rendo conto di agire in modo del tutto insensato. Faccio cose che mentre le sto facendo già so che verranno di merda, però le faccio lo stesso. Non so se sia una sorta di deficit che non so come chiamare, una specie di demenza, una forma di autodistruzione, un momento in cui mi metto a giocare col caso o con il destino, proprio non lo so, sta di fatto che quando mi accorgo del risultato penso di essere cretina.
Tipo quando prendo le forbici per accorciare un vestito o qualcosa del genere che mi pare sia troppo lungo, proprio mentre apro le forbici sulla stoffa penso “verrà una cagata” e zac, la mia mano inizia a tagliare, so che non posso tornare indietro e puntualmente il vestito diventa immettibile.
Oppure quando sempre con le forbici mi viene in mente di tagliarmi la frangetta, anche in quel caso so che sto per fare una minchiata e che il risultato è sempre lo stesso, cioè somigliare incredibilmente ad un paggio medievale.
Oppure quando devo salare le lenticchie, so che mi vengono sempre salate ma ugualmente ogni volta ci metto sempre la stessa quantità di sale.
Quando uso la pistola del silicone, che secondo me non funziona solo con me e quando la usa M funziona benissimo, bene ogni volta che devo ripassare una fuga fra le mattonelle o cose del genere, faccio dei pasticci inimmaginabili. Mi si attacca ovunque, sporco tutto, le linee che dovrei semplicemente seguire diventano dei labirinti e il risultato è immondo.
Quando in bagno uso la candeggina per pulire, lo so che ci sono delle probabilità elevatissime che mi macchi gli indumenti, ma ci fosse una volta e dico una che prima di iniziare le pulizie mi metta una maglietta vecchia, mai. Mi macchio sempre.
Mentre cucino e sono convinta ogni volta di avere le mani di amianto, afferro i manici della pentola incandescenti, bestemmio in ostrogoto e mi domando “ perché non prendo mai quelle cazzo di presine?”
Quando la macchinetta che uso per fare le sigarette si inceppa con tutto il tabacco dentro so che se procedo con l’operazione mi schizzerà il tabacco ovunque, non mi fermo mai in tempo, chiudo lo sportellino e puf, tabacco in ogni dove.
Se sotto la doccia decido di depilarmi con la lametta so che sto mandando a puttane il lavoro di mesi di silkepil, ma è più forte di me, mentre avanzo con la lama sulla pelle e mi tagliuzzo per bene gli stinchi penso di essere una deficiente.
Quando nella foga di fare mille cose poggio la tazzina piena di caffè sullo spigolo del tavolo pensando di riuscire a tenerla lì ferma con la sola forza del pensiero e dopo nemmeno mezzo secondo urto il tavolo con la mia innata grazia, la tazzina cade e il caffè schizza fino al soffitto.
Infine stamattina, mentre tagliuzzavo a listarelle le bucce dei limoni per fare la marmellata indossavo un paio di nuovissimi guanti in lattice appena comprati e pensavo “di sicuro mo taglio pure un pezzo di guanto mentre affetto” e indovinate un po’? Appresso alle bucce di limone ho tagliato pure il guanto.
Ora mi chiedo, con questo mio atteggiamento sfrontato nei confronti del fato, dove voglio arrivare?
Cosa mi aspetto di trovare oltre l’altissimo muro dell’ineluttabilità?
Forse solo un picciodrillo può guidarmi in questa selva oscura della mia scemità.
   “Il picciodrillo” di mio, sempre e casualmente, fratello Andrea Giacomantonio.