lunedì 7 dicembre 2015

Non sono una signora!

Oggi lavoro però a pausa pranzo ho chiuso e sono andata al volo a fare un po’ di spesa.
Dopo aver preso un po’ di cose per la settimana mi è venuto il solito dubbio su cosa fare per cena stasera. Ho gironzolato un po’ fra gli scaffali e poi mi sono fermata al banco del pesce ed ho dato un’occhiata a quello che c’era. La spigola l’avevo già mangiata sabato, il salmone fresco non mi piace, il merluzzetto spinato mi fa veramente tristezza, per cui ho optato per dei bei calamari. Come avrei potuto mai cucinare dei calamari? Ovviamente esiste un solo modo per fare dei calamari ad altissimo livello ed è quello “alla Vincenzo” e non temete non scriverò qui la ricetta, direi che di blog di cucina ce ne sono fin troppi.
Appena mi avvicino al banco il pescivendolo mi dice “salve signora, come posso aiutarla?”
Madonna mia, quando mi chiamano signora mi viene una cosa che non so ben definire, una sorta di tristezza mista ad angoscia, non sono pronta ancora ad essere chiamata signora, non ce la faccio.
“Allora, signora, prende i calamari?”
E continuava, porca miseria. Cosa avevo di tanto strano? Forse il mio nuovo taglio di capelli (un caschetto)? Forse era per via del rossetto? Forse la collana? Forse ho un piglio troppo deciso? Forse non ho più 23 anni ed è palese che ne ho 35 tondi tondi? Non ho 23 anni, questa cosa mi fa impazzire, non so se supererò mai questo shock.
“I calamari signora sono freschissimi, come li vuole cucinare?”
Forse era meglio se mi chiamava “stronza” anziché “signora”, l’avrei presa meglio.
“Credo di volerli fare imbottiti”
“Eh signora mia, ma è una ricetta complicata”
Che dovevo fare, gli dovevo dare due paccheri in pieno volto?  Ma tu guarda la miseria!
Comunque dopo una quindicina di “signora” e altre dubbiosità circa le mie capacità culinarie mi sono decisa a chiamare mio padre affinché mi desse la ricetta giusta e soprattutto i giusti ingredienti. Ho preso in mano il cellulare ed ho mandato un messaggio vocale a papà. Allora il giovane pescivendolo mi dice “Ah signora, suo padre deve essere un tipo moderno per saper usare wathsup”. Allora io dico “In che senso moderno” “Beh immagino che sia…mmmhhh.., grande di età, non tutti lo sanno usare il cellulare ad una certa età!”
Ok, mi sono detta, posso passare sul “signora”, posso passare sul fatto che creda che io non sappia cucinare, posso passare sopra tutto, ma mai e poi mai sul fatto che questo ragazzo pensi che mio padre sia un vecchio rincoglionito, quindi ho risposto “guarda che mio padre è giovane, ha 68 anni!”
“Ah, vabbè signò, mio padre ce n’ha 48”
Ma che era una gara a chi aveva il padre più giovane?
Mi dovevo vendicare. “Senti ma li pulisci i calamari, vero?”
“E certo signò, come li vuole?”
“Li voglio pulitissimi, mi devi togliere pure la pelle, pulire i tentacoli, svuotarli per bene e togliere tutte le tracce di inchiostro!”
Dopo una decina di minuti i calamari erano puliti, mi sono recata alla cassa, ho pagato e sono andata a casa a posare la spesa e a imbottire i calamari.
E mentre imbottivo pensavo, pensavo al fatto che per un ragazzo di venti anni io sono una signora, che la cosa effettivamente non è errata, che è una realtà, che da tanti anni ho una casa mia, ho un lavoro, un compagno, conduco una vita come qualsiasi altro adulto o quasi al mondo.
E più rimuginavo e più imbottivo dimenticando così i preziosi consigli di mio padre “mi raccomando non li riempire troppo altrimenti poi si rompono” e così è stato. Una volta messi a cucinare tre dei sette calamari non hanno retto al ripieno ed hanno ceduto.
“E che cazzo” e poi anche “ma porca di quella troia” ho urlato con tutto il fiato che avevo in corpo, proprio come avrebbe fatto una vera signora.
Questa foto prova che sono in negozio, sorridente. 



Nessun commento:

Posta un commento