lunedì 21 dicembre 2015

La valigia di Marsellus Wallace

Un mio amico l’altro giorno mi ha chiamata e mi ha detto che in questi giorni sarebbe passata a negozio una persona a ritirare una cosa che egli aveva messo in vendita su e-bay.
Questa cosa me l’aveva lasciata a negozio tempo prima. Volete sapere cosa era questa cosa? Non ve lo dico, ma non perché sia una cosa che non si può dire, non è nulla di illegale, però resterà un mistero, un po’ come il contenuto della valigetta di Marsellus Wallace in Pulp Fiction.
Qualche mattina fa sono arrivata a negozio proprio alle 10 del mattino, ero sola, contenta, rilassata, pensierosa, distratta, insomma non è che fossi proprio lucida, mi mancava ancora il caffè.
Non appena infilo le chiavi nella toppa sento dietro di me qualcuno che mi chiama “ILARIA”. Mi volto e mi trovo davanti un uomo anzi un omone.
Molto alto, grosso ma non grasso, pelato, con dei lineamenti piuttosto marcati, il nasone, la bocca grossa e carnosa, occhi grandi, orecchie grosse, sembrava gonfio. Indossava una tuta mimetica dell’esercito, una tuta mimetica color sabbia come quella che si usa nei posti desertici.
Io l’ho guardato e tra un pensiero e l’altro ho deciso che forse avevo avuto un’allucinazione uditiva e che sicuramente non aveva detto il mio nome.
Lui incrocia il mio sguardo e dice ancora “ILARIA”. Ma chi cazzo era? E cosa voleva un militare da me? Se poi era veramente un militare, io mica so riconoscere una tuta mimetica civile da una militare vera, le tute militari le trovi pure sulle bancarelle. Mi sembrava uno di quei tipi esaltati e un po’ troppo gasati sia per essere un civile che per essere un militare.
Dopo che il signore aveva pronunciato il mio nome per la seconda volta mi sono decisa a rispondere. “Si sono io, che è successo? Cosa devo fare?”
Io quando mi trovo a parlare con una forza dell’ordine vado subito nel pallone e mi viene sempre in mente una cosa che lessi tanto tempo fa in un romanzo di Scerbanenco, credo che fosse Venere privata, più o meno diceva che tutti gli italiani quando hanno a che fare con le forze dell’ordine si sentono in difetto, è tipo una cosa nella nostra mappa genetica, un riflesso incondizionato. Ad ogni modo essendo io un’italiana media ho avuto questa reazione.
Lui mi ha guardata in modo strano, forse però era il suo sguardo normale, però a me sembrava strano, truce, torvo, sfottente, e poi mi parla. Mi accorgo a quel punto che parlava pure in modo strambo, con un forte accento partenopeo, con una voce un po’ troppo squillante per la sua mole fisica e poi era anche vagamente effeminata, un insieme molto dissonante. “Ciao, sono venuto a ritirare quella cosa che ho comprato su e-bay, ce l’hai, sta qua?” Con tutta sincerità il tipo non mi sembrava troppo normale, era un mix di sergente palla di lardo, di Annie Wilkes di Misery non deve morire, di Marlon Brando in Apocalypse now.
Ok, mi sono detta, è venuto per quella cosa, nulla di preoccupante, (a dir la verità me lo sono detto per convincermi) la situazione era stravagante lo ammetto.
Gli dico di seguirmi all'interno del negozio, un una volta dentro ho pensato “e se mo sto pazzo mi mena? Se mi si butta addosso? Per quanto è grosso questo mi uccide, madonna santa e come faccio?”
Vista la situazione opto quindi per un atteggiamento gentile e colloquiale. “Ecco la cosa che sei venuto a ritirare, va bene?”
Lui la afferra, la rigira tra le mani e mi dice “mmmhhh, non è esattamente come mi aspettavo, manca qualche pezzo…non dovrei darti tutti i soldi stabiliti...mmmhhh”.  In quel momento ho pensato “appena vedo il mio amico che mi ha messo in questa situazione gli spacco la faccia, poi se continua a dire che la cosa non va bene che faccio? Gli do ragione? Ritratto sul prezzo? Dico che allora non se ne fa niente? E se s’incazza? Che situazione di merda!”
Dopo pochi secondi, sempre con quell'espressione un po’ violenta e dice “vabbè dai, prendi i soldi, va bene così”

Lo riaccompagno alla porta, mi chiudo a chiave dentro, mi asciugo dalla fronte il sudore freddo, tiro un sospiro di sollievo e credetemi, mi sono sentita esattamente come la protagonista di un film thriller di serie B, la classica donna che ha appena sfiorato la tragedia, che poggia la schiena al muro, si lascia scivolare sul pavimento e posa la testa sulle ginocchia ed inizia a singhiozzare. Ovviamente quest’ultima parte l’ho solo immaginata!

lunedì 14 dicembre 2015

OGGI NO :(

Qualcuno cantava "tieni il tempo con le gambe e con le mani" io non lo tengo il tempo, né con le gambe né con le mani e nemmeno ce l'ho per scrivere il sempre di lunedì. il natale è bello, se non mi uccide lo è ancor di più.

lunedì 7 dicembre 2015

Non sono una signora!

Oggi lavoro però a pausa pranzo ho chiuso e sono andata al volo a fare un po’ di spesa.
Dopo aver preso un po’ di cose per la settimana mi è venuto il solito dubbio su cosa fare per cena stasera. Ho gironzolato un po’ fra gli scaffali e poi mi sono fermata al banco del pesce ed ho dato un’occhiata a quello che c’era. La spigola l’avevo già mangiata sabato, il salmone fresco non mi piace, il merluzzetto spinato mi fa veramente tristezza, per cui ho optato per dei bei calamari. Come avrei potuto mai cucinare dei calamari? Ovviamente esiste un solo modo per fare dei calamari ad altissimo livello ed è quello “alla Vincenzo” e non temete non scriverò qui la ricetta, direi che di blog di cucina ce ne sono fin troppi.
Appena mi avvicino al banco il pescivendolo mi dice “salve signora, come posso aiutarla?”
Madonna mia, quando mi chiamano signora mi viene una cosa che non so ben definire, una sorta di tristezza mista ad angoscia, non sono pronta ancora ad essere chiamata signora, non ce la faccio.
“Allora, signora, prende i calamari?”
E continuava, porca miseria. Cosa avevo di tanto strano? Forse il mio nuovo taglio di capelli (un caschetto)? Forse era per via del rossetto? Forse la collana? Forse ho un piglio troppo deciso? Forse non ho più 23 anni ed è palese che ne ho 35 tondi tondi? Non ho 23 anni, questa cosa mi fa impazzire, non so se supererò mai questo shock.
“I calamari signora sono freschissimi, come li vuole cucinare?”
Forse era meglio se mi chiamava “stronza” anziché “signora”, l’avrei presa meglio.
“Credo di volerli fare imbottiti”
“Eh signora mia, ma è una ricetta complicata”
Che dovevo fare, gli dovevo dare due paccheri in pieno volto?  Ma tu guarda la miseria!
Comunque dopo una quindicina di “signora” e altre dubbiosità circa le mie capacità culinarie mi sono decisa a chiamare mio padre affinché mi desse la ricetta giusta e soprattutto i giusti ingredienti. Ho preso in mano il cellulare ed ho mandato un messaggio vocale a papà. Allora il giovane pescivendolo mi dice “Ah signora, suo padre deve essere un tipo moderno per saper usare wathsup”. Allora io dico “In che senso moderno” “Beh immagino che sia…mmmhhh.., grande di età, non tutti lo sanno usare il cellulare ad una certa età!”
Ok, mi sono detta, posso passare sul “signora”, posso passare sul fatto che creda che io non sappia cucinare, posso passare sopra tutto, ma mai e poi mai sul fatto che questo ragazzo pensi che mio padre sia un vecchio rincoglionito, quindi ho risposto “guarda che mio padre è giovane, ha 68 anni!”
“Ah, vabbè signò, mio padre ce n’ha 48”
Ma che era una gara a chi aveva il padre più giovane?
Mi dovevo vendicare. “Senti ma li pulisci i calamari, vero?”
“E certo signò, come li vuole?”
“Li voglio pulitissimi, mi devi togliere pure la pelle, pulire i tentacoli, svuotarli per bene e togliere tutte le tracce di inchiostro!”
Dopo una decina di minuti i calamari erano puliti, mi sono recata alla cassa, ho pagato e sono andata a casa a posare la spesa e a imbottire i calamari.
E mentre imbottivo pensavo, pensavo al fatto che per un ragazzo di venti anni io sono una signora, che la cosa effettivamente non è errata, che è una realtà, che da tanti anni ho una casa mia, ho un lavoro, un compagno, conduco una vita come qualsiasi altro adulto o quasi al mondo.
E più rimuginavo e più imbottivo dimenticando così i preziosi consigli di mio padre “mi raccomando non li riempire troppo altrimenti poi si rompono” e così è stato. Una volta messi a cucinare tre dei sette calamari non hanno retto al ripieno ed hanno ceduto.
“E che cazzo” e poi anche “ma porca di quella troia” ho urlato con tutto il fiato che avevo in corpo, proprio come avrebbe fatto una vera signora.
Questa foto prova che sono in negozio, sorridente.