lunedì 16 novembre 2015

LA GRANDE MADRE RUSSIA

Sabato sera siamo stati a cena al ristorante russo e sappiate sin da ora che quanto scriverò non sarà una recensione al ristorante, per quello c’è già quella gran rottura di palle di tripadvisor, diciamo pure che sarà una disquisizione in termini puramente colloquiali, il resoconto di un momento piuttosto improbabile.
La scelta del russo è venuta da una mia riflessione critica per quanto riguarda i ristoranti italiani. Non ho più voglia di andare a mangiare in un posto, anche il migliore sia ben inteso, dove la stessa pietanza con un minimo di impegno posso cucinarla anche io e poi con tutta sincerità i miei standard nel tempo sono diventati altissimi per cui ogni volta che vado a mangiare in un ristorante italiano ci resto male e mi pento di aver speso quei soldi. Ovviamente nei ristoranti italiani non è inclusa la pizzeria perché la pizza non la so fare e se pure mi impegnassi moltissimo non avrei comunque un forno a legna, infatti una pizza non cotta nel forno a legna non può nemmeno chiamarsi pizza.
Dunque, da queste riflessioni è nata la mia voglia di sperimentare cucine nuove e abitando a Roma ho molte più probabilità di trovare cucine alternative rispetto a molte altre città italiane.
Con la cucina cinese e giapponese ho già dato, ora voglio proprio cercare altrove, voglio provare altro. Il nostro tour gastronomico è iniziato quindi col ristorante russo.
Il ristornate russo che abbiamo trovato è veramente assurdo.
Praticamente un garage adibito a bar ristorante nel quale una volta entrati si perde totalmente la classica cognizione spazio-temporale. Ci sembrava di aver fatto un salto nel passato e la mia sensazione è stata quella di trovarmi incredibilmente nel 1988 poco prima della caduta del muro di Berlino. Il ristorante era un corridoio lungo e stretto con le pareti dipinte di rosa salmone e su di esse vi erano appesi grandi specchi, i tavoli erano per la maggior parte tondi e sia i tavoli sia le sedie erano rivestiti da un broccato acrilico lucido color perla. Ad una estremità del corridoio vi erano le cucine, all’altra estremità vi era la sala da ballo di colore azzurro cielo dove, udite udite, il sabato sera fanno sia discoteca che Karaoke, ovviamente in russo. La serata è iniziata subito col saluto del cantante. Il cantante, non trovo le parole per descrivere il cantante. Era un uomo sulla cinquantina che assomigliava uguale spiccicato a Sandy Marton, portava una camicia nera elasticizzata con pailettes applicate qua e là e credo che in testa avesse tipo un tupè, mentre cantava faceva qualche passo di danza, ma non che ballasse proprio, si atteggiava, faceva il piacione.
Oltre al cantante russo, i camerieri russi e ai cuochi russi ovviamente c’erano pure i clienti russi. C’era un tavolo con uomini e donne e le donne sembravano tante giovani Cindy Louper. Coi capelli cotonati, truccatissime, con certi tacchi che non portano manco le drag queen e ballavano e cantavano e bevevano come se non ci fosse stato un domani.
Non abbiamo mangiato un gran che, c’era un sacco di gente e in cucina si sono incasinati, però non importa perché la serata è stata troppo divertente e poi in vita mia non avevo mai cenato bevendo la vodka, anzi credo proprio di non aver mai bevuto vodka vera e propria ed ho scoperto essere una bevanda buonissima. La vodka era una vodka ucraina di betulla, di una leggerezza e una freschezza che non vi dico, ti accorgi di averla bevuta solo quando ti alzi dal tavolo, se riesci ad alzarti ovviamente.
L’acme della serata lo abbiamo raggiunto quando Sandy Marton  ha cantato in russo Mamma Maria dei ricchi e poveri, un brivido lungo la schiena, un’emozione fortissima. Ma chi me lo doveva dire che avrei ascoltato la versione russa di Mamma Maria mentre mangiavo il manzo alla Stroganoff , i khinkali georgiani e il borsh russo?
Quando sono uscita dal ristornate pensavo di trovare in strada Fiat Uno oppure qualche Ritmo, di vedere scorazzare in giro qualche ragazzo senza casco a cavallo del suo Ciao, di vedere qualche manifesto della DC o del PCI, o di sentire uscire dalla macchina di qualche truzzo le note di “Più ci penso e più mi viene voglia di lei” di Gianni Bella, invece ero nuovamente nel 2015.
 In questo scatto di Magda ci siamo io, M e Alfredo e lo abbiamo dedicato al mio papà Vincenzo.

 

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