lunedì 26 ottobre 2015

IN VINO (E AFFINI) VERITAS

Due sono le cose che l’essere umano ha creato per vivere questa vita al meglio. Due sono i perni attorno ai quali gira la vita di tutte le popolazioni della terra. Due sono le cose senza le quali la storia dell’uomo avrebbe lacune pericolosissime. Queste due realtà sono fondamentali ed essenziali, sono due cose che ci aiutano a sopportare la pesantezza della vita, che ci sostengono nei momenti difficili, che ci supportano qualora ce ne fosse bisogno.
Una è la religione, l’altra è l’alcool.
Non parlerò di religione, non preoccupatevi, non ho le competenze giuste e nemmeno m’interessa, quello che vorrei fare oggi è farvi capire in che modo l’uomo abbia creato l’alcolico personalizzato  utilizzando le materie prime della propria regione. La caratteristica dell’essere umano è che ha cercato nei secoli di distillare qualsiasi cosa pur di avere il proprio momento di obnubilazione, di allegrezza e di stordimento.
Inizierei dal vino. In ogni regione del pianeta terra dove è presente l’uva si produce del vino.
In Italia ovviamente, in Francia, in Spagna, in Argentina e così via.
I sottoprodotti del vino (ovvero liquori o distillati che nascono dal vino) sono tantissimi, per esempio il Brandy, il Marsala, lo Sherry, il Porto la Madeira,  il Cognac e ovviamente la Grappa.   
GIN- nasce in Olanda e poi approda in Inghilterra, è distillato di bacche di ginepro, da qui il nome gin.
RUM- prende vita grazie agli schiavi nei Caraibi i quali facevano fermentare la melassa dello zucchero di canna. Il RUM è fatto di zucchero di canna perché nei Caraibi si coltivava appunto la canna da zucchero.
VODKA- i russi nelle loro sconfinate terre fredde e ghiacciate hanno fatto loro la coltivazione delle patate, perché non farla diventare anche una bomba alcolica. La vodka è fatta di patate.
TEQUILA- cosa abbonda nei deserti messicani? Forse le fragole? Forse le pesche? No, né l’una né l’altra. L’agave, il Messico è pieno di agavi. La tequila si fa col frutto dell’agave.
SAKE’- siamo in Giappone, terra del riso e del sushi. Per fortuna i giapponesi non hanno pensato di distillare il pesce ma il riso.
WHISKY- Scozia e Irlanda hanno da sempre abbondato nella coltivazione dell’orzo, perché non conservarlo in botti di legno con dell’acqua per vedere cose succedeva? Ecco che s’inventano il whisky.
CALVADOS- famosissimo per quanto mi riguarda perché il liquore preferito dall'investigatore Marco Buratti alias “L’alligatore” dello scrittore Massimo Carlotto. Il Calvados è un distillato di mele.
CURACAO- un distillato di origine olandese fatto con alcool e bucce di arancia.
VOV- Per me una schifezza incredibile. A chi cavolo è venuta l’idea di far macerare il bianco dell’uovo nell’alcool?  
ASSENZIO- un distillato fortissimo di erbe, fiori e in massima parte di foglie di assenzio. Il colorito è di un bel verde vivace, i poeti francesi del decadentismo lo soprannominarono “la fée verte”, ovvero la fata verde.
MAOTAI- il liquore cinese più famoso al mondo, il Maotai è un distillato di sagina. E pensare che noi la sagina la usiamo per fare le scope.
AIVEN- pensate che nelle steppe asiatiche dove dalla terra non nasce nulla hanno avuto la geniale idea di far fermentare il latte, non pensando minimamente né allo yogurt né alla ricotta, ma ad un alcolico.
L’illustrazione dal titolo “fata verde ubriaca” è di mio, sempre e comunque, fratello Andrea Giacofandonio.
 
 

 

lunedì 19 ottobre 2015

Anomalie geometriche

Lo ammetto, la cosa che più mi stressa del mio variegato lavoro sono i paralumi.
Tutti i giorni mi occupo di una serie di cose: la scelta dell’oggettistica, i campionari dell’abbigliamento, la vendita, i rapporti con i clienti, i rapporti con i fornitori, tutte cose molto interessanti e stimolanti.
Ma l’ordine dei paralumi è una cosa che i fa diventare matta. Ora vi spiego un po’ come funziona.
In negozio ho una serie di paralumi che fungono da campionario, poi ho delle mazzette di stoffe di varie fatture e colori, ho un metro da sarta, un quaderno a quadretti e basta. La gente arriva in negozio e mi chiede di fare un paralume su misura, io gli mostro il campionario e chiedo se una di quelle forme che sono già in mio possesso può fare al caso loro, il più delle volte però le misure dei paralumi che ho non vanno bene, per cui armata di metro e matita cerco di far capire al cliente come potrebbe venire il futuro paralume. Insieme scegliamo il diametro inferiore, l’altezza e il diametro superiore, poi scegliamo la stoffa e infine chiamo l’artigiano e gli detto le misure, così dopo qualche giorno arriva il paralume ordinato. Sembra semplice e in realtà lo sarebbe se tutti quelli che vogliono un paralume su misura non fossero dei malati di mente. Tutti, sono tutti degli psicopatici in cerca dell’agnello sacrificale e quell'agnello sono io. Sembra che tutti quelli che vengono da me non hanno ancora trovato uno scopo nella vita e che improvvisamente vedendomi lì si rendano conto che lo scopo c’è, è sempre stato sotto i loro occhi, il loro scopo nella vita è avere un paralume perfetto e in più rompere le palle a me.
Il mio amato M. quando torno a casa la sera stressata e incazzata come poche cose al mondo a causa di un cliente e del suo paralume, incerto e stupito mi chiede “ma veramente al mondo c’è chi si fa fare i paralumi su misura?” e amaramente devo ammettere che sì, c’è chi vuole un paralume su misura e che disgraziatamente io sono su questa terra anche per questo motivo.
Senza altri preamboli vi racconto cosa mi è successo martedì scorso.
Entra in negozio un signore distinto e non troppo giovane, direi un settantenne e con sé portava anche la sua lampada. Mi dice allora di non voler un classico paralume, un tronco di cono per intenderci, bensì un parallelepipedo. Ok, rispondo, si può fare, avendo portato anche la base potevo di certo fare un lavoro migliore, per le proporzioni e così via. Gli chiedo allora se il parallelepipedo lo voleva quadrato o rettangolare e lui mi risponde di volerlo a punta. Ecco qua, già iniziavo a sudare freddo. Un parallelepipedo a punta, dio mio. Dopo una serie di domande e una serie di disegnini approssimativi giungo alla conclusione che il signore intendeva una piramide tronca.Detto ciò gli chiedo quanto grande doveva essere il paralume. Ho preso il metro e gli ho chiesto quanto lungo doveva essere il lato, lui di botto mi dice “almeno 60 cm”. Io lo guardo scettica e gli dico che con un lato da 60 cm verrebbe una cosa enorme e che la lampada era troppo piccola per un paralume così grande. Poiché palesemente non riusciva ad immaginare la figura tridimensionalmente gli dico di considerare la diagonale, peggio che andar di notte, manco avessi detto di recitare un endecasillabo falecio. “Mmhhh” mi dice lui con sguardo indagatore, “e quanto sarebbe lunga questa diagonale”, io rispondo “molto più del lato ovviamente”, poi disperata continuo “non me lo ricordo come si calcola la diagonale però col mio metodo empirico posso saperlo subito”. Libero il tavolo da lavoro, disegno a matita proprio sul tavolo un quadrato da 60 cm e poi col metro prendo la misura da un angolo all'altro, circa 80 cm. “Troppo grande” mi dice il signore. Quindi si prende il quaderno, mi chiede una squadretta, prende una matita e inizia a fare una cosa assolutamente senza senso. Disegnava la piramide tronca senza attenersi né ai centimetri della squadretta né tanto meno ai quadratini del foglio. Vedendolo in quello stato confusionale gli dico “le do un’idea, faccia finta che ogni quadratino corrisponda ad un centimetro, così farà un disegno in scala, certo dovrà usare l’immaginazione ma è la cosa più logica che in questo momento mi viene in mente”. Mi guarda con una faccia strana e mi dice “già, ha ragione”. Dopo un’ora, fra disegnini, misure, parole inutili, chiacchiere al vento e varie follie geometriche, il signore partorisce il progetto. Al momento di andare via gli chiedo un acconto e il numero di telefono, lui mi dà 20 euro e il suo bigliettino da visita. Leggo incuriosita di cosa si occupasse quest’uomo affetto da evidente disordine mentale e indovinate un po’, l’uomo era un ARCHITETTO.
In quel momento avrei voluto trafiggerlo con la squadretta, strozzarlo col metro, dargli così tante mazzate da farlo diventare una sfera. Invece no, mi sono limitata ad immaginarlo piegato sul suo tecnigrafo intento a disegnare l’improbabile progetto per una cucina ikea, mentre alle sue spalle Pitagora cercava di sgozzarlo con un goniometro.
  Ecco una cucina IKEAND di mio, sempre e comunque, fratello Andrea Giacomantonio.                                                                                     
 

 

lunedì 12 ottobre 2015

E-BOOK O NON E-BOOK?

Ormai la maggior parte di libri che leggo li leggo sul mio e-book.
L’e-book è per me un’invenzione fantastica, un aggeggio meraviglioso, un passo incredibile  verso l’ottimizzazione e la conoscenza. L’e-book per quanto riguarda utilità e semplificazione della vita sta sullo stesso piano della lavatrice e dell’aspirapolvere.
I libri on-line costano meno che i libri di carta, occupano decisamente meno spazio e tra l’altro non inquinano. I grandi classici puoi scaricarli gratis e se ti appassioni ad un autore puoi facilmente trovare tutti i suoi scritti in un minuto. Puoi farti passare un libro da un tuo amico e non devi ricordarti di restituirglielo, se mentre leggi ti capita di incappare in una parola di cui non conosci il significato puoi tenerci il dito premuto sopra (sulla parola) e come d’incanto Devoto e Oli te la spiegano e se vai in vacanza puoi portare con te tutti i libri che vuoi. La durata minima della batteria di un e-book è di 3 mesi se leggi tantissimo altrimenti molto di più se leggi di meno.
La cultura si muove da sempre come un cavallo imbizzarrito, nessuno può fermarla, nessuno l’ha mai fermata. Dai tempi degli egizi, dei greci, dei romani, passando per il medio evo, per l’età moderna e così via, la scrittura e la conoscenza avanzano insieme scavalcando ogni ostacolo. Se oggi il modo affinché un libro sia fruibile a tutti è l’e-book allora così sarà.
Detto questo ora vi dirò cosa mi dice la gente quando tesso le lodi del mio piccolo e geniale amico e-book.
1)      Ma non ti manca l’odore della carta?
Questa è la prima cosa che mi dicono, pare che sono tutti diventati sniffatori di carta, tutti sommelier delle pagine. Il libro loro non lo leggono, lo annusano come i cani. E poi quando te lo dicono sono convinti di dirti una cosa troppo poetica.
2)      Come fai senza il rumore delle pagine?
E anche qui sono diventati tutti fini conoscitori della musicalità dell’aria. Ci manca solo che dicano che riescono a riconoscere un libro dal rumore delle pagine.
3)      E poi come fai quando lo hai finito? Non puoi metterlo in libreria?
Di solito questi soggetti badano più all'oggetto in sé che al contenuto, come se avendolo in carne ed ossa il libro avesse più valore.
4)      Sì, ma non è la stessa cosa.
Ma cosa diavolo cambia? Un libro è un libro, lo devi leggere, devi usare gli occhi, usare la testa, usare le mani, avere concentrazione. Se leggi il giornale, il bugiardino dei medicinali, una ricetta, un articolo su internet, i volantini delle pubblicità, perché non puoi leggere anche un e-book?
Non capisco, quando hanno inventato le musicassette, la gente non ascoltava più la musica perché aveva nostalgia dei dischi in vinile?
5)      Non lo senti distante?
Ma chi? L’autore? Se è per questo non è che se leggo il libro di carta lo ha scritto lui di suo pugno solo per me!
Tutto ciò che ho scritto non è per convincervi ad usare l’e-book, di questo non me ne frega niente, solo che vorrei farvi capire che a me piace e vi assicuro che non mi perdo nulla di tutto ciò che costantemente mi chiedete.
La cosa importante però è un’altra: invece di farvi tante pippe sulla poeticità del libro di carta o sulla freddezza del libro elettronico, fate una cosa semplice, LEGGETE punto e basta. Amate tanto il profumo della carta? Non potete fare a meno del rumore paradisiaco della pagina sfogliata? Volete una libreria piena zeppa di libri? Volete abbracciare il vostro libro? Ci volete fare sesso? Non potete fare a meno di toccarlo? Lo volete avere a tutti i costi? Allora ho un consiglio per voi: andate in libreria, comprate i libri e leggeteli.
Vi giuro che il prossimo che ha qualcosa da ridire sul mio e-book lo costringo a dirmi i titoli di tutti i libri che ha letto nell'ultimo anno. Secondo me potrei avere spiacevoli sorprese!
Il mio e-book è molto elegante, porta sempre i baffi a manubrio.