lunedì 6 luglio 2015

L'UOMO DELLE STELLE

Aveva passato una nottata insonne, pensieri su pensieri, angosce, paure, uno stato d’ansia mai provato prima. Era arrivato in quell'hotel soltanto il giorno prima ma sembrava che stesse lì da un’eternità. Erano le 5 del mattino, steso sul letto con gli occhi sbarrati e un peso nel cuore enorme. La fuga era stata abbastanza semplice, non aveva lasciato tracce di sé, nessuno sembrava averlo seguito, nei telegiornali nessuno parlava di quello che era successo, sempre se quello che era successo era successo per davvero.
Non poteva soltanto averlo immaginato, non era possibile, il siero rubato era affianco a lui sul comodino, e non era nemmeno possibile che avesse sbagliato boccetta, nel laboratorio in cui lavorava aveva avuto sotto gli occhi quell'ampolla per un sacco di tempo, sapevano tutti cosa contenesse e lui più di tutti, era una sua creatura. Vent'anni gli ci erano voluti per arrivare a quella formula, ettolitri di acidi, quintali di polveri, alambicchi, pipette, esperimenti non riusciti e anche un certo numero di cavie mandate al creatore dei topi. Non poteva essere diversamente, aveva rubato il siero alla società per cui lavorava e prima o poi lo avrebbero trovato.
Non aveva agito in nome del dio denaro, non avrebbe mai venduto la sua formula ad un’altra società per quanto ne avrebbe ricavato soldi per sé e per i suoi per almeno 4 generazioni, non lo aveva fatto perché non era sicuro del risultato,  lo aveva fatto soltanto perché sarebbe dovuto essere lui il primo a provare la propria invenzione per poi frenare ciò che stava ineluttabilmente accadendo.
Non aveva nessun piano a tal proposito, la notte non aveva portato consiglio, anzi era stata deleteria, non aveva idea di come agire ma qualcosa bisognava pur fare.
 I candidati ideali per la sua invenzione erano uomini giovani con una certa prestanza fisica, preparati da tempo a quello che avrebbero trovato laggiù una volta compiuto il viaggio, erano astronauti pronti a svolgere il proprio compito. Era questo che a lui non andava giù, anche questa volta il governo avrebbe avuto tutto sotto controllo e una volta che la sua formula sarebbe stata nelle loro mani, lui non ne avrebbe più saputo nulla, non sarebbe venuto a conoscenza di nessun esito e cosa ancora più grave, di lui non si sarebbe mai saputo niente, come se non fosse mai esistito. Avrebbero cancellato il suo nome, avrebbero fatto sparire qualsiasi traccia della sua esistenza, per la moglie sarebbe morto, sua figlia presto sarebbe diventata orfana.
Quando iniziò il progetto e per tutti i vent'anni di lavoro successivo nessuno glielo aveva detto, aveva capito tutto soltanto il giorno prima. Il governo voleva mandare uomini nello spazio affinché spegnessero più stelle possibili nella nostra galassia, per lanciare un chiaro messaggio agli altri abitanti del cosmo, volevano che restasse solo il pianeta terra a brillare, il pianeta più forte.
Desiderio, questa era la parola che si diceva mentre studiava e sperimentava, il nome del suo progetto, una parola carica di negatività a pensarci, ma lui non vi aveva fatto caso, desiderio.
De sideris, senza stelle. Era questo che volevano, un cielo privo di stelle e gli esseri umani non avrebbero retto a lungo senza gli astri. Sopra di noi una volta buia e paralizzante, senza punti di riferimento, il vuoto assoluto tutto intorno e questo solo per sottolineare la nostra grandezza.
No, non poteva permetterlo, non aveva idea di come avrebbe fatto ed era bloccato dalla paura.
Disteso sul letto pensava a tutte le possibilità, pensava a come agire una volta arrivato dall'altra parte, non aveva idea di cosa ci fosse. Poi pensava a sua moglie e sua figlia, purtroppo per loro non sarebbe cambiato nulla, se restava lo avrebbero ucciso, se partiva non sarebbe più tornato. Oppure forse qualcosa poteva cambiare, per loro, per la gente del pianeta ma tutto ciò lo avrebbe scoperto soltanto una volta arrivato là giù.
Mentre pensava a tutte le possibilità finali per la sua vita, sentì rumori di auto che provenivano dal parcheggio dell’hotel, erano loro, lo sapeva. Si mise a sedere sul letto, prese la boccetta col fluido rosso, la aprì e senza indugi lo ingoiò tutto d’un fiato. Ora sentiva passi che si avvicinavano alla sua stanza, non aveva più tempo, bisognava partire. Andò in bagno, attraversò il pavimento a scacchi bianco e nero, poggiò le mani sul quel lavabo liberty che poco c’entrava in quell'hotel da quattro soldi e si sentì leggero. Si guardò allo specchio tondo appeso alla parete e il viaggio ebbe inizio. Presto sarebbe diventato l’uomo delle stelle.
Le avrebbe salvate tutte, questa ora era la sua missione. 
Il mini-metraggio è di mio, sempre e desiderosamente, fratello Andrea Giacomantonio. 

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