mercoledì 29 luglio 2015

GOCCIA A GOCCIA

“Una goccia d’acqua nel mare” è quella frase che si usa solitamente per sottintendere che l’azione del singolo non può cambiare gli eventi del mondo e che quindi non apporta cambiamenti essenziali nella storia. Se questa è la triste storia della goccia d’acqua nel mare, non lo è assolutamente quella della goccia di mare nell'orecchio di una persona. Questo si che può cambiare l’assetto e soprattutto l’equilibrio dell’intero creato. La goccia in questione può veramente rovinarti la giornata e quando sei in vacanza e non hai così tante giornate da poter rovinare, diciamo quindi che ti incazzi abbastanza.
La goccia d’acqua stronzissima si insinua nella tua cavità auricolare in modi veramente fantasiosi. Oddio, a dir la verità a me succede così, non so a voi. Per esempio non mi capita di certo quando faccio una capriola sott'acqua, che sarebbe pure normale visto l’accappottamento totale del corpo, non mi capita nemmeno quando faccio un’immersione più o meno profonda, diciamo meno, ormai il mio record è di 20 cm. E nemmeno se faccio un tuffo di testa, che vista la situazione potrebbe prestarsi poiché sbatto la faccia sull'acqua ad una certa velocità. La goccia del cavolo a me si infila nell'orecchio sempre allo stesso modo: sono sopra uno scoglio, il mare può essere sia piattissimo che agitato, sto leggendo ad una distanza di sicurezza collaudata visto che non voglio bagnare il libro, assorta nella mia lettura arriva senza alcun preavviso un’ondina che si infrange sullo scoglio in modo del tutto disordinato, dall'ondina si sprigionano una serie di schizzetti e goccioline che vacillano nell'aria cercando un posto su cui andarsi a schiantarsi e fra queste una e soltanto una, mi vede, si da una spinta un po’ più energica, mi punta l’orecchio e ci si tuffa dentro. Mi succede sempre così, sempre. Quando sento l’intrusa scivolare lentamente nel mio orecchio, prima mi viene da bestemmiare, poi subito piego il capo e con colpi forti lo scuoto da un lato per farla uscire il più presto possibile. Che ve lo dico a fare poi come sta la mia cervicale, la gocciolina nel frattempo s’è fatta la casa nel mio orecchio e ogni volta che sposto la testa o da una parte o dall'altra sento “truuu, truuu, tru”.
Il fatto è che la roba nelle orecchie mi fa diventare scema. Una volta qualche hanno fa per esempio, quando abitavo ancora a via di Casal Bertone, avevo dei vicini di casa con un bimbo che urlava tutta la notte. Dopo una settimana decisi di comprarmi i tappi per le orecchie. Bene, il mattino dopo da una delle orecchie non ci sentivo più. Mi sono messa a piangere e sono andata in farmacia, il farmacista allarmato mi ha chiesto cosa avessi e dopo che gliel'h raccontato s’è fatta una risata mentre io soffrivo ed ero terrorizzata. Poi mi ha dato delle gocce e dopo qualche ora ho riacquistato l’udito ma sono rimasta shoccata.

Ritornando alla gocciolina, mi vengono dei nervi che manco vi immaginate perché l’acqua nell'orecchio mi fa perdere l’equilibrio, non proprio che cado per terra ma tipo che mi gira un po’ la testa, non mi sento del tutto lucida. Solitamente la gocciolina sta nell'orecchio per una giornata intera a meno che mia madre non abbia lo spray auricolare che una volta spruzzato all'interno prima mi fa torcere le budella dalla paura di restare per sempre sorda, poi uscendo si porta via pure la gocciolina. Lo spray però non ce l’ha sempre per cui devo aspettare paziente la notte, poggiare la testa sul cuscino e quando sto nel dormiveglia sentire quella microscopica stronza che scivola fuori dall'orecchio e va a posarsi gentilmente sul cuscino. A quel punto mi verrebbe di togliermi la camicia da notte vestirmi di tutto punto e andare a ballare tanta è la voglia di recuperare la giornata persa appresso all'acqua nell'orecchio. Poi invece mi giro dall'altro lato e mi metto a dormire. Ora però quando vado a mare sugli scogli faccio una cosa molto saggia e intelligente, mi metto un cappello a tesa larga e penso a cosa dovrà inventarsi la prossima gocciolina pur di entrarmi nell'orecchio, voglio proprio vedere la stronza come farà. 
Ecco tante stronze gocce d'acqua fotografate da mio, sempre e comunque, fratello Andrea Giacomantonio. 

PS: poiché sono in vacanza il Sempre di Lunedì lo scrivo un po' quando mi pare!!

martedì 21 luglio 2015

IL VENTO CALDO DELL'ESTATE.

La verità è che ieri mi sono completamente dimenticata di scrivere il blog. Mi è proprio passato di mente, non ho avuto nessuna avvisaglia, nulla, non me ne sono ricordata, punto e basta.
Poi però stamattina mi sentivo un po’ strana, mi mancava qualcosa, una sensazione di totale annullamento mentale che riesco a provare solo quando sono a Maratea…aaahhh, ecco, svelato l’arcano, sono a Maratea!
Sono arrivata solo l’altro ieri e già mi sono scollegata dalla realtà, non così tanto però da non notare le solite incongruenze della gente nei periodi di vacanza. Mi è bastata una domenica di spiaggia per procurarmi una piccola riserva per il blog di oggi che poi doveva essere di ieri.
L’abbigliamento sbagliato
Non c’è nulla da fare, ci sono donne che ancora non hanno capito che la scarpa col tacco sulla spiaggia è veramente fuori luogo. Lo è sulla costiera Romagnola figuriamoci sulle frastagliate coste tirreniche. Ma lo fanno, lo fanno sempre, scendono i primi tre gradini poi mettono il primo piede sulla sabbia e “track”, vedi proprio la caviglia che si piega in modo del tutto innaturale. Il risultato finale è che se volevano essere super fighe con il taccazzo, sembrano invece delle poveracce con la caviglia gonfia come un cotechino. Lo stesso vale per i costumi da bagno da sera, quelli pieni di pietre preziose, paillettes o strass: dopo la prima seduta sui ciottoli, oppure sullo scoglio puntuto ecco che il costume perde pezzi un poco alla volta e inizi seriamente a pensare che il giorno dopo è meglio mettere un costume di un materiale più resistente, tipo di pietra vulcanica.
Il problema dell’abbigliamento sbagliato vale anche per quello di tipo pressoché trasparente: sto parlando di topless e tanga o slip affini. Poiché per fortuna il 90 per cento di noi donne non è di certo Elle Macpherson, che giustappunto chiamavano “the body”, non è necessario lasciare scoperti punti che non sono la nostra parte migliore, accattatevi delle mutande e pure dei pezzi di sopra e usateli.
La tecnologia in salamoia
Ho visto più macchine fotografiche e smartphone immersi in acque salate in questi anni che guarracini vicino alle secche che mangiano indisturbati (i guarracini sono pesciolini neri che abbondano nei nostri mari). Ho visto anche molti fidanzati imbestialiti perché pur di accontentare le proprie ragazze con foto alla Oliviero Toscani si sono immersi fino alla cintola per trovare l’inquadratura perfetta e  poi essere travolti da un’onda improvvisa che non lascia scampo a nessuno, figuriamoci al telefonino. Lo stesso ho visto anche sul pontile del porto, ganzi acchitati da barca che saltano agili per giungere a poppa e immantinente vedere anche i loro cellulari volare e cadere nell’acqua. Quando vedo queste cose rido molto, fuori e dentro di me.
Il servizio imperfetto
Vi prego, quando andate in vacanza il mese di agosto cercate di essere il più possibile lucidi e ragionevoli: è impossibile andare a cena in un ristorante e trovare un servizio perfetto, non si può.
È umanamente impossibile che decine e decine di persone che vanno a cenare alla stessa ora e nello stesso ristorante possano pretendere un servizio ineccepibile. Abbiate pazienza, prima o poi mangerete e mi raccomando non prendetevela con i camerieri. Lo stesso vale per i bar e per le pizzerie. E per favore, non andate a scrivere su tripadvisor che il 15 di agosto avete mangiato malissimo in un ristornate in riva al mare perché allora siete dei coglioni e più coglione è chi vi legge e vi crede.
Baywatch
Ecco, poiché non viviamo in un telefilm ambientato sulle coste californiane, state attenti sempre ai segnali. Se sulla spiaggia il bagnino issa la bandiera rossa vuol dire che il bagno non si può fare o quanto meno è molto sconsigliato farlo. Se siete dei temerari e sapete tutto voi sulle onde e la risacca allora sappiate che se vi succede qualcosa il bagnino non è obbligato a venirvi a salvare, però è utile che sappiate soprattutto che è possibile che egli lo farà e metterà a repentaglio la propria vita per voi che siete delle grandi teste di cazzo.  
Se soffrite di mal di mare non andate in barca con l’amico che vi ha invitato magari anche per spararsi la posa, è possibile che gli vomitiate a bordo. Il mal di mare è bastardo, ti colpisce quando meno te lo aspetti. A mare cercate di mangiare poco, leggero e fresco. Non morirete certo di fame se per qualche ora non mangiate la pasta o l’arrosto, avrete un inverno davanti per ingozzarvi come maiali. Se vi becco a lasciare una sola cartaccia o una bottiglia di plastica sulla spiaggia o sugli scogli ve la faccio ingoiare oppure ve la ficco su per quel posto o forse vi meno, non lo so , devo decidere ancora  la punizione migliore, quella più esemplare.
E con questo ultimo consiglio vi lascio alle vostre tanto agognate vacanze.

Vi mando un abbraccio universale e fresco come un ghiacciaio.
La foto dei guarracini è di mio, sempre e comunque, fratello Andrea Giacomantonio. 


                                          

lunedì 13 luglio 2015

UNA GIORNATA QUALUNQUE

Oggi lavoro ma non per questo mi esimerò dal mio consueto compito. Mi è venuta un’idea per questo post, farò una cosa un po’ diversa, scriverò poco ma ci saranno un sacco di foto.
Le foto sono fatte male e senza alcun filtro o ritocco, non ho una macchina fotografica da un milione di dollari, non ho idea di dove siano gli effetti super fighi sul telefonino e non me ne frega niente, vado fiera delle mie foto di merda.
Peraltro ho anche molti amici fotografi di professione, ecco cari amici, sappiate che dietro questi scatti non vi è nessuna velleità artistica, lo giuro, non mi aggiungerò alla schiera di fotografi che fotografano una foglia morta e si sentono Cartier-Bresson, che forse manco sanno chi è.
Ho documentato grossomodo una mia giornata tipo. Gesti quotidiani e per niente eccezionali, cose che faccio tutti i giorni anche se poi tutti i giorni le faccio per la prima volta, come tutti. Nessun giorno è uguale ad un altro e quindi nemmeno questo. Buona visione.E cominciamo con la prima colazione mentre M ci saluta dalla sua cella-studio-rifugium, E' nell'ombra e si vede poco ma c'è.          
Vi saluto anche io, così nessuno se la prende a male...ciao! 
A questo punto posso anche uscire di casa, rigorosamente in versione TELETABIS
 Prendo il motorino, quello rubato e poi ritrovato 
e arrivo al quartiere Coppedè, uno dei più belli di Roma 
 e sono pronta per cominciare una giornata di lavoro. Apro la porta e si va.
 Poi arriva mio fratello e ognuno di noi inizia fare cose

Poi mio fratello Andrea ha un'idea meravigliosa, ovvero  scoprire come si dice "Ilaria è na merda" in tutte le lingue del mondo.
A questo punto è l'ora di una sigaretta, come potete notare dopo anni di tabacco ancora non ho imparato a rullare, così mi coadiuva una portentosa macchinetta. 

Mentre fumo fuori dal negozio vedo una scena strana, uomini per strada con fotocopiatrici,
 chissà cosa ne faranno?
La giornata continua più o meno tranquilla, continuiamo a fare cose e vedere gente, poi decidiamo di farci un autoscatto per salutarvi tutti. 
Ilaria e Andrea Giacomantonio in "una giornata qualunque"


                                                                                           


lunedì 6 luglio 2015

L'UOMO DELLE STELLE

Aveva passato una nottata insonne, pensieri su pensieri, angosce, paure, uno stato d’ansia mai provato prima. Era arrivato in quell'hotel soltanto il giorno prima ma sembrava che stesse lì da un’eternità. Erano le 5 del mattino, steso sul letto con gli occhi sbarrati e un peso nel cuore enorme. La fuga era stata abbastanza semplice, non aveva lasciato tracce di sé, nessuno sembrava averlo seguito, nei telegiornali nessuno parlava di quello che era successo, sempre se quello che era successo era successo per davvero.
Non poteva soltanto averlo immaginato, non era possibile, il siero rubato era affianco a lui sul comodino, e non era nemmeno possibile che avesse sbagliato boccetta, nel laboratorio in cui lavorava aveva avuto sotto gli occhi quell'ampolla per un sacco di tempo, sapevano tutti cosa contenesse e lui più di tutti, era una sua creatura. Vent'anni gli ci erano voluti per arrivare a quella formula, ettolitri di acidi, quintali di polveri, alambicchi, pipette, esperimenti non riusciti e anche un certo numero di cavie mandate al creatore dei topi. Non poteva essere diversamente, aveva rubato il siero alla società per cui lavorava e prima o poi lo avrebbero trovato.
Non aveva agito in nome del dio denaro, non avrebbe mai venduto la sua formula ad un’altra società per quanto ne avrebbe ricavato soldi per sé e per i suoi per almeno 4 generazioni, non lo aveva fatto perché non era sicuro del risultato,  lo aveva fatto soltanto perché sarebbe dovuto essere lui il primo a provare la propria invenzione per poi frenare ciò che stava ineluttabilmente accadendo.
Non aveva nessun piano a tal proposito, la notte non aveva portato consiglio, anzi era stata deleteria, non aveva idea di come agire ma qualcosa bisognava pur fare.
 I candidati ideali per la sua invenzione erano uomini giovani con una certa prestanza fisica, preparati da tempo a quello che avrebbero trovato laggiù una volta compiuto il viaggio, erano astronauti pronti a svolgere il proprio compito. Era questo che a lui non andava giù, anche questa volta il governo avrebbe avuto tutto sotto controllo e una volta che la sua formula sarebbe stata nelle loro mani, lui non ne avrebbe più saputo nulla, non sarebbe venuto a conoscenza di nessun esito e cosa ancora più grave, di lui non si sarebbe mai saputo niente, come se non fosse mai esistito. Avrebbero cancellato il suo nome, avrebbero fatto sparire qualsiasi traccia della sua esistenza, per la moglie sarebbe morto, sua figlia presto sarebbe diventata orfana.
Quando iniziò il progetto e per tutti i vent'anni di lavoro successivo nessuno glielo aveva detto, aveva capito tutto soltanto il giorno prima. Il governo voleva mandare uomini nello spazio affinché spegnessero più stelle possibili nella nostra galassia, per lanciare un chiaro messaggio agli altri abitanti del cosmo, volevano che restasse solo il pianeta terra a brillare, il pianeta più forte.
Desiderio, questa era la parola che si diceva mentre studiava e sperimentava, il nome del suo progetto, una parola carica di negatività a pensarci, ma lui non vi aveva fatto caso, desiderio.
De sideris, senza stelle. Era questo che volevano, un cielo privo di stelle e gli esseri umani non avrebbero retto a lungo senza gli astri. Sopra di noi una volta buia e paralizzante, senza punti di riferimento, il vuoto assoluto tutto intorno e questo solo per sottolineare la nostra grandezza.
No, non poteva permetterlo, non aveva idea di come avrebbe fatto ed era bloccato dalla paura.
Disteso sul letto pensava a tutte le possibilità, pensava a come agire una volta arrivato dall'altra parte, non aveva idea di cosa ci fosse. Poi pensava a sua moglie e sua figlia, purtroppo per loro non sarebbe cambiato nulla, se restava lo avrebbero ucciso, se partiva non sarebbe più tornato. Oppure forse qualcosa poteva cambiare, per loro, per la gente del pianeta ma tutto ciò lo avrebbe scoperto soltanto una volta arrivato là giù.
Mentre pensava a tutte le possibilità finali per la sua vita, sentì rumori di auto che provenivano dal parcheggio dell’hotel, erano loro, lo sapeva. Si mise a sedere sul letto, prese la boccetta col fluido rosso, la aprì e senza indugi lo ingoiò tutto d’un fiato. Ora sentiva passi che si avvicinavano alla sua stanza, non aveva più tempo, bisognava partire. Andò in bagno, attraversò il pavimento a scacchi bianco e nero, poggiò le mani sul quel lavabo liberty che poco c’entrava in quell'hotel da quattro soldi e si sentì leggero. Si guardò allo specchio tondo appeso alla parete e il viaggio ebbe inizio. Presto sarebbe diventato l’uomo delle stelle.
Le avrebbe salvate tutte, questa ora era la sua missione. 
video
Il mini-metraggio è di mio, sempre e desiderosamente, fratello Andrea Giacomantonio.