lunedì 8 giugno 2015

FROM MARATEA WITH LOVE

Parecchi anni fa andai ad un concerto di non ricordo chi e non ricordo dove, era una band italiana del meridione, però davvero non ricordo il nome, ho la sensazione però che fossero abbastanza famosi, ma evidentemente non abbastanza per ricordarli. Comunque non è importante perché la cosa che devo raccontare non c’entra nulla con la band.
Era appena finito il concerto e stavo bevendo una birra con degli amici quando vedo un gruppo di ragazzi accalcarsi vicino a uno della band che in quel momento li onorava della sua presenza. Tutti facevano complimenti, cercavano in ogni modo di attirare l’attenzione del ragazzo, chi chiedeva qualcosa a proposito di un pezzo, chi lo informava di avere amici in comune, chi si accontentava di toccargli una spalla. Poi ad un certo punto sento un ragazzo dire al tipo della band “sai, io sono di Maratea, più o meno siamo vicini di casa!”
L’affermazione mi incuriosì non poco, mi allontanai dai miei amici e mi avvicinai al ragazzo che diceva di essere di Maratea.
Lo guardai con attenzione, cercai di capire chi cavolo fosse, ma nulla, mai visto in vita mia. Possibile che non conoscessi un ragazzo della mia età di Maratea? Ora, per voi che non venite da un paese (e non dalla provincia, sia ben chiaro, noi paesani non siamo dei provinciali) potrebbe essere normalissimo non riconoscere una persona, ma per me invece fu una cosa assurda. In un paese di 5000 anime, con soltanto due scuole e un unico posto dove passare il tempo, non riconoscere un mio coetaneo era fuori discussione.
Il membro della band gli diceva “ah, ma che bello, è un posto stupendo, ci sono stato e il mare è fantastico” e lui “è vero, proprio un bel posto, sono molto fortunato”.
E no, non potevo mica permettere ad un palese millantatore di prendersi dei meriti che non gli spettavano per niente! Fui presa da un moto di campanilismo furente, mi misi tra il membro della band e il finto marateota  e dissi “scusa, ho sentito che sei di Maratea, ma come ti chiami? È strano, mi sembra di non averti mai visto!” L’impostore pur di non fare una figura di merda con il tipo della band continuava imperterrito a dire che era proprio di Maratea, però il tipo della band per fortuna aveva altro a cui pensare, infatti si divincolò dalla folla e se ne andò. Restammo io lui, uno di fronte all'altra, come in un classico stallo alla messicana. Ripetei la domanda usando uno dei miei sguardi più investigativi, vidi il ragazzo sentirsi fuori luogo e con gli occhi cercava una via di fuga ma io, come un cane da caccia, non gli diedi tregua fino a quando non vuotò il sacco. “Scusa, cioè, non sono proprio di Maratea, vengo da un paese vicino, sono di Lauria.”
“E perché non dici che sei di Lauria invece di dire bugie?” All'epoca ero molto spocchiosa, mi bastava un nonnulla per scattare come una iena, mi incazzavo per ogni ingiustizia e falsità! C’era poco da scherzare, ero così rompicoglioni da togliere il respiro.
Il ragazzo affranto mi disse “eh che Lauria nessuno la conosce e poi faccio bella figura se dico che sono di Maratea”. Ero soddisfatta, gli avevo tirato fuori la verità, lo avevo umiliato, gli avevo fatto capire che da quel momento in poi doveva guardarsi le spalle prima di dire il falso. Ero proprio una ragazza cattiva e priva di un buon cuore, ancora non avevo sperimentato la via della condivisione.
Ora però vi svelerò il mio più grande terrore: se un giorno dovessi andare ad un concerto e mi dovessi intrattenere con uno della band e gli dicessi che sono di Maratea ed un ragazzo antipatico e arrogante avvicinandosi mi dicesse “ma che stai dicendo, io a Maratea non t’ho mai visto”, mi sentirei morire.
Principalmente perché avrebbe ragione, quando torno a Maratea non esco di casa manco morta, poi perché vorrebbe dire che mi sono persa almeno due generazioni di giovani di cui ignoro l’esistenza. Al ragazzo antipatico e arrogante direi di aprire il suo cuore, di donare un pezzetto di Maratea a tutti, direi che tutto il mondo è Maratea, che se vuoi dire che sei di Maratea perché così ti senti meglio va benissimo, che se non abiti più a Maretea non vuol dire di certo che non sei più di Maratea. Quando ero più giovane non avrei dato un pezzettino di Maratea per tutto l’oro del mondo, ero gelosa, diffidente, la volevo tutta per me. Ora invece mi rendo conto di essere così strapiena di Maratea che mi sento in obbligo di regalarne a tonnellate, di offrirne un po’ a tutti. Le gioie sono fatte per essere condivise. Siate generosi.
                          La cartolina è di mio fratello Andrea Giacomantonio, anche lui di Maratea.

 

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