lunedì 25 maggio 2015

COMUNQUE ERA UNA MERDA

Un paio di anni fa qui vicino a dove abito hanno accoppato un uomo. Il luogo dell’omicidio è il famoso ponte della Salaria. Ora non immaginatevi cose barocche o incredibilmente artistiche, si tratta di un ponte che ponte non è, è un semplice sottopassaggio, sopra ci passa il trenino ed è un classico sottopassaggio orrendo, privo di ogni velleità architettonica e non illuminato.
In questa zona, proprio la Salaria, come tutti ben sanno la notte ci sono molte prostitute che cercano di lavorare come possono e purtroppo a controllare che svolgano al meglio le loro mansioni ci sono i papponi, protettori, sfruttatori, aguzzini, chiamateli come vi pare, per far prima vi consiglio di chiamarli “uomini di merda”. Come dicevo, qualche hanno fa, mi sveglio una mattina, accendo il pc, apro il giornale e vedo subito in prima pagina “omicidio nella notte in via Salaria, sotto il ponte che collega la Salaria a Via Conca d’oro, un uomo è stato freddato a colpi di pistola”.
E io che credevo di vivere in una zona tranquilla!
Poi sono andata a lavoro e non ci ho pensato più. La sera quando sono tornata a casa per forza di cose sono dovuta passare sotto il famoso ponte e lì ho notato che qualcuno aveva lasciato dei fiori, una figura di una madonnina e dei ceri accesi che illuminavano il tutto in modo innaturale e sinistro. Se muori sparato in mezzo alla strada in piena notte in una zona poco sicura della città di certo non sei uno stinco di santo, di sicuro hai fatto incazzare qualcuno, è palese che qualcosa di losco nella tua vita l’hai fatta. Sui giornali si parlava di regolamenti di conti fra bande rivali, tra gruppi che volevano dividersi gli utili di qualche traffico, qualcosa però è andata storta e c’è scappato il morto.
La sera seguente, mentre tornavamo a casa in macchina con mia sorella, siamo passate nuovamente sotto il ponte e ci siamo accorte di una cosa veramente stravagante, sopra l’altarino di madonne, fiori e ceri c’era una scritta enorme fatta con la bomboletta spray che diceva “COMUNQUE ERA UNA MERDA”. Ebbene sì, qualcuno ha sentito la necessità di lasciare un epitaffio folgorante alla mercé di tutti i passanti. E poi non nascondo nemmeno il fatto che con mia sorella ci siamo fatte un sacco di risate, siamo state due stronze a ridere di un morto? Non lo so, però di sicuro come sono certa che i mesi sono 12,  le geniali parole sono state scritte dalle ragazze che lavorano in strada. Forse il morto era proprio uno di quei “uomini di merda” di cui parlavo prima.
Forse per le ragazze la vita non è cambiata poi molto, morto quello di certo ce n’è un altro a schiavizzarle, però vuoi mettere la soddisfazione di far sapere a tutti che quello era proprio una MERDA?
Il giorno dopo ancora, sempre tornando a casa dopo il lavoro in macchina con mia sorella, passando di nuovo sotto il ponte, cariche di entusiasmo nel poter leggere ancora quelle parole così cariche di odio e rancore nei confronti di un uomo che in vita era stato uno squallido sfruttatore, ecco l’amara sorpresa: la scritta era stata cancellata!
Che delusione, un messaggio così energico e potente cancellato da una mano di pittura bianca!
Sarebbe dovuta rimanere lì la scritta, come monito a tutti gli uomini che si fermano ad abbordare ragazzine, a tutti gli uomini che abusano delle loro vite, a tutti gli uomini che credono di avere sempre tutto sotto controllo. Ecco cosa rimarrà di quegli uomini, una scritta su un muro che recita brevemente ma con grande efficacia “COMUNQUE ERI UNA MERDA”. E non ci saranno ceri, fiori o madonne a consolarvi dopo la morte, solo il triste ricordo di chi in vita vi ha odiato con tutto il cuore.
  Mio fratello è ancora assente, me la pagherà!
 
 
 
 
 

 

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