mercoledì 1 aprile 2015

Sempre di lunedì di mercoledì e in più di mattina

Mi sentivo troppo in colpa per non aver scritto il post lunedì scorso che ho pensato di rimediare oggi, anche perché lunedì prossimo è pasquetta e non so con esattezza dove sarò, quindi eccomi qua, di mercoledì e in più in mattinata.
Sono stata piuttosto incasinata ultimamente, ho fatto cose, percorso tragitti, sono andata e sono tornata.
In ognuno di questi spostamenti ho imparato qualcosa di nuovo.
In treno, per esempio.
Ero seduta con M in un vagone semivuoto, c’eravamo solo noi due ed un giapponese che studiava un fascicolo di diritto societario scritto in italiano e mentre scorreva le pagine prendeva appunti in giapponese ai margini, una cosa bellissima, sembrava che ogni pagina fosse arricchita da una cornice di ideogrammi precisi e geometrici. Fino a Napoli ho spiato con scarsi risultati il giapponese, che ovviamente si sentiva leggermente osservato e mi sono accorta anche che oltre il libro di diritto aveva anche una bibbia rilegata in pelle nera e anche una serie di spartiti musicali che ogni tanto correggeva. Come dicevo, fino a Napoli la mia attenzione era totalmente riversata sul giapponese fabbricatore di società offshore con conti in paradisi fiscali che combatte il suo senso di colpa leggendo la bibbia e che per allietare lo spirito suona il violino (non so perché ma mi sono convinta che il giapponese fosse un po’ delinquente, anzi per la verità tutti quelli che hanno a che fare con finanza, diritto societario et similia, per me sono tutti delinquenti), poi alla stazione è salita una famigliola.
Un papà: giovanile, energico, sportivo e positivo. Una figlia di circa 12 anni e un figlio di circa 9.
Il papà aveva un forte accento siciliano, i ragazzi un accento molto nordico, nessuna mamma ad accompagnarli, forse era rimasta a casa nel nord Italia mentre il papà portava i ragazzi dai nonni in Sicilia.
Si sono seduti tutti e già mi era venuto il sudore freddo al pensiero di stare dentro lo stesso vagone con due bambini per le restanti due ore di viaggio.
Una volta che i bambini si sono seduti educatamente sui loro sedili, hanno aperto i loro zainetti e ne hanno tirato fuori una cosa strabiliante: libri.
Ve lo giuro, hanno preso in mano i libri e si sono messi tranquillamente a leggere. La ragazzina leggeva un libro di una certa Veronica Roth, mentre lui leggeva un Geronimo Stilton. Con le gambette incrociate sul sedile, i visetti imbronciati per la concentrazione, in una mano un panino al prosciutto nell’altra il libro, mi sono commossa.
Io ed M di fronte a loro che in mano reggevamo un ebook sembravamo due del pleistocene, non so perché ma sembravano più moderni loro che noi. È una cosa che non so spiegare in maniera migliore, noi apparivamo come degli antichi dell’era digitale, loro dei moderni precursori del futuro.
Ero così estasiata dall’immagine che ho dovuto subito scrivere alla mia amica Sigourney per raccontarle dell’evento. Non avendo io il dono della sintesi ho iniziato a digitare i tasti sul cellulare come una forsennata, e scrivevo, scrivevo, descrivevo, riflettevo, ragionavo e poi in fine un pensiero mi ha folgorata: mentre loro leggevano io chattavo. Le cose si erano capovolte: una trentaquattrenne che chattava come una dodicenne.
Mi sono sentita fuori luogo, ridicola ed anche un po’ stupida, inoltre la ragazzina ogni tanto mi lanciava sguardi in tralice che tradotti in lingua potevano dire più o meno così “ma guarda sta scema che s’è portata pure il libro elettronico per far finta di leggere invece chatta col telefonino”.

Ora sono in negozio, ho scritto il post di oggi tra una cliente e l’altra, qualcuna gentile, qualcuna di meno, ma ormai per poter sopportare le giornate lavorative ho deciso di doparmi, mi faccio tutte le mattine di magnesio, a quanto pare fa bene all'umore. Forse grazie al magnesio questo mese non spaccherò la faccia a nessuno. Forse.

Oggi mio fratello Andrea Giacomantonio non è collaborativo, mi vendicherò della sua assenza pubblicando un suo primo piano mentre discute la sua ultima tesi. J

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