lunedì 20 aprile 2015

La verità del POS

Il pos è una grande fonte di conoscenza dell’animo umano, nella fattispecie dell’animo femminile. Il pagamento con la carta di credito o col bancomat mi permette di fare luce su alcuni aspetti della psicologia delle donne che magari vi sfuggono. Ecco ora alcuni esempi di certi atteggiamenti tipo di varie donne.
1)      Donna con portafogli stracolmo di carte di credito.
“mmhh, vediamo un po’ con cosa ti posso pagare, questo no, questo no, di quest’altro non ricordo il pin, proviamo con questa carta che l’ho presa da poco”.
Ecco, qui ci troviamo di fronte ad una donna che non deve chiedere mai, ha conti aperti un po’ ovunque e nonostante il disordine apparente, sa benissimo da dove attingere per una spesa un po’ improvvisa.
2)      Donna con una carta che insieme fa sia da bancomat che da carta di credito.
“mi raccomando faccia passare il bancomat e non la carta, che non sia mai se ne accorge mio marito si arrabbia moltissimo”
Qui abbiamo a che fare con una che ha dei segreti, la classica donna che appena torna a casa di nascosto stacca le etichette ai vestisti, che li fionda nell’armadio senza farsi vedere e infine nasconde la busta del negozio.
3)      Donna che paga la cifra con noncuranza come una star di Hollywood estraendo la carta di credito con disinvoltura e che quando si accorge che sul pos passa la scritta “credito insufficiente” rimane sbigottita.
“oh mio dio, non è possibile, ma riprovi meglio, vedrà che c’è un errore, è impossibile che abbia già finito i soldi, il suo pos deve avere qualche problema.”
Che siano finiti i soldi è possibilissimo, la donna con cui ho a che fare in questa circostanza è palesemente affetta da shopping convulsivo, il pos non sbaglia mai, se il credito è esaurito lo è per davvero.
4)      Errore di linea
In questo caso la colpa è del pos, o meglio della linea telefonica. In questo frangente mi ritrovo spesso di fronte a donne con problemi di auto controllo.
“oh mamma mia, non è possibile che abbia finito i soldi, devo chiamare subito la banca, mi sentiranno questa volta, e se mi avessero clonato la carta? Come farò!!!”
Inutile ogni mia spiegazione, che non c’è linea e che si può riprovare tranquillamente, sono partite ormai verso la tangente del complotto e nulla le farà tornare indietro.
5)      Troppi PIN
“761432, 576352, 374563, niente, non lo ricordo, eppure l’ho fatto nemmeno 10 minuti fa!”
Donne con un carico di responsabilità grosso: famiglia, figli, lavoro, palestra, spesa, ecc. Il codice era lì un attimo prima e sparito un attimo dopo, quando il cervello è in black out non c’è niente da fare, meglio pagare in contanti.
6)      Firma leggibile o scarabocchio
Quando hanno un nome lungo ed articolato, tipo Maria Giovanna Ferrettini, lo scrivono per esteso, non saltando nemmeno una lettera, tipo grafia delle elementari e magari aggiungendo pure qualche arzigogolo, che poi lo spazio a disposizione è esiguo ma nulla le fermerà dallo scrivere il proprio nome leggibile.
Quando hanno un nome corto, tipo Ada Rossi, con un solo tratto hanno fatto tutto ma non si capisce una mazza.
Le prime (tra cui anche io) ci tengono molto alla loro firma, non perché sia importante ai fini della transazione, ma proprio perché dà una certa soddisfazione vedere il proprio nome scritto così bene anche in uno spazio piccolo. Le seconde vanno di fretta, hanno un nome breve e per cui vanno di fretta.
7)      Il bancomat fujuto (sparito)
“pago col bancomat, un attimo che lo prendo” dopo vari smadonnamenti ed estrazioni della qualunque dalla loro borsa ecco la frase di rito “ma dove l’ho messo? Ero sicura di averlo messo proprio qui, l’avrò lasciato da qualche parte, un attimo che ritorno al negozio dove sono stata prima”.
Donne smemorate e con scarso senso della realtà. Il bancomat il più delle volte non è nemmeno nel negozio visitato precedentemente e nemmeno in quello prima ancora, forse si è infilato in un interstizio della borsa o forse è rimasto nell'apposito vano di uno sportello di chissà quale banca.

Il pos non mente mai!
L'illustrazione è di mio, sempre ed economicamente, fratello Andrea Giacomantonio.

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