lunedì 13 aprile 2015

CARO DIARIO

Caro diario,
in questo periodo mi sento proprio bene e per bene non intendo grossa felicità o serenità spumeggiante, questo mai, mi sento bene e basta. Come ben sai non sono una che si lascia trasportare facilmente dal punto di vista emotivo, vivo abbastanza male tutta la mia vita, odio i grossi e piccoli cambiamenti, mi sento perennemente fuoriposto e quindi non sto bene da nessuna parte e infine sono giunta alla conclusione che la cultura abbia ucciso il mondo e che sarebbe meglio per tutti non allenare l’intelletto. La salvezza per l’essere umano sarebbe un appiattimento cosmico del sapere, questo pensiero però non lo dico a nessuno altrimenti risulterei piuttosto impopolare, meno male che posso scriverlo qui.
 Però, ripeto, mi sento bene.
 Per quanto riguarda il fatto dei grossi e piccoli cambiamenti dico solo che la scorsa settimana sono andata a fare la spesa in un supermercato nuovo che ha aperto vicino casa ed ho sofferto molto perché mi mancava il mio vecchio supermercato. Mi mancavano i suoi scaffali, i suoi prodotti, l’ordine in cui erano sistemate le cose, mi è mancato così tanto che quando ci sono tornata qualche giorno dopo gli ho promesso che non lo avrei lasciato mai più. Questa promessa però non l’ho mantenuta perché proprio stamane ho deciso di dare un taglio a questo mio problema dei cambiamenti e quindi sono andata a fare la spesa in un altro supermercato ancora. Quest’ultimo però era enorme, gigantesco, aveva forse 34 marche di marmellate, 6 banconi di affettati e 6 di latticini e un’ala di non so quanti metri quadri dedicata solo alla pasta. Mi sono sentita sopraffare dalla grandezza e dall’enorme potenzialità di scelta che avevo. Per scegliere la marmellata ho impiegato forse 15 minuti. Per superare il problema del cambiamento mi sono ritrovata di fronte ad un altro mega problema della mia vita: la scelta. Poiché è un problema piuttosto complicato e poiché sono pigrissima, anche per questa volta eviterò di sviscerarlo e supererò la difficoltà evitandola.
Un grande passo avanti però l’ho fatto in mezzo alla settimana, quando ho preso la decisione di iniziare a dar voce ai miei progetti. Prima ero così terrorizzata da dire di voler fare una cosa e poi non riuscir a farla che manco la dicevo, anzi ad un certo punto ho anche iniziato a non pensarle le cose che avrei voluto fare. Ma non tipo che dici ad una tua amica “faccio io  il dolce per stasera” e poi non ti va, non lo fai e te ne freghi, in quel caso sei solo una stronza. Intendo una cosa differente.
Ecco la cosa assurda che mi piacerebbe fare e che molto probabilmente non farò: scrivere un libro. Il libro è già nella mia testa da un po’ ma non so assolutamente scriverlo e poi non tempo. E non venirmi a dire che il tempo lo trovo perché non è proprio possibile, considerando il fatto che sto fuori di casa 10 ore al giorno e che quel poco tempo che mi rimane difficilmente mando avanti la mia vita, la mia casa e il mio rapporto di coppia. Però l’ho detto e non me ne importa niente se poi qualcuno mi dirà “ma tu non dovevi scrivere un libro?”
Così felice del passo avanti fatto rispetto alla mia progettualità fino ad oggi muta, ho fatto un sogno bellissimo. Ho sognato che qualcuno mi aveva eletto papa. Mio padre riceveva una lettera dove c’era scritto che ero diventata papa ed era contentissimo e anche io ero contentissima, tutto il resto del mondo però non lo era. Ero osteggiata da tutto il pianeta e questa scelta fatta da chissà chi lasciva tutti basiti e arrabbiati. A me però non fregava niente della delusione degli altri, ero così felice che salutavo tutta l’umanità dal terrazzo di casa mia a Maratea proprio come avrebbe fatto un papa, benedicevo tutti e accoglievo nel mio abbraccio chiunque. Essere stata papa è stata una cosa grandiosa.
Non credo che questo sogno abbia a che fare con la mia totale mancanza di fede, oppure con una voglia sopita del mio ego, cioè quella di credere in qualcosa. Credo invece che abbia a che fare con il mio ultimo sconfinamento progettuale. Sono così contenta di sentirmi ormai libera di gridare a gran voce i miei progetti assurdi che si sono aperte le cataratte dei miei desideri, vorrei essere papa.
Caro diario, oggi mi sento proprio bene.

                  L'illustrazione è di mio, sempre e telegraficamente, fratello Andrea Giacomantonio...quella mano è mia per davvero!

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