lunedì 23 marzo 2015

MOANA?

Oggi voglio strapparvi un sorriso con alcune frasi assurde che ho sentito pronunciare ad alcuni bambini che vengono da noi al negozio al corso di pittura.
-          Due fratellini davanti all'immagine della Venere del Botticelli, uno “vedi questa ha le tette come quella della tv” l’altro “si è vero, ma a questa non si vede il rettangolo da donna  sotto l’ombelico”.
Non so se avessero nozioni di geometria, però per loro l’organo genitale femminile ha una forma rettangolare!
-          Una bimba esce dal bagno e chiama mio fratello (che insegna ai bambini a dipingere assieme a mia sorella), “andre, vuoi venire a vedere nella tazza del bagno che ho fatto una cacca bellissima, tutta attorcigliata e lunga? Di solito quando faccio cacca mi vengono solo dei pallini, ma oggi mi è venuta bellissima”.
Ovviamente mio fratello non è andato in bagno a vedere l’opera d’arte della bimba, ci sono dovuta andare io, altrimenti ci sarebbe rimasta malissimo.
-          Due bambini parlano di omosessualità “due uomini non possono stare insieme, non è possibile”, intervengo chiedendogli il perché. Uno dei due mi risponde “se due uomini stanno insieme chi cucina?”
Care mamme, alcune volte fate stare ai fornelli i vostri mariti, fatelo per amore vostro e dei vostri figli. Per voi,  perché non è possibile che un bimbo pensi che la mamma sia l’unico essere al mondo che possa sfamarli, per loro affinché diventino uomini migliori e anche un po’ più creativi.
-          Due bambini al lavabo mentre si sciacquano le manine ed io con loro. Il primo “un mio compagno ha due papà” l’altro “embè, io ho una sorella più grande”, il primo “ma veramente?”
Adulti di tutto il mondo, per un bambino avere due papà o una sorella maggiore non fa molta differenza. Ognuno vive una propria personalissima quotidianità a casa sua, basta solo imparare a vedere le cose da più punti di vista.
-          Una bimba un giorno mi ha chiesto “dove sono la tua mamma e il tuo papà” io ho risposto “non abitano a Roma, vivono lontani, in un altro posto” e lei con gli occhi ricolmi di lacrime “e come fai a stare senza?”
A quella domanda stavo per piangere anch'io.
-          Una bimba riproduce fedelmente la “stanza da letto ad Arles” di Van Ghog, solo che nel letto ci dipinge un bimbo biondo che dorme, suo fratello.
Non ci sono state spiegazioni a quest’aggiunta, in quella stanza da letto lei ha voluto metterci il fratello.
-          Mio nipote in macchina di ritorno dal corso di pittura faceva capricci di vario genere, ad un certo punto dice “quando avrò 18 anni me ne vado di casa”. Mia sorella ha risposto “certo che a 18 anni te ne vai di casa, io a 18 anni me ne sono andata, anche zio e zia se ne sono andati, tutti a 18 anni dovrebbero andarsene da casa di mamma e papà, fa bene a tutti, è una cosa giusta!”. Dopo la risposta di mia sorella è calato un silenzio di tomba, appena qualche minuto e poi mio nipote è scoppiato a piangere e urlare “io non me ne voglio andare da casa, io voglio stare per sempre con te e papààààààààà!
I bambini non hanno la nozione del tempo, per lui i diciotto anni sarebbero pure potuti arrivare il giorno dopo e così anche il momento di sloggiare e andare a vivere per i fatti suoi.
-          Un gruppetto di bimbi più grandi (quarta e quinta elementare) ci racconta di una nuova esperienza scolastica: lo studio della Traviata. Ad un certo punto una bimba dice “poi l’opera finisce perché Violetta muore di tisi”. Sentendo questa frase una bimba più piccola urla “non è vero, Violetta non è morta”, riferendosi chiaramente al personaggio del telefilm “Violetta” di Disney.

Gentili creatori di personaggi di fantasia, quando date i nomi alle vostre eroine abbiate la decenza di fare uno studio un po’ più approfondito. Violetta della Traviata è una ragazza dai facili costumi che poi s’innamora ma non ce la fa a tempo a vivere una vita all'insegna della morale perché alla fine muore di tisi, mentre Hannah Montana porta lo stesso cognome di un terribile, cattivissimo, privo di scrupoli e sanguinario narcotrafficante, che muore ammazzato in mezzo a chili di cocaina. La prossima come la volete chiamare? Moana?
L'illustrazione è di mio, sempre e selvaggiamente, fratello Andrea Giacomantonio.

lunedì 16 marzo 2015

Dopo le otto (di sera)

Se la mia giornata finisse alle 8 di sera sarei una donna priva di vizi, magrissima, con una pelle da bambina e dispensatrice di consigli per quanto riguarda una vita sana e priva di eccessi.
Faccio sempre una buona colazione con un giusto equilibrio tra carboidrati e zuccheri, a pranzo mangio poco ed evito sempre di cibarmi di cose poco sane e che fanno ingrassare. Cerco di non mangiare mai cibi da bar o di pranzare alle tavole calde, non mi fido degli alimenti che usano, preferisco portarmi qualcosa da casa che ho preparato la sera prima. Bevo qualche caffè e fumo il giusto, 3 o 4 sigarette. Non fumo mai di mattina, la prima sigaretta la colloco intorno alle 15. Se incontro qualche persona conosciuta al bar che vuole a tutti i costi offrirmi la colazione, declino l’invito con gentilezza, non bevo il cappuccino perché il latte agli adulti fa solo male e non mangio cornetti perché sono un mattone di burro e altri grassi malefici. Una volta ogni tanto mi concedo un tramezzino pur sapendo che è una pietanza con all'interno cose non ben identificabili, ma ciò accade forse una volta al mese. Non mastico chewingum e mangio caramelle sporadicamente, solo se passa la mia amica Daniela che ne ha sempre una scorta in borsa e me ne regala qualcuna.
Cerco di mangiare verdure due volte al giorno ed evito la carne perché quella che si trova qui è piena di steroidi ed anabolizzanti, quando torno a casa a Maratea e trovo la carne del maiale della mia vicina di casa non mi faccio problemi, la mangio come se non ci fosse un domani.
Se la mia giornata finisse alle 8 di sera camperei 100 anni in salute e felicità. Ma la mia giornata non finisce alle 8 di sera, continua almeno altre 4 ore e durante queste 4 ore distruggo con cura tutto il mio operato e disintegro con un martello pneumatico tutte le mie buone abitudini. Mi trasformo in una bestia famelica e ingorda, vado oziando tra cucina e divano, apro le porte al mio lato diabolico e peccaminoso, quando l’orologio segna le 8 inizia la mia vita nera.
Appena apro la porta di casa, manco mi tolgo il cappotto che già apro il frigo per vedere cosa posso mangiare prima di autocannibalizzarmi.
Arrivo a casa con una fame che sembro un lupo, se incontrassi un agnellino per la strada, salterei giù dal motorino e lo sbranerei.
Dopo aver mangiato la prima cosa che mi capita fra le mani inizio a cucinare e mentre cucino continuo a spiluccare (un pezzo di formaggio, un po’ di pane, una fetta di salsiccia paesana, due melanzane sottolio), appena ho avviato la cucina mi stappo una birra e accendo la tv. Mi sintonizzo immediatamente su rai 3 e lascio uscire da me gli ultimi barlumi di logica, cultura ed intelligenza e mi sparo la mia super puntata di un posto al sole, nel frattempo mi fumo una sigaretta e poi pure un’altra. Quando è finita la birra e la puntata metto la tavola e iniziamo a mangiare, arrivata a questo punto, non lo bevo un po’ di vino? Certo che lo bevo, è tutto più buono con un po’ di vino. Dopo cena mi stravacco sul divano con tutto il cibo sullo stomaco e se va bene M mette su un bel film, altrimenti mi lobotomizzo facendo zapping da un canale all'altro cercando solo il peggio che offre il palinsesto e nel frattempo mi faccio un’altra sigaretta. Verso le 10 e mezza o le 11 ovviamente mi viene voglia di qualcosa di dolce e allora vai con un po’ di cioccolato fondente, oppure di una fetta di torta, magari anche un gelatino se c’è, e se proprio manca tutto mi faccio andare bene anche i biscotti della colazione. E infine se c’è qualche amico dopo cena, non disdegno un velo di buon rum o di qualche altro distillato ben invecchiato.  
Poi vado a letto, leggo qualche pagina di un libro e collasso fino al mattino seguente.

Una volta sveglia, dopo aver fatto colazione, mi vesto, mi guardo allo specchio e mi dico “madonna che panza che ho, ma com'è possibile? Eppure mangio poco e bene. Certo che se la sera tornassi a casa ed andassi a dormire direttamente avrei risolto il problema”.
L'illustrazione è di mio, sempre e puntualmente, fratello Andrea Giacomantonio.

lunedì 2 marzo 2015

Piatti e piatti.

Ogni lavoro a lungo andare diventa pesante, noioso ripetitivo, il mio a dir la verità non ha scelto di seguire la strada della monotonia, che pur ogni tanto non fa male a nessuno, sapete quanto sono innamorata della noia, no il mio lavoro ha deciso di seguire un’altra strada, quella dell’assurdità.
Dopo tanti anni non mi capacito di come la gente possa essere così totalmente priva di logica e buon senso, così ubriaca di stupidità.
Mercoledì pomeriggio mentre senza vergogna stavo appollaiata sullo sgabello a leggere il giornale, è entrata una coppia, un uomo ed una donna. La coppia più avvilente che abbia mai visto, era una coppia beige e per beige intendo quel colore che è praticamente un non colore, una tonalità amorfa, senza carattere, così priva di vitalità. E dopo questa personalissima descrizione del colore beige, cercate di immaginate quest’uomo e questa donna. Non erano brutti, per carità, ma manco belli: lui un po’ su di peso, senza molti capelli, con degli occhiali anonimi, con un viso quasi privo di espressione. Lei, poverella, con dei capelli colore del nulla, con una coda di cavallo tutta raffazzonata, il viso scialbo senza un filo di trucco e che parlava sussurrando, muoveva le labbra appena e a me se c’è una cosa che mi saltare i nervi sono le donne che sussurrano e non parlano. Madonna mia e aprite quella cacchio di bocca e usate la voce, non dico di fare come me che quando parlo urlo, però che diamine, ma chi cazzo vi capisce se sussurrate? E dopo questo piccolo sfogo ecco quello che i signori Beige mi hanno chiesto: “dobbiamo fare un regalo, vogliamo prendere una tazza col piattino, però il piattino deve essere piatto mi raccomando!”
Perché, perché dio mio continui senza soluzione di continuità a mettere sulla mia strada questa gente? Vuoi far vacillare il mio marmoreo ateismo affinché io incolpi qualcuno di ultraterreno per la scemità del genere umano? Ma cosa cazzo vuol dire “piattino piatto”? Un piattino non è forse per sua natura piatto? Che differenza c’è tra un piattino non piatto e uno piatto? Secondo me un piattino completamente piatto diventa una mattonella e non è più un piattino e non esistono le tazze da tè che sotto hanno una mattonella al posto del piattino. Poi, i Beige, rendendosi conto della folle richiesta, dicono “sa, la nostra amica sopporta solo certi tipi di piattini altrimenti diventa matta, lei è una persona molto particolare”. Avevo un professore di letteratura italiana all'università che se all'esame ti azzardavi a dire la parola “particolare” (per esempio “mi parli delle Operette Morali di Leopardi” e tu rispondevi “le Operette Morali sono molto particolari, eccetera eccetera”) lui diventava una belva, perché diceva che la parola “particolare” non vuol dire una minchia. Questa cosa m’è rimasta impressa, ma che cazzo vuol dire “la nostra amica è particolare”? la vostra amica è una fissata, una psicotica, una maniaca, una che ha forti problemi con la realtà, una che manda in giro la gente a cercare piattini piatti, altro che particolare!
Ovviamente ero sprovvista del piattino piatto, i Beige hanno preso solo una tazza ripromettendosi di andare altrove alla ricerca del piattino piatto, buona fortuna!
Poi per concludere in modo degno la settimana di lavoro ho dovuto fare pace col fatto che la gente oltre a non saper scrivere correttamente in italiano può anche non saperlo parlare per niente.
È entrata una signora al negozio che ha esordito così “salva signorina, c’è una bella borsa in vetrina, me la facci vedere!” pensavo di aver capito male così le ho fatto vedere la borsa, ma poi mi dice “molto bella, mi facci vedere anche quella maglia”. Non potevo aver capito male ancora, la signora diceva proprio “mi facci”. “Mi facci vedere quello, mi facci provare quell'altro, mi facci vedere un po’ il prezzo, mi facci qua, mi facci là”. Cosa avrei dovuto fare? Dopotutto trovarmi in quel film di Fantozzi mi faceva un sacco piacere, la signora era convinta di parlare benissimo, proprio come il ragionier Filini. Ho lasciato correre, non l’ho corretta nemmeno una volta, dopotutto la lingua è un essere in continua evoluzione e si trasforma in base alle esigenze del popolo che la usa, mica parliamo come si parlava nel 1800? Fra 100 anni magari diremo proprio così “mi facci capire un po’ questa storia della grammatica nel 2015!”
L'illustrazione è di mio, sempre e piattamente, fratello Andrea Giacomantonio.