lunedì 23 febbraio 2015

A proposito di Oscar

Non so se il fatto di vivere la vita sempre come se mi sentissi il protagonista di un film sia una cosa da persona molto fantasiosa oppure da completa disadattata. Propenderei più per la seconda, una persona molto fantasiosa è una persona che probabilmente ha un’età compresa tra gli zero e i venticinque anni, dopo i venticinque mi sa che ti devi preoccupare.
Con il lavoro che faccio mi sento sempre perdutamente come Dante del film “the clerks”, che non sa se è quella la vita che vuole, che cerca sempre in tutti i modi di essere gentile ed affabile e che viene ripagato puntualmente con un sacco di scortesia. Mi manca però un Randal, uno che riempia di insulti i clienti e se ne fotte di tutto e tutti, con un Randal accanto avrei risolto un sacco di problemi e sicuramente avrei pure chiuso il negozio.
L’altro giorno, invece, mi sono resa conto di aver perso un pezzo di una lampada di una signora, mi è venuto un panico che non vi dico. Ho iniziato a rovesciare tutti i cesti che ho sul tavolo, dopo sono passata a quelli che ho sotto il tavolo, poi dietro le cassapanche, infine ho iniziato a spostare i mobili più grossi, non avete idea di quello che vi ho trovato dietro, oltre naturalmente a montagne di polvere. In quel caso mi sono sentita come Mark Renton in “Traispotting”quando perde nel cesso del bar i flaconi di metadone e  pur di recuperarli si tuffa nella tazza del water, nuota fin sul fondale e li ritrova. Ecco, così ero io, dietro un mobile, fiera e piena di polvere, ragnatele e pruvulazzo ma con in mano il pezzo della lampada.
Per non parlare di martedì scorso quando una ragazza a prima mattina mi chiede di vedere delle tazze da tisana. Gliele mostro tutte e poi mi dice “sai, mi servono almeno 10 tazze perché devo fare un tisana party”. Un tisana party? Cazzo, è la cosa più triste che abbia mai sentito. Ma a chi viene un’idea tanto infelice? In quel momento mi è caduto addosso un manto di malinconia tanto spesso che rischiavo di soffocare. E siccome non mi andava di morire in quel modo, con la mente mi sono voluta necessariamente catapultare in un altro mondo, nel mondo di un vero party,  un toga party. E così ho immaginato di avere come miglior amico John Belusci e di far parte del cast di “Animal house”.
Un tisana party…a distanza di giorni ancora mi fa effetto pensarci.
Poi ogni volta che mi faccio la doccia non posso non paragonarmi a Jimmy Rabbitte del film “the commitmens” che con una spazzola in mano a mo’ di microfono si fa le interviste da solo immaginando di essere un famosissimo manager, lo faccio anche io embè? Solo che io non sono una manager, anzi a dire il vero nella mia immaginazione non lo so perché sono famosa, ma mi piace farmi le interviste.
Invece quando vado a casa a Maratea e durante le serate di giugno seguo le lucciole nel bosco e sento versi di animali notturni e strani rumori, mi viene sempre in mente la scena di un film di Totò (Totò, Peppino e i fuori legge) quando loro due fanno finta di essere gli adepti di una setta e per spaventare la moglie di Totò che deve dargli dei soldi, fanno un sacco di versi strani e lei epicamente dice “Che specie e bestie stanno int’ a ‘stu bosco?” Si, confesso anche questo imbarazzante particolare, da sola nel bosco dico sempre questa frase.
Oppure io e mia sorella facciamo fare un sacco di risate a nostra madre quando ci piazziamo davanti al frigorifero e pronunciamo la frase che diceva Tina Pica di fronte al suo primo frigo nel dopoguerra “che lusso, che ricchezza, che modernità!”.  Il titolo del film purtroppo non lo ricordo, voi invece?

E ora mi sparo l’ultima cartuccia di credibilità poi potete prendermi per il culo come e quando volete: la sera quando davanti allo specchio mi strucco mi sento tremendamente come Deborah Gelly in “C’era una volta in America”. Verso la fine del film (siamo nel 1968) lei è diventata un’attrice affermata e dopo lo spettacolo le fa visita inaspettatamente Noodles, mentre lei lo prega di andar via e di dimenticare tutto, si toglie il trucco di scena con del cotone e della crema e lo fa in un modo talmente tanto bello che ogni volta mi emoziono. Io però quando mi strucco non mi trovo nel camerino di un teatro e dietro la mia porta non c’è Noodles ma M, che però è affascinante lo stesso, anzi di più!
L’illustrazione è di mio, sempre e allegoricamente, fratello Andrea Giacomantonio.

lunedì 16 febbraio 2015

Ho di nuovo uno scooter

Qualcuno di voi già lo sa ma per chi ancora non lo sapesse: mi hanno ritrovato il motorino.
Lo scooter è stato ritrovato due giorni dopo essere stato trafugato e le cose sono andate più o meno così.
Martedì sera ero a lavoro, la mattina avevo già contattato una ragazza che vendeva il suo scooter e l’appuntamento per andarlo a vedere era per le 20e15 della stessa sera.
Intorno alle 18e30 il mio cellulare ha iniziato a squillare, sul display compariva la scritta “sconosciuto”. Per quanto mi riguarda non rispondo al cellulare manco quando so chi sta chiamando, figuriamoci se mi metto a rispondere quando vedo la scritta “sconosciuto”. Stavo seguendo una cliente che in quel momento era chiusa in camerino a provare un po’ di cose, il momento era tranquillo, fuori pioveva a dirotto e non so perché ma ho sentito un vocina dentro la mia testa che mi ha detto “rispondi al telefono, rispondi al telefono…non si sa mai…!” quindi ho dato retta al mio animale guida (un cane) ed ho risposto.
Io “si pronto”
Lui “lei è la signora Giacomantonio?”
Io “si, sono io, lei chi è?”
Lui “sono il maresciallo Cattivo, è suo uno scooter Piaggio Liberty 125?”
Io “oh mio dio…. avete ritrovato lo scooter?”
Lui “si, venga a prenderlo entro le 20 e non oltre, porti la denuncia e LE CHIAVI!”
In quel momento credo di aver avuto un calo di zuccheri, una felicità immensa mi ha schiaffeggiato, un turbinio di emozioni mi ha reso incapace di parlare per circa 20 secondi, che per me è un tempo infinito.
In fretta e furia ho chiamato M, gli detto di prepararsi perché di lì a 15 minuti sarei passato a prenderlo col motorino di mio fratello, gli ho detto di prendere la denuncia e recuperare le chiavi di scorta del motorino, perché come tutti voi ben sapete lo scooter me lo avevano rubato perché c’erano le chiavi attaccate.
Una volta giunti in caserma il maresciallo Cattivo mi ha chiesto di seguirlo, da sola.
Eravamo io e lui in una stanzetta scarna e piccola. Una scrivania al centro con sopra il nulla, tranne una cartellina e una penna, due sedie e il tutto illuminato da un neon azzurrognolo, una finestrella e il rumore di pioggia che veniva dall’esterno. Sembrava la scena perfetta di un poliziesco in cui era il momento dell’interrogatorio.
Cattivo “si segga, prego”
Io “ok”
Cattivo “dunque, vediamo un po’, il motorino è stato rubato l’altro ieri vero?”
Il maresciallo Cattivo in quel momento ha palesato la sua vera natura, ovvero quella di uno stronzo. Mi guardava di sottecchi, sorrideva leggermente, modulava la voce come se stesse parlando con una scema (e aveva ragione).
Io “si esatto”
Cattivo “e le chiavi del motorino ora dove sono?”
Io “eccole” (mostrandogli quelle di scorta)
Cattivo “ha solo quelle chiavi o ne ha altre?”
Ecco, da questo momento in poi fate sparire l’immagine di me di donna spavalda, sprezzante del pericolo, spiritosa, piena di senso dell’umorismo e a tratti anche spigliata e pensate ad una ragazza deficiente e un po’ stupidina. A questo punto della storia avrei potuto dire tranquillamente la verità, che le chiavi erano nel motorino, che era stata una dimenticanza e che queste cose capitano a tutti. Invece cosa ho fatto? Ho mentito spudoratamente.
Io “guardi non saprei, ecco le chiavi del motorino”
Cattivo “ senta signora, si rende conto che è dentro una caserma dei carabinieri e sta mentendo, non faccia finta di nulla, la prego, se fa così si mette male”.
Porca miseria, che figura di merda! Cazziata come alle scuole elementari.
Io “senta mi dispiace, le chiavi erano vicino al motorino, non l’ho specificato forse per evitare un’ulteriore figuraccia!”
A questo punto si affaccia nella stanzetta un altro carabiniere e dice “marescià, qua ci stanno 3 motorini con le chiavi, qual è quello della signora?”
Il maresciallo Cattivo mi guarda con un’espressione che lasciava poco alla fantasia, sul suo volto c’era scritto “lo vedi, mica sei tu l’unica cretina che lascia le chiavi attaccate al motorino e non lo dice”.
A quel punto mi sono sentita molto meno sola su questa terra di coglionazzi!
Concluso l’interrogatorio il maresciallo Cattivo mi ha dato il permesso di andare a riprendere il mio mezzo. La cosa assurda è che le chiavi erano ancora lì, non so come hanno fatto, in realtà l’ho chiesto ma non me l’hanno voluto dire, ma mi hanno recuperato il motorino con le chiavi.
Una volta soli M mi ha detto  “di sicuro lo hanno lasciato per strada perché sono rimasti senza benzina, l’ultima volta che l’ho preso era completamente a secco e se non c’è benzina è un problema, qua non ho visto nemmeno una pompa nelle vicinanze”.
Ho girato le chiavi e udite, udite, la lancetta della spia del serbatoio è salita come mai in vita sua, il motorino era pieno di benzina! Siamo rimasti senza parole.
N.B. il nome del maresciallo Cattivo è frutto della mia fantasia.
 
 
L'illustrazione (che è la stessa dell'altra volta ma il motorino in questo caso sta tornando indietro) è di mio, sempre e bilateralmente, fratello Andrea Giacomantonio.

lunedì 2 febbraio 2015

Ieri avevo uno scooter

M’hanno fottuto il motorino. Si, proprio così, si sono presi il mio motorino.
Non ho intenzione però di iniziare una filippica degna di Alex Drastico, proprio no, non me la sento. Ieri sera il motorino c’era, stamattina non c’era più. Un piccolo particolare però lo devo confessare, a voi ho sempre detto la verità e non inizierò di certo oggi, un giorno di lutto, a dirvi bugie o ad omettere cose importanti: c’erano le chiavi attaccate, ben nascoste dalla copertina ma comunque attaccate.
E ora non fate gli stronzi e iniziate a pensare “beh allora sei una cretina” oppure “te la sei cercata” o cose del genere, tanto lo so che a tutti voi, almeno una volta è successo di lasciare le chiavi attaccate al motorino, poi pensare di averle perse e infine ritrovarle lì nel motorino proprio sotto gli occhi di tutti e pensare “minchia, che culo, non se lo sono preso!”.
Stavolta la svista non è stata la mia, ma di M, il colpevole è lui. Io sono sempre stata più che fortunata, mille volte ho lasciato le chiavi proprio nella toppa dello scooter e una volta pure attaccate al bauletto con sopra poggiato anche il cellulare, allora però trovai un ragazzo d’oro che mi fece riavere tutto. Stavolta però ci è andata male.
Il mio piccolino se lo sono preso così, senza usargli violenza e senza causargli dolori, il mio compagno di viaggio degli ultimi 6 anni è andato via senza fare rumore.
La cosa incredibile è che il motorino era parcheggiato nel cortile interno del palazzo, proprio sotto il cartello con su scritto “area video sorvegliata” che, udite, udite, ho appena scoperto essere finto.
Ora chissà quale culo schifoso schiaccia il suo sellino, chissà che mani fetenti impugnano il suo manubrietto, che stringono i suoi freni, che schiacciano il suo clacson…mi viene da piangere.
E se già lo hanno fatto a pezzi? Porca miseria, l’idea di vederlo smembrato mi paralizza.
Non appena stamane ci siamo accorti del furto sono andata immediatamente a fare la denuncia dai carabinieri.
Una volta in caserma, seduta alla scrivania di fronte ad un carabiniere ho iniziato a dettare i miei dati personali. Nel momento in cui ho detto il mio indirizzo (Cersuta di Maratea), un altro appuntato, che fino a quel momento era seduto alla scrivania accanto e faceva palesemente finta di leggere un fascicolo, si alza, viene verso di me e dice: “tu sei di Cersuta?” e io dico “si, perché c’è stato in vacanza?” e lui da quel momento non smette più di parlare. Sapeva il nome di tutti gli abitanti del paese, non che siano molti, però li sapeva proprio tutti e poi mi chiedeva “e come sta questo? E come sta quello? E il cognome di quello com'era? E il fratello di tizio come si chiamava? E il nipote di Caio ora quanti anni ha? E Sempronio che lavoro fa?”. Madonna mia, ero andata a fare una denuncia per furto e mi ritrovavo sotto interrogatorio, ero triste e affranta per il motorino e dovevo rispondere a domande delle quali non me ne fregava niente. Poi continuava a dirmi “si, però di te non mi ricordo, non mi pare che ti ho mai vista” e io avrei voluto dirgli “e manco io t’ho mai visto e tu guarda il caso, proprio in una stazione dei carabinieri della città più grande d’Italia ti dovevo conoscere, proprio il giorno che m’hanno fottuto il motorino e che vorrei fare una cacchio di denuncia e tu invece mi stai facendo il terzo grado su tutti gli abitanti del mio paese!”
Quando stavo per andar via, mi ha detto il suo nome (che ho prontamente rimosso dalla mia memoria) e mi ha chiesto di mandare un saluto a tutti.
Il mio motorino non c’è più, lascia un grande vuoto di emozioni, velocità, ebbrezza e meccanica, qualche difetto e qualche rumore strano che sapevo riconoscere al volo. Il mio motorino mi mancherà tantissimo e sicuramente ogni volta che incontrerò per strada un Liberty 125 grigio mi chiederò se è proprio lui oppure un gemello.
Ora devo cercare al più presto un altro scooter perché senza sono nella merda!
Il ricordo di lui rimarrà ad imperitura memoria.
Ciao amico mio, vola alto e sii orgoglioso!

 L'illustrazione è di mio, sempre e pindaricamente, fratello Andrea Giacomantonio.