lunedì 19 gennaio 2015

FURTO CON DESTREZZA

Codice penale: articolo 624    Furto
Chiunque s'impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516.  “La destrezza rimanda al furto commesso con abilità e sveltezza, non necessariamente di carattere eccezionale, essendo dunque che l’agente abbia eluso l’attenzione della persona offesa per sottrargli le cose che ha indosso o comunque nella sua sfera di disponibilità, come nell'ipotesi tipica del cosiddetto borseggio” (cit).
Fatti risalenti al Giugno 2014.
L’accusata si recava nel negozio “Rosafuria”, sito in via tagliamento 5 Roma, con un capo d’abbigliamento a sua detta acquistato tempo prima proprio in quell'esercizio commerciale.
Aula del tribunale, gennaio 2015.
Giudice: “mi spieghi come si è accorta che il capo di abbigliamento era stato rubato dalla signora qui presente”.
Testimone e parte offesa (cioè io): “mi sono resa subito conto che la cosa non quadrava. Solitamente è nostro compito tagliare una parte del cartellino del capo in vendita non appena siamo alla cassa. È una cosa che facciamo per ovvie ragioni, se non abbiamo il cartoncino con il codice a barre è impossibile per noi fare la chiusura in serata, certo per distrazione è anche possibile che questa cosa non accada, cioè che qualcuno di noi dimentichi di tagliare il cartoncino al momento della vendita, ma è una cosa quasi impossibile.Comunque, quando la signora (che io conoscevo già, perché più volte in passato era entrata nel nostro negozio, senza per’altro acquistare mai nulla) è entrata dentro ed ha tirato fuori il pantalone dalla sua borsa (non da una nostra busta) ed ho visto il cartellino mi sono iniziati a venire dei dubbi. Poi mi è venuta vicino e mi ha chiesto se poteva cambiare quel capo con un altro capo d’abbigliamento perché quello in suo possesso era troppo piccolo. La cosa iniziava a puzzarmi non poco. Poiché non avevo in mano alcuna prova di un eventuale furto ho chiesto alla signora come mai avesse acquistato un pantalone di taglia 40 se lei chiaramente portava almeno una 46. Mi rispose che lo aveva preso per sua figlia ma che comunque non andava bene. Allora le chiesi se lo avesse comprato lei o sua figlia e lei mi rispose di averlo preso proprio lei in prima persona. Poiché per legge i cambi si possono effettuare solo in presenza di uno scontrino fiscale (cosa che non faccio quasi mai, poiché praticamente conosco quasi tutte le mie clienti) glielo chiesi, e sa cosa mi rispose la signora “ahhh, lo scontrino lo ha mia figlia che però ora è a Londra”. Ma come? Se il pantalone era stato acquistato da lei in prima persona come mai l’ipotetico scontrino era a Londra? A quel punto tutto mi fu chiaro, il pantalone lo aveva rubato e non contenta era pure venuto a cambiarlo. Non potendo fare null'altro, le dissi che il cambio non si poteva fare e per questo motivo andò via, col pantalone rubato ovviamente.”
Giudice “dopo quanto tempo l’accusata si è ripresentata al negozio?”
Io “proprio giovedì scorso, mi pare il 15.L’ho vista aprire la porta e scendere le scale. Come l’altra volta notai che la signora in questione era vestita molto bene, con i capelli a posto e che aveva un portamento classico borghese e ricordo di essermi chiesta se potevo essermi sbagliata sul fatto dei pantaloni, ma non sapendo che pensare, in quel momento ho incrociato lo sguardo del mio collaboratore Mattia e gli ho fatto cenno di tenere gli occhi aperti. Ricordo che la signora ha detto “buona sera, do un’occhiata, avete sempre delle cose così belle”. Io e Mattia la osservavamo con attenzione, poi ad un certo punto (devo ammettere che se fossi stata da sola non mi sarei accorta di nulla poiché seguivo altri clienti) Mattia le si avvicina, lei era accanto ad uno stand con dei vestiti e la vede chiaramente sfilare un abito da una stampella e infilarselo con discutibile destrezza sotto il cappotto.  L’abito era bello grosso, colorato, insomma difficilmente passa inosservato, nel frattempo con l’altra mano prendeva la stampella con un altro abito affinché potesse in qualche modo nascondere il magheggio che stava in quel momento facendo. Incredibile! Mattia le era di fronte, e incredulo ha pensato “ma lo sta facendo veramente?”. Poi dopo il pensiero, ecco la frase che ha pronunciato “signora cos'ha messo sotto il cappotto?” e lei (con aria trafelata e stupita) “mah, volevo provare questo vestito (quello sulla stampella) e anche questo (tirando fuori quello da sotto il cappotto), però mi sa che sono piccoli (poggia gli abiti sul tavolino) torno quando ho più tempo, arrivederci” e va via quasi correndo.Cosa potevamo fare, signor giudice? Potevamo accusarla di tentato furto? Dovevamo ricordarle che in passato ci aveva già rubato un pantalone e chissà cos'altro? Non abbiamo detto nulla, però l’abbiamo tutti e due guardata come si guarda un furfante, con sdegno e risentimento.La cosa che mi sento di dire con certezza è che se la rivedo un’altra volta dentro il negozio la prendo a calci in culo, posso signor giudice?”
Eva Kant in un’illustrazione di mio, sempre e furtivamente, fratello Andrea Giacomantonio.

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