lunedì 15 dicembre 2014

Circoscrizione

Martedì scorso sono andata in circoscrizione a farmi rifare la carta d’identità, la mia è scaduta a fine novembre. Se non avessi un impegno improrogabile per cui la mia carta di identità è necessaria, avrei aspettato di tornare a Maratea e andare al comune e farmela rifare lì, perché sapevo ed ero certa che per espletare questa stupidissima pratica a Roma ci avrei messo un casino di tempo e sicuramente una buona dose di incazzatura, e infatti…
Sono arrivata in circoscrizione la mattina presto e sono subito andata allo sportello preposto per i documenti d’identità.
Poco prima che toccasse a me ho visto gironzolare per la sala una donna sulla cinquantina con indosso un maglione, un paio di calze velate e un paio di stivali. Tra il maglione e gli stivali vi erano solo le calze, non una gonna e nemmeno un pantalone e nella descrizione farò a meno di annoverare il viso carico di botulino. Mi sono chiesta allora come una donna potesse andare in giro in quelle condizioni e proprio mentre iniziavo a pormi altre domande attinenti all'abbigliamento  poco consono da indossare nel municipio della capitale è arrivato il mio turno e indovinate un po’ chi mi sono trovata davanti oltre il vetro dello sportello? La signora molto scoperta che avevo notato prima. Ecco ora a grandi linee la nostra conversazione:
signora “ciao, che devi fare?”
io “buongiorno, dovrei rifare la carta d’identità, però non sono residente a Roma”
signora “ah, mbè, mi sa che non lo puoi rifà qua, devi andà al tuo comune”
Notate bene il fatto che la signora impiegata del comune di Roma come prima cosa si è sentita in dovere di dirmi “ciao” e non “buongiorno” e poi inspiegabilmente ha avuto la necessità di darmi del tu, come se fossimo amiche, come se ci conoscessimo da lunga data, come se fossi una ragazzina che non ha idea di ciò che sta dicendo.
Io “senta, so che la carta d’identità può essere rilasciata ovunque in Italia, basta avere il nullaosta del comune di residenza, ne è a conoscenza?”
Signora “mbè, questo non lo so, mo chiedo, però me pare strano, secondo me non se po’ fa, e poi che è sto nullaosta?”.
Continuate cortesemente a notare che io seguitavo a darle del lei e lei seguitava a darmi del tu, poi, come se non bastasse ero io a dirle in che modo risolvere la questione.
Dopo qualche minuto e dopo qualche domanda ad altri colleghi, si è convinta a farmi riempire un modulo e poi a dirmi “senti, allora aspetto il nullaosta e poi ti chiamiamo noi, va bene?”
Cazzo, credetemi, ha detto quel “va bene” con un tono talmente antipatico che sembrava aver detto “hai rotto le scatole e ora hai voluto quello che volevi, ora sei contenta?”
È passata una settimana e dalla circoscrizione non ho avuto nessuna notizia, così stamattina ho chiamato al comune di Maratea e il gentilissimo impiegato mi ha detto che il nullaosta era partito immediatamente, il giorno stesso dalla richiesta, una settimana fa circa.
Allora sono andata in circoscrizione, ho rifatto la fila, ho visto che ad uno sportello c’era la signora dell’altra volta ed ho iniziato a sudare freddo, mi è salita un’incazzatura da premio nobel ed ho sperato e pregato che non capitassi con lei un’altra volta.
Preghiera esaudita, sono andata allo sportello dove c’era un’altra impiegata.
Ho spiegato la situazione, ho detto che il nullaosta era stato spedito e sentite un po’ qua: loro non lo avevano!
Ma come cazzo funzionano le cose? Mi veniva da piangere. Ho preso il mio telefono, ho richiamato al comune di Maratea ed ho detto all'impiegato che il nullaosta non c’era. Lui, zelante, ha ricontrollato tra le varie scartoffie e mi ha riconfermato che il nullaosta era partito.
A questo punto la cosa è diventata comica.
L’impiegata di Roma mi prende il telefonino dalle mani perché vuole parlare con l’impiegato di Maratea. Lui le dice che lo ha spedito via mail (credo che abbia detto tramite PEC, che non so cosa sia) lei risponde che i PEC sono tantissimi e non li aprono tutti i giorni (altra cosa che non ho capito, ma va bene così), lui le dice che questi documenti per legge devono essere mandati col PEC, lei risponde che lo sa, ma qui a Roma è molto complicato e allora gli chiede di mandare il nullaosta via fax, lui allora ribatte che il fax non funziona e che comunque per legge si DEVE usare questo benedettissimo PEC, lei allora non sapendo più che fare gli da lo stesso il numero del fax (anche se l’impiegato del comune di Maratea le ha appena detto che il fax non funziona), lo ringrazia con molta educazione, mi ridà il cellulare, prende il suo telefono, chiama al piano superiore, chiede di aprire i PEC, dopo un attimo scende un’altra impiegata con un foglio in mano e VIVA DIO in tre secondi mi hanno fatto la carta d’identità.
Questa città mi sta uccidendo.
Oggi mio, sempre e perpendicolarmente, fratello Andrea Giacomantonio è impegnato. Accontentiamoci della foto di una delle impiegate più famose d’Italia, la signorina Silvani.

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