lunedì 29 dicembre 2014

Rocket wo(man)

È successo tutto in un attimo, all'improvviso. Uno spavento che mi ha tolto il respiro, una paura tale da paralizzarmi, il terrore che tutto in quel giorno potesse cambiare definitivamente, ovviamente in peggio!
Erano le 11 circa del mattino, il Natale alle porte, il lavoro degli ultimi giorni faticoso e impegnativo, stavo già facendo pacchetti regalo e nel frattempo ancora mezza addormenta pensavo ad una bella tazza di caldo caffè.
Ero serena, dopotutto mancavano 3 giorni al 24 e poi via: treno, cibo, camino, cani e famiglia. Ero troppo serena, qualcosa di stravagante e pericoloso dovevo aspettarmelo, lo so, va sempre così, quando il creato è così calmo qualche cosa di oscuro trama alle mie spalle.
Come dicevo, ero al mio tavolo a fare pacchetti, la mia postazione è al lato destro scendendo le scale del negozio, generalmente mi sistemo di modo da poter controllare chi entra e chi esce dalla porta.
Ad un certo punto ho visto con i miei occhi (e non solo i miei visto che dentro c’era altra gente) un corpo di fattezze umanoidi lanciarsi a razzo dalla porta d’ingresso su tutto ciò che c’era in mezzo alla sala. Quando dico lanciarsi intendo proprio lanciarsi. Il corpo si è introdotto nel negozio come se fosse stato un delfino che si lancia tra le onde, aveva la stessa aerodinamicità di un missile terra-aria,una cosa mai vista.
Ho visto questa grossa “cosa” disintegrarsi su: un caminetto di cartapesta con sopra candelieri di ceramica, candele, fiori, stelle di natale, angeli, renne, piatti, vasi di ogni genere. Dietro il caminetto di carta pesta c’era un grande scrittoio in legno con sopra: un albero di natale completamente addobbato, una serie di piccoli mobili ed un’infinità di oggettini di ogni sorta. Affianco al camino ed allo scrittoio, un manichino vestito a festa con tanto di gilet peloso.
Tutto ciò che ho appena elencato è stato distrutto e demolito dalla potenza di un corpo schiantatocisi sopra. Sembrava che nel negozio fosse esplosa una bomba.
Ma cosa cazzo era successo, ma chi diavolo era quel malato di mente che mi voleva distruggere il negozio in un modo anche piuttosto assurdo?
Subito dopo lo schianto il corpo è rimasto inerte su pavimento. Era una donna, la DONNA RAZZO.
Sulla sessantina, di corporatura media, vestita bene, insomma non sembrava una senzatetto che in preda all'alcol era finita per chissà quale motivo mezza morta nel negozio.
Tutte le persone presenti nel negozio hanno iniziato ad urlare “oddiooooo, oddiooo, è svenuta, oddiooo che schianto, s’è ammazzata, chiamate l’ambulanza, signoraaaa risponda, cosa è successo? sta male?  Per piacere, signora risponda. Prendete dell’acqua, oh madonna ha sbattuto con la faccia per terra, oddioooo”.
Io ero ancora al mio tavolo, paralizzata. Poi non so come il mio corpo si è avvicinato alla signora che giaceva per terra, immobile, inerte, morta?
Poi ho sentito una voce che usciva da me (ero io?) che diceva: “non la toccate, non alzatele gambe perché se ha avuto un problema cardiaco le potrebbe venire un infarto. Signora sto per chiamare un’ambulanza oppure se ci riesce mi dia il numero di qualche suo parente, mi dica se sente dolore da qualche parte, perché se non si è rotta nulla è stata fortunatissima”.
Poi è arrivata mia sorella che era in un’altra sala del negozio e si è precipitata fuori solo quando ha sentito il fracasso. Subito le ha preso il viso tra le mani e si è accorta che la signora aveva un occhio nero e un taglio sul labbro. Siamo andati a prendere il ghiaccio e una volta accertato che la signora non avesse nulla di rotto e che non aveva avuto un infarto, un ictus, un colpo apoplettico o cose del genere, l’abbiamo sollevata e fatta sedere. A quel punto è tornata in sé, non ha voluto un’ambulanza e nemmeno chiamare un parente, ha sorseggiato un bicchiere d’acqua ed ha a risposto alle nostre domande.
“signora, ma cosa è successo? Si è sentita male prima di entrare? Ha avuto un mancamento all'ingresso del negozio? È svenuta e poi precipitata?”
Nulla di tutto ciò, la risposta è stata “non so com'è successo, SONO SOLO INCIAMPATA”.
Ma porca miseria, ma come fai ad inciampare sul primo gradino e poi fiondarti all'interno come un elastico con una tale velocità? La signora, credetemi, non ha calpestato neanche un gradino dell’ingresso, manco uno, li ha sorvolati tutti e 5. E poi come fai a non mettere nemmeno una mano avanti per ripararti il viso e per frenare in qualche modo il corpo. È proprio un riflesso incondizionato dell’uomo, sopravvivere all'urto mettendo le mani avanti. Per questo motivo ero convinta che la signora si fosse sentita male proprio sulla soglia del negozio, perché qualsiasi persona al mondo cadendo, qualche arto per frenare la caduta lo avrebbe mosso. Che so, le braccia, le gambe, una torsione del busto, una cosa qualsiasi ma non l’immobilità statica della signora.
Quando l’ho vista spiaccicata a terra, ferma, ho sudato freddo. Un morto nel negozio non è una cosa esattamente piacevole da vedere, e francamente non è nemmeno così carino che una venga ad ammazzarsi nel negozio proprio qualche giorno prima di natale, periodo dell’anno in cui si lavora maggiormente. Va bene che siamo assicurati, ve bene che non avevamo alcuna colpa se la signora pensava al mondo di Papalla mentre scendeva i gradini, però se si era ammazzata, era veramente una cosa brutta. Per fortuna ad ostacolare la caduta c’era il camino di carta pesta fatto da mio fratello, che appunto essendo di carta un minimo ha attutito il botto ed ha fatto in modo che la signora non si schiantasse sullo scrittoio di legno. E poi, doppia fortuna, la signora ha sbattuto con la faccia proprio sul manichino vestito a festa col gilet di pelo, se invece fosse finita con il viso per terra come minimo si sarebbe disintegrata il naso.
Se l’è cavata con un occhio nero, un labbro rotto e qualche livido in giro per il corpo e uno spavento senza eguali. Dopo circa mezz'ora un po’ zoppicante e un po’ shoccata è voluta tornare a casa sua.
Sono stata tutto il giorno con i nervi a fior di pelle, con una crisi di pianto a stento trattenuta e con una voglia matta di tornare a casa e bere un whisky!
Però la sera prima di chiudere indovinate un po’ cosa è successo? La signora è tornata in negozio a dirci che stava bene, che era molto dispiaciuta e voleva anche sapere se doveva pagarci tutte le cose rotte dopo il suo ingresso trionfale. Ovviamente ho risposto di no, che non doveva preoccuparsi, che tutto è bene ciò che finisce bene e tutte scemità del genere. Francamente spero di non rivederla mai più, almeno non dentro il negozio.


L’illustrazione è di mio, sempre e trasversalmente, fratello Andrea Giacomantonio.

lunedì 15 dicembre 2014

Circoscrizione

Martedì scorso sono andata in circoscrizione a farmi rifare la carta d’identità, la mia è scaduta a fine novembre. Se non avessi un impegno improrogabile per cui la mia carta di identità è necessaria, avrei aspettato di tornare a Maratea e andare al comune e farmela rifare lì, perché sapevo ed ero certa che per espletare questa stupidissima pratica a Roma ci avrei messo un casino di tempo e sicuramente una buona dose di incazzatura, e infatti…
Sono arrivata in circoscrizione la mattina presto e sono subito andata allo sportello preposto per i documenti d’identità.
Poco prima che toccasse a me ho visto gironzolare per la sala una donna sulla cinquantina con indosso un maglione, un paio di calze velate e un paio di stivali. Tra il maglione e gli stivali vi erano solo le calze, non una gonna e nemmeno un pantalone e nella descrizione farò a meno di annoverare il viso carico di botulino. Mi sono chiesta allora come una donna potesse andare in giro in quelle condizioni e proprio mentre iniziavo a pormi altre domande attinenti all'abbigliamento  poco consono da indossare nel municipio della capitale è arrivato il mio turno e indovinate un po’ chi mi sono trovata davanti oltre il vetro dello sportello? La signora molto scoperta che avevo notato prima. Ecco ora a grandi linee la nostra conversazione:
signora “ciao, che devi fare?”
io “buongiorno, dovrei rifare la carta d’identità, però non sono residente a Roma”
signora “ah, mbè, mi sa che non lo puoi rifà qua, devi andà al tuo comune”
Notate bene il fatto che la signora impiegata del comune di Roma come prima cosa si è sentita in dovere di dirmi “ciao” e non “buongiorno” e poi inspiegabilmente ha avuto la necessità di darmi del tu, come se fossimo amiche, come se ci conoscessimo da lunga data, come se fossi una ragazzina che non ha idea di ciò che sta dicendo.
Io “senta, so che la carta d’identità può essere rilasciata ovunque in Italia, basta avere il nullaosta del comune di residenza, ne è a conoscenza?”
Signora “mbè, questo non lo so, mo chiedo, però me pare strano, secondo me non se po’ fa, e poi che è sto nullaosta?”.
Continuate cortesemente a notare che io seguitavo a darle del lei e lei seguitava a darmi del tu, poi, come se non bastasse ero io a dirle in che modo risolvere la questione.
Dopo qualche minuto e dopo qualche domanda ad altri colleghi, si è convinta a farmi riempire un modulo e poi a dirmi “senti, allora aspetto il nullaosta e poi ti chiamiamo noi, va bene?”
Cazzo, credetemi, ha detto quel “va bene” con un tono talmente antipatico che sembrava aver detto “hai rotto le scatole e ora hai voluto quello che volevi, ora sei contenta?”
È passata una settimana e dalla circoscrizione non ho avuto nessuna notizia, così stamattina ho chiamato al comune di Maratea e il gentilissimo impiegato mi ha detto che il nullaosta era partito immediatamente, il giorno stesso dalla richiesta, una settimana fa circa.
Allora sono andata in circoscrizione, ho rifatto la fila, ho visto che ad uno sportello c’era la signora dell’altra volta ed ho iniziato a sudare freddo, mi è salita un’incazzatura da premio nobel ed ho sperato e pregato che non capitassi con lei un’altra volta.
Preghiera esaudita, sono andata allo sportello dove c’era un’altra impiegata.
Ho spiegato la situazione, ho detto che il nullaosta era stato spedito e sentite un po’ qua: loro non lo avevano!
Ma come cazzo funzionano le cose? Mi veniva da piangere. Ho preso il mio telefono, ho richiamato al comune di Maratea ed ho detto all'impiegato che il nullaosta non c’era. Lui, zelante, ha ricontrollato tra le varie scartoffie e mi ha riconfermato che il nullaosta era partito.
A questo punto la cosa è diventata comica.
L’impiegata di Roma mi prende il telefonino dalle mani perché vuole parlare con l’impiegato di Maratea. Lui le dice che lo ha spedito via mail (credo che abbia detto tramite PEC, che non so cosa sia) lei risponde che i PEC sono tantissimi e non li aprono tutti i giorni (altra cosa che non ho capito, ma va bene così), lui le dice che questi documenti per legge devono essere mandati col PEC, lei risponde che lo sa, ma qui a Roma è molto complicato e allora gli chiede di mandare il nullaosta via fax, lui allora ribatte che il fax non funziona e che comunque per legge si DEVE usare questo benedettissimo PEC, lei allora non sapendo più che fare gli da lo stesso il numero del fax (anche se l’impiegato del comune di Maratea le ha appena detto che il fax non funziona), lo ringrazia con molta educazione, mi ridà il cellulare, prende il suo telefono, chiama al piano superiore, chiede di aprire i PEC, dopo un attimo scende un’altra impiegata con un foglio in mano e VIVA DIO in tre secondi mi hanno fatto la carta d’identità.
Questa città mi sta uccidendo.
Oggi mio, sempre e perpendicolarmente, fratello Andrea Giacomantonio è impegnato. Accontentiamoci della foto di una delle impiegate più famose d’Italia, la signorina Silvani.

lunedì 1 dicembre 2014

A fior di labbra

Venerdì pomeriggio mentre cercavo caparbiamente di far entrare su una superficie minuscola una quantità di oggetti enorme, una conversazione telefonica di una signora dentro al negozio ha captato la mia attenzione.
“Pronfo, si sciao, come ftai? Fi, tutto bene, scerto teforo, sci vediamo fstafera, Gigi viene anche lui? Beniffimo, sciao amore, sciao, sciao”.
Perché parlava in quel modo? Perché biascicava le parole? Era forse ubriaca? Era appena uscita dal dentista ed era ancora sotto l’effetto dell’anestesia? Ma no, nulla di tutto ciò. Quando si è voltata verso di me per chiedermi una cosa mi sono accorta del motivo del suo parlar strano. Aveva delle labbra così spropositatamente gonfie e turgide che non riusciva proprio a dire una parola in maniera normale.  Credetemi ero veramente imbarazzata, non sapevo dove spostare lo sguardo pur di non incrociare il suo volto ma credo nonostante tutto di aver fatto una discreta figura di merda, perché appena l’ho vista ho sgranato gli occhi.
Non era vecchia, ma nemmeno troppo giovane, aveva il viso così ritoccato che a occhio e croce poteva avere dai 35 ai 60 anni, un viso senza età, tutto tondo e levigato, anche gli occhi erano strani, uno in una posizione e l’altro in un’altra, non troppo però, quel che basta per notare un’asimmetria.
E poi era lucida, ma non sudata, era lucida come un mocassino di vernice, quel lucido che ti ci puoi specchiare. Ma le labbra, o mio dio quelle labbra, una cosa eccezionale.
Ora, servendomi di uno strumento scientifico, un metro da sarta, misurerò la mia bocca in orizzontale, praticamente da un angolo all'altro: risultato 5 cm. La donna in questione secondo me aveva una bocca il doppio della mia, sia in larghezza, sia in volume: risultato un buon 10 cm di fessura orale.
La domanda che mi sono posta là per là è stata: ma che ci fa una con una bocca così grande?
Poiché so a cosa state pensando e per evitare di usare un lessico improprio, vi anticipo.
Care donne con le bocche grandi tutte siliconate, qual è il vostro precipuo scopo? A chi dedicate questo sperpero di carne bitorzoluta? Quale sentimento avete intenzione di scatenare in un uomo? Perché è di questo che si parla, piacere agli uomini e dopo forse a se stesse. Io credo che un uomo medio vedendo una bocca del genere pensi ad una sola cosa: fellatio. Ed è per questo che ci si sottopone a trattamenti estetici ed a operazioni dolorose e perniciose? Per diventare dei meri mezzi per procurare piacere? Perché appena un uomo ci nota per strada ci associ ad un pompino? (m’è scappato, chiedo scusa). Dai, ragazze, possiamo ambire a qualcosina di più, vero?
E poi care donne di una certa età con la bocca di una bambola gonfiabile, ma veramente credete che un uomo medio se potesse scegliere tra la bocca di una ventenne e la vostra, sceglierebbe la vostra?
In sostanza fare ricorso alla chirurgia estetica (tette, culi, labbra, tiraggi vari e così via) ha un solo fine per la donna, essere o diventare un oggetto sessuale. Perché evidentemente non c’è nient’altro a cui appigliarsi.
Mentre notavo quell'essere posticcio che si aggirava per il negozio m’è salita una rabbia incontenibile. Ma perché ridursi in quel modo? Perché, pur di piacere a qualche ricco coglione una donna arriva al punto di non riuscire neppure a parlare normalmente? E poi che credono, che le donne normali siano invidiose dei loro prodigi estetici? No, francamente no.
Invidio con piacere un bel ventre piatto, invidio il corpo di una ginnasta, le gambe lunghe di una nordica, i capelli biondi di una svedese, gli occhi neri di un’araba, le spalle larghe di una nuotatrice e ormai invidio anche un po’ il viso liscio e perfetto di una diciottenne.
Care donne, fatemi un piacere, prima di fare qualche cazzata, lasciatevi consigliare da un parente, da un amico, se necessario anche dal vostro cane (che se poi tornate a casa tutte gonfie manco vi riconosce) e se state con un uomo a cui non interessa se voi riusciate a parlare o meno, fatevela qualche domanda. 
C’è vita oltre la fellatio.  
L'illustrazione è di mio, sempre e gonfiamente, fratello Andrea Giacomantonio.