lunedì 17 novembre 2014

Chi trova un amico...

Ho passato una settimana faticosissima, il Natale è alle porte e quindi vi lascio immaginare gli scatoloni di roba che sono arrivati. Non ho fatto altro che aprire cartoni e sistemare di tutto, da tazzine da caffè a renne dorate di mezzo metro; da palline da albero di natale a servizi di piatti e bicchieri. Per non parlare poi dell’ingente quantità di abiti che ormai mi escono pure dalle orecchie.
Eppure la gente se ne esce sempre con le solite domande che mi fanno diventare una bestia.
Per esempio veder entrare in negozio (che è addobbato e pieno di minchiate che la fabbrica di babbo natale rispetto a noi sembra un bunker antiatomico) delle persone che dicono “ma quando arrivano le cose di Natale?” e altre assurdità del genere, che francamente mi sono anche stancata di ricordare!
Negli ultimi 4 anni credo di aver sviscerato il discorso Natale più che esaustivamente e se siete dei nuovi lettori e vi va di leggere ciò che vi siete persi ecco i link. http://www.sempredilunedi.blogspot.it/2013/12/canto-di-natale.html CANTO DI NATALE
Fino a che non è arrivato il tanto agognato sabato pomeriggio. Il sabato pomeriggio è uno dei momenti che più preferisco durante la settimana, mi sento più leggera, il lavoro sta per finire e poi non vedo l’ora di andarmi a stravaccare sul divano e vedere Ulisse il piacere della scoperta (ah che colpo di vita).
Prima però devo sempre vivere uno o più momenti indimenticabili (a lavoro intendo).
Questo sabato prima mi sono dovuta sorbire una mamma pesantissima con due figlie che sempre a livello di pesantezza la superavano di gran lunga e poi un gruppo di 3 dolcissime amiche alla ricerca di un regalo per un’altra carissima amica.
La madre con le due figlie mi hanno fatto venire il latte alle ginocchia. Una tale lentezza e una tale mancanza di brio non l’ho vista nemmeno nel leone dello zoo Parco Giada (che non so se esiste ancora).
 Mi sono chiesta se tanta pesantezza in una sola famiglia non fosse pericolosa per tutto il sistema solare, che so, magari respirando creano un buco nero nell’atmosfera e ne viene risucchiata tutta la galassia.  
E non parlo di pesantezza fisica, no assolutamente, sto parlando di pesantezza caratteriale, del modo lentissimo di parlare, anzi di sussurrare, dell’argomentazione filosofica su ogni capo provato. Cazzo, mi veniva da piangere. Poi erano tristissime, tutte e tre con un colorito giallo itterico, piccole, magre da far spavento, tutte e tre con una montatura di occhiali da nonna papera, con addosso dei maglioncini beige di acrilico che se qualcuno malauguratamente ti fuma vicino prendi fuoco. E poi non c’era niente da fare, la madre- incredibilmente- insisteva affinché acquistassero qualcosa e loro niente, “questo è troppo corto, questo è troppo colorato, questo è troppo grande”. Se mia madre mi avesse portato a fare shopping quando avevo vent’anni credo che nel negozio non avrei lasciato manco le mensole o le grucce, o le lampadine nei lampadari e nemmeno le tede dei camerini.
Dopo la famiglia felice è stato il turno delle amiche, quel genere di amico che sa hai bisogno di un polmone te lo danno senza pensarci un su nemmeno un minuto. Trascriverò ora pedissequamente il loro discorso, le frasi sono state pronunciate circa in quest’ordine:
“che dite, scegliamo qualcosa di scuro?”
“bhè certo, che glie voi regalà qualcosa de bianco così pare na mongolfiera?”
“secondo me un vestito nero va bene”
“però tocca chiede se c’hanno la taglia enorme”
“embè certo, è diventata un gigante, come minimo dobbiamo chiedere la large”
“la large? Ma che dici? Tanto grassa è diventata, ma come mai?”
“ eh, non te la ricordi la madre? Uguale, è diventata una botte come la madre”
“e se le prendiamo una maglia lunga?”
“per carità, ma lo sai come si veste? Si mette le maglie lunghe e sotto i leggins, con quelle gambe giganti sembra un mostro”.
“ok, meglio un vestito allora, magari nasconde un po’ di ciccia”
“comunque mi chiedo come possa essere diventata così grassa, da quanto tempo non la vedo?”
“non la vedi da 5 o 6 mesi e credimi che s’è completamente sformata, è una chiattona.”
Poi mi hanno notata, in realtà io ero sempre stata lì, ma loro erano così concentrate nella scelta del regalo e nel dire cattiverie che manco mi avevano vista. Le ho guardate evidentemente con un’aria interrogativa che subito una delle tre mi dice “guarda che noi alla nostra amica le vogliamo bene!”
Minchia, 3 serpi!


 L’illustrazione è di mio, sempre e amichevolmente, fratello Andrea Giacomantonio.

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