lunedì 16 giugno 2014

Storie di una cinciarella

Era una mattina calda e soleggiata, ero davanti al negozio a crogiolarmi sotto un raggio di sole incandescente quando mi accorsi di una starna creaturina che volteggiava impaurita tra i rami di un oleandro. Mi avvicinai con cautela al fogliame e tra i rami intravidi un uccellino che arrancava malamente cercando con ostinazione di spiccare il volo. Colta dal mio solito timore che provo inspiegabilmente nei confronti dei pennuti, mi chinai con estrema cautela cercando di capire il perché di quell'agitazione e mi accorsi con rammarico che l’uccellino in questione aveva un’ala rotta. Che fare allora? Far finta di niente e lasciare il poveretto al suo destino? Augurargli una pronta guarigione e rientrare a lavoro? Sperare che qualche suo collega di volo si accorgesse del malcapitato e andasse ad avvertire qualche parente affinché lo portasse nel proprio nido? Cercare, me medesima, di afferrare l’uccello  e farmi così guarire dalla mia ornitofobia?
Niente di tutto ciò, rientrai in negozio tutta trafelata e dissi a mio cognato “corri, corri, fuori c’è un uccellino mal messo, solo tu lo puoi salvare”.
Mio cognato, che per quanto riguarda altruismo, tenerezza e buon cuore è come una Pollyannan all'ennesima potenza, uscì fuori, andò verso l’uccello e cercò subito di instaurare un rapporto di amicizia e reciproco rispetto. L’uccellino, terrorizzato, non faceva altro che saltellare a destra e a sinistra pur di non farsi acchiappare, fino a quando, come in una scena di un film della Disney, vidi mio cognato steso a terra che con uno sforzo enorme di concentrazione e scaltrezza riuscì ad afferrare il corpicino del pennuto.
La prima cosa da fare era appurare l’entità del danno: l’ala era palesemente rotta, il piccolo aveva bisogno di cure al più presto. Mio cognato Pollyanna come prima cosa contattò un veterinario ornitologo, il quale con grande onestà intellettuale ed amore per gli animali gli disse: “è possibile che muoia presto, però se me lo vuoi far vedere la visita costa 40 euro”. Come si poteva non dargli almeno una possibilità di vita? Lo mettemmo in una scatola e con speranza e fiducia, mio cognato lo portò in motorino fino a via Nomentana, allo studio dell’ornitologo zelante.
Una volta lì la diagnosi fu questa: l’uccellino era una cinciarella molto giovane, con ala rotta e scarsissime possibilità di sopravvivenza, cibo preferito vermi e frutti, 40 euro, grazie!
Di ritorno mio cognato sul motorino pensava: e ora dove li trovo i vermi? E che frutti mangerà la nostra cinciarella?
Quando dopo circa due ore tornò al negozio, notai che in una mano aveva la scatola con l’uccello e nell'altra un bustone con: barattolo di vermi così grande da poter sfamare uno stormo di condor e una scatola da chilo di frutti secchi per uccelli .
La verità era che ormai nella nostra famiglia c’era un altro essere vivente di cui prendersi cura.
Andammo su google per vedere come sarebbe diventata la nostra cinciarella da adulta, anche perché quando ad un uccello si rompe un’ala non può più volare (e quindi diviene una facile preda per qualsiasi altro animale), però può lo stesso vivere una vita dignitosa, per cui già facevamo progetti su che tipo di gabbia enorme avremmo dovuto avere.
Poi pensavamo a come portare Cinciarella quest’estate a Maratea, se poi una volta al mare avrebbe apprezzato così tanto l’aria pulita che forse a settembre sarebbe stata una cattiveria riportarla in città. Mentre progettavamo il nostro futuro prossimo con l’uccellino, mio cognato Pollyanna, teneva delicatamente il suo corpicino fra le mani e piano piano gli metteva nel beccuccio pezzi di vermi e gocce d’acqua.
Per quella notte decidemmo di lasciare la cinciarella al negozio, in una gabbietta improvvisata, con un bel nido di cotone e paglia, perché sapevamo che un altro viaggio in motorino l’avrebbe stressata troppo. Il giorno dopo l’avremmo portata a casa in macchina e così avrebbe iniziato la sua nuova vita. La nostra cinciarella sarebbe stata amata e accudita, assieme a tutti i nostri cuccioli di umani e non.
Cinciarella ovviamente non ha superato la notte, l’ha trovata mio cognato Pollyanna il mattino dopo, morta stecchita con le zampette all'insù.
L'illustrazione è di mio, sempre e leggermente, fratello Andrea Giacomantonio.

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