lunedì 7 aprile 2014

Confessioni di una commessa pericolosa

Durante le mie giornate non faccio altro che risolvere sciocchi problemi alle persone.
Do consigli, ascolto con attenzione mille e mille drammi, sbroglio dilemmi intricatissimi. Mi parlano di malattie, di morte, di accostamenti sbagliati, di tessuti naturali, di divorzi, di tradimenti, di porcellana e ceramica, di paralumi di seta e di figli disgraziati. In un negozio tutto è sullo stesso piano. Il segreto di una buona commessa è quello di ascoltare, dire una cosa, che sia la cosa che il cliente vuole sentirsi dire e poi ancora ascoltare.
“Che colore sta meglio col blu?”
Tutti, anche il nero.
“Ho appena scoperto che mio figlio fuma e ora che faccio?”
Non c’è nulla da fare, forse smetterà da solo oppure continuerà. Non si può tenere sotto controllo 24 ore su 24 un ragazzo di 15 anni, per cui è meglio darsi pace.
“Cerco una zuccheriera, sa quella per lo zucchero!”
Si lo so, noi vendiamo proprio zuccheriere per lo zucchero.
“Mio padre se ne è andato di casa, è andato a vivere col più grande amore della sua vita, un altro uomo, ora non mi sento troppo bene.”
Mi sembra il minimo. Un giorno tutto ti sarà più chiaro.
“Secondo lei le camicie stanno meglio con le gonne o con i pantaloni?”
Le camicie stanno bene con tutto, non tema, osi pure, le indossi con cosa le pare, il risultato è garantito.
“Mi aiuti la prego, devo andare ad un matrimonio che si festeggia di giorno, ma non voglio un vestito lungo, nemmeno corto, non nero ma nemmeno troppo colorato, non fantasia ma neanche tinta unita.”  
Non posso aiutarla, provi altrove.
“Ho scoperto un biglietto d’amore per mio marito da parte della sua segretaria, dopo 25 anni mi sono resa conto di stare con un coglione”.
Ma no, è soltanto un uomo.
“Nel 1950 ho fatto da controfigura a Rita Hayworth in un film che girò a Roma, l’aveva notata la somiglianza, vero?”
Si, infatti, è da quando è entrata che mi chiedevo a chi somigliasse.
“ Ha per caso ha un vestito da sera sportivo?”
Non si preoccupi, insieme troveremo un compromesso!
“Ho fatto uno spogliarello a sorpresa vestita da babbo natale per il compleanno di mio marito e presenti c’erano anche tutti i suoi colleghi del lavoro e il capo. Si è così incazzato che ha chiesto il divorzio, secondo te ha esagerato?”
Ma certo, un’esagerazione tremenda, poi per così poco, uno spogliarello è un atto artistico eccelso, peccato che lui non abbia colto la finezza del gesto.
La confessione che vorrei fare oggi è questa: anche io ho problemi minchioni e futili e vorrei che qualcuno li risolvesse per me.

-          Non ricordo mai il nome degli autori dei libri che leggo, come mai?
-          Faccio sempre confusione tra destra e sinistra, ormai se qualcuno mi chiede un’indicazione dico solo di là o di qua.
-          Quando preparo la caffettiera cospargo tutta la cucina di polvere di caffè nonostante ci metta un’attenzione quasi maniacale per non sporcare nulla.
-          Perché sbatto contro tutti gli spigoli di tutti i mobili che il signore ha creato?
-          Nessuno mi crede quando dico che la viscosa è un tessuto naturale.
-          Non so risolvere nessun cruciverba, nemmeno quello facilitato.
-          Perché mi cadono sempre i collant? Quando li indosso non faccio altro che tirarmeli su.
-          Quando mi taglio i capelli da sola, per un mese devo andare in giro con mille mollette in testa per arginare il danno e comunque continuo a tagliarli appena ricrescono.
-          Mi sento di avere sempre il cervello nel posto sbagliato del corpo.
L'illustrazione è di mio, sempre e terrificantemente, fratello Andrea Giacomantonio.

Nessun commento:

Posta un commento