lunedì 28 aprile 2014

Coffee and cigarettes

Quando torno a casa mia a Maratea è come vivere in una lunghissima scena del film “coffee and cigarettes”  di Jim Jarmush.
Bevo caffè ininterrottamente dalla mattina fino al tardo pomeriggio, fumo a più non posso e nel frattempo si fanno discorsi surreali e psicotici. Dovrei stare qui per rilassarmi qualche giorno e invece torno a Roma con le extrasistole.
Le caffettiere in questa casa sono sempre cariche come le pistole dei film western, non fai a tempo a sciacquare una tazzina che già la devi riprendere per bere un altro caffè.
Non appena qualche visitatore occasionale varca la soglia di questa dimora si accende automaticamente il gas sotto l’onnipresente caffettiera e poi che fai? Lasci l’ospite prendere il caffè in piena solitudine? Nemmeno per sogno, ci si immola alla  santissima buona educazione e si beve l’ennesimo caffè e di conseguenza parte l’ennesima sigaretta.
Se non sei abituato al ritmo è possibile vivere per giorni con un bruciore di stomaco talmente elevato che potresti appiccare un incendio con un’alitata.
La vera professionista, intenditrice e bevitrice di caffè in assoluto è mia madre, lei riesce ad ingerire dosi letali di caffè per qualsiasi comune mortale eppure continua a vivere una vita abbastanza normale. Dovrebbero chiamarla in giro per i paesi come un fenomeno, sui cartelloni ci sarebbe scritto “LA DONNA CAFFE’, L’UNICA CON IL PLASMA MARRONE”.
Il problema caffeina non rimane circoscritto fra le mura domestiche, è un tarlo che si annida in tutte le case dei miei parenti. Ho un sacco di zie, zii, cugini e annessi e pure loro appena mi vedono già hanno pronto un caffè, un posacenere e mille chiacchiere strambe che farebbero invidia anche a Woody Allen.
Datemi retta, è impagabile passare una giornata scandita da chiacchiere, caffè e sigarette!
L'immagine oggi NON è di mio, sempre e caffeinomenamente, fratello Andrea Giacomantonio.

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