lunedì 14 aprile 2014

Basta Amarcord

Prima che si apra una diatriba fra cinefili eruditi o semplici amanti del cinema o ancora improvvisati intenditori cineasti, sappiate che questo titolo non ha nulla a che fare con il film di Fellini.
Questo titolo me lo concedo come licenza poetica, suona meglio “A m’arcord” che “io mi ricordo”.
In realtà oggi non sono io a ricordare, ma vorrei parlare di tutti quelli che a forza di dire “io mi ricordo, quando ai miei tempi…” si sono convinti che nel passato si è vissuto molto meglio che nel presente e che tutto ciò che abbiamo oggi sia soltanto un ostacolo alla nostra felicità.
Quando ero una ragazzina come mezzo di locomozione avevo un “SI” Piaggio. C’è gente in giro che si ostina nel dire che questo motorino sia stato uno dei mezzi migliori su cui abbia mai viaggiato e che lo scooter moderno non possiede la stessa poesia e lo stesso romanticismo.
Secondo me invece il “Si” Piaggio è stato e sarà per sempre il motorino più odioso e fastidioso della storia dell’azienda Piaggio. Mai, e dico mai, che sia partito al primo colpo, mi dovevo fare chilometri pedalando aspettando fiduciosa che un miracolo avvenisse tra quei malefici ingranaggi. Se dovevo fare brevi commissioni il pensiero di spegnerlo per poi riaccenderlo mi faceva ghiacciare il sangue. Andava così lento che per coprire una distanza di 2 chilometri ci mettevo 20 minuti e poiché il tappo del serbatoio era ubicato in bella vista proprio sotto il manubrio mi hanno rubato litri e litri di benzina e infine stendo un velo pietoso sulla candela che se prendeva un po’ d’acqua era finita.
Ora ho uno scooter che si accende con un dito, il serbatoio sotto il sellino, non so se ha una candela e poco m’interessa giacché riesco a guidare anche sotto un temporale, è veloce quanto basta a farmi arrivare in tempo dove voglio e gli voglio bene perché mi rende la vita più semplice.
Al fanatico del walk-man degli anni 80 vorrei ricordare che per riascoltare una canzone bisognava riavvolgere il nastro con una penna bic perché era l’unica che si incastrava bene con gli ingranaggi della musicasetta. Stamattina (2014) sono andata a fare la spesa con l’i-pod, un aggeggio grande quanto un dito mignolo dove dentro puoi mettere una cifra in quantificabile di ore di musica e puoi andare avanti e dietro senza penna bic.
“I social network e internet in generale ci hanno rovinato la vita, ci alienano e ci abbrutiscono perché non ci permettono di avere contatti reali con le persone”.
Innanzi tutto, il social network ha riaperto le strade della comunicazione scritta. La gente ha ricominciato a scrivere e a tutti è dato un posto dove poter  scrivere un pensiero, una frase, un’idea. Che poi la frase, il pensiero o l’idea siano sciocchi, siano scritti male, siano fuori luogo, siano inaccettabili per le nostre abitudini, non deve essere un problema, l’importante, secondo me, è comunicare, e comunicare scrivendo è una sublimazione.
Con internet sono in contatto con parenti ed amici che altrimenti non vedrei mai, chi sta dall'altra parte del mondo, chi sta in un’altra città, chi semplicemente anche se vive qui a Roma non riesco che a vedere una volta ogni due mesi. Ci scriviamo mail, ci vediamo su skype e ci mandiamo foto.
No, non ci spediamo più lettere scritte a mano. La modernità ha fatto si che si perdesse l’emozione di annusare la fragranza della carta, la felicità di scegliere l’inchiostro con cui scrivere e poi non esiste più quella gioia malata che si provava nel dover aspettare l’arrivo di una lettera. Le intercontinentali ci mettevano solo due mesi per arrivare, quelle continentali 2 o 3 settimane, quelle nazionali una settimana o 10 giorni.
E poi c’è la maledizione del cellulare. Ah…quanto era bello quando mamma ci chiamava strillando fuori dal balcone per farci tornare a casa. Ora invece ai ragazzini per farli tornare a casa le mamme gli fanno una telefonata o gli scrivono un sms, che inciviltà!
Quando sono andata via di casa per venire a vivere qui a Roma non avevo ancora un cellulare. Il primo anno sentivo i miei genitori una o due volte a settimana. Oggi (2014) mio padre mi chiama tutti i giorni, ci mandiamo messaggi vocali e un sacco di fotografie.
Già che ci sono col cellulare faccio pure un sacco di filmatini ai miei nipoti, così tra qualche anno non ci saremo dimenticati delle loro voci gracchianti o dei loro movimenti buffi. Loro non avranno delle polaroid sbiadite o foto scolorite, dove a stento riesci a distinguerti da tua sorella o tuo fratello, no, quelle le abbiamo noi.  
Se da piccola qualcuno mi avesse detto che in futuro prossimo potevo fare ciò che sto facendo ora, cioè scrivere e poi essere letta subito da chiunque, non ci avrei mai e poi mai creduto, sarebbe stato troppo bello per essere vero!
L'illustrazione è di mio, sempre ed interattivamente, fratello Andrea Giacomantonio.

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