lunedì 17 marzo 2014

Lost control

Venerdì pomeriggio alle ore 17 e 30 ho perso il controllo.
L’ho perso sotto quintali e quintali di pessima educazione, sotto una montagna di rabbia e irrazionalità, smarrito nei fitti boschi dell’insofferenza, l’ho perso e per ben 5 minuti della mia vita non ho fatto niente per ritrovarlo e di questo ne vado estremamente fiera.
Ecco cosa è successo.
Ha aperto la porta  del negozio una signora di chiara estrazione alto borghese abbastanza al di là con gli anni e dopo aver sceso le scale con una certa riluttanza ha urlato: signorinaaaa, quanto viene quella camicia grigia che è in vetrina?”
A dir la verità le vetrine le creo io e più di una volta mi è capitato di dimenticare cosa ci avevo messo dentro, quindi, con estrema educazione ho detto alla signora “esco un attimo e vado a vedere perché non ricordo di una camicia grigia”.
Mentre salivo le scale ho sentito la signora borbottare “ma guarda questa, manco ricorda che c’è in vetrina, andiamo bene”.
 Ho fatto finta di non sentire, però il pensiero mi è andato ai filippini che lavoravano per lei, perché di sicuro aveva due poveracci schiavizzati e mi sono detta “se tratta così male me, pensa a quelli sotto il suo comando”.
 Sono uscita per strada e ho detto “guardi signora, che la camicia che ha visto non è grigia, è bianca”.
“Ma santo iddio, come fa a non vedere una camicia grigia con il colletto bianco, ma come  è possibile?”
A questo punto, alle ore 17 e 30, ho perso il controllo.
Sono scesa giù per le scale, mi sono avvicinata cautamente alla signora e ho ribattuto “ la camicia in vetrina è bianca e le consiglio di non alterarsi perché non ne vedo proprio il motivo”.
Credevo sinceramente di averla messa a posto, di aver messo fine a quella sceneggiata grottesca e cafona, di aver ristabilito un ordine di rispetto reciproco in questo cosmo così grande e tremendamente faticoso. Invece nulla di tutto ciò e non paga della strigliata ha continuato col suo fare incazzoso  “Senta signorina, non mi faccia perdere la pazienza, non sa che vita ho io, ci mancava solo lei che non capisce le cose che le si chiedono”.
Allora abbastanza fuori dai gangheri ho detto “ cara signora, è lei che non ha idea della vita che faccio io, soprattutto in questo momento e ora per piacere mi segua, andiamo davanti alla vetrina e vediamo un po’ di che colore è questa benedetta camicia”.
“ah, ecco e adesso mi fa anche rifare le scale”.
“A meno che lei non voglia restare qui dentro tutto il giorno, la prego di uscire con me”.
Giunte sul marciapiede, di fronte la vetrina, ho chiesto con calma e gesso “mi dica per piacere di che colore è la camicia”
“è grigia con il colletto bianco”
“ora, cortesemente, si tolga dal naso quegli occhiali fumé che indossa e mi ridica di che colore è la camicia”
“è bianca”
Com'è dolce il sapore della vittoria.
L'illustrazione è di mio, sempre e inevitabilmente, fratello Andrea Giacomantonio.


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