lunedì 24 febbraio 2014

Cani strani!

C’è un negozietto di alimentari abruzzese sotto casa mia che ha due orribili statue all'ingresso: un lupo a grandezza naturale, tutto grigio e dall'aria minacciosa e un orso marsicano, anch'esso a grandezza naturale, con le unghie affilate e in posizione d’attacco.
 Bene, ogni volta che porto Birra, il cane, a passeggio nel quartiere, appena vede quelle due statue impazzisce. Inizia a tirare come una forsennata il guinzaglio sino a strozzarsi, abbaia come un’indemoniata e ringhia e si dimena manco fosse un doberman. Chissà cosa le passa nel cervello, soprattutto perché possiamo passare davanti a quel negozio anche 20 volte che si ripete sempre la stessa scena. Pensa davvero che siano un orso e un lupo reali? E anche se lo pensasse, come fa a anche lontanamente a pensare di potercela fare contro due bestie simili? La risposta è solo una: lei crede di essere un cane di grossa taglia, ne è convinta, ha il classico atteggiamento di un cane di 40 chili, mentre  ne pesa al massimo 5.
E così fa anche  per strada se incontriamo altri cani grandi. Tradotto dal canese all’italiano, ecco quello che sono sicura dica Birra in un simile frangente: “Ei tu, cane di merda, guardami se hai il coraggio, ti spezzo in due, avvicinati  che ti stacco la coda a morsi. Si, bravo, allontanati che è meglio, se non avevo il collare oggi di sicuro ti ammazzavo, e non ti azzardare a fare la pipì dove la faccio io che mi incazzo come una bestia”.
Lo stesso problema di personalità multipla, o meglio, di scarso riconoscimento del proprio corpo, lo hanno anche i cani di mio padre, Tuco e Biondo, che non per niente sono i figli di Birra.
Un po’ di tempo fa, mentre erano a passeggio con mio padre in montagna, avvertirono un rumore nella boscaglia, una sorta di forte fruscio tra i cespugli. Anche mio padre lo avvertì e poiché sapendo che quella era una zona dove bazzicava qualche cinghiale, decise prontamente di radunare la muta e dirigersi a piè sospinto verso valle. Richiamò subito i cani con un fischio, ma quei due temerari disgraziati non accennarono a tornare, anzi presi da una follia cacciatrice, si gettarono fra i roghi e i cespugli alla ricerca di un bottino.
Mio padre intravide nel fitto fogliame qualche cucciolo di cinghiale spaventato e vide anche i suoi cani pavoneggiarsi e ringalluzzirsi in mezzo a quelle povere bestie, va detto inoltre che i suoi cani a stento arrivavano alla grandezza del cinghiale più piccolo.
La scena di assoggettamento della prole cacciagione durò solo qualche minuto perché dietro gli alberi più alti e più grossi si celava guardinga la mamma cinghiale che, tradotto dal cinghialese all'italiano disse “minchia, ci mancavano pure questi due topi a rompere le palle, i cuccioli hanno pianto tutta la notte e ora ricominciano, forse è meglio se ci vado a scambiare due parole”.
Non appena i cani percepirono il forte olezzo di mamma cinghiale si guardarono in torno, videro quell'essere abominevole e in men che non si dica si resero conto di essere due cagnetti, sicuramente molto belli, ma anche molto piccoli. Misero le ali alle zampe e corsero verso valle come se volassero, mio padre, che nel frattempo quatto quatto e silenzioso scappava anche egli da quella situazione incresciosa, disse che  tanto erano veloci i cani nello scappare  che non sembrava poggiassero le zampe a terra. 

 
In questa selezione fotografica possiamo ammirare l'enorme stazza di questi cani! 
Tuco, Biondo e Birra.

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