lunedì 30 dicembre 2013

Cadute di stile

Venerdì scorso sono caduta in mezzo al mercato di Sapri. Camminavo di fianco a mia madre, avevo tutte e due le mani occupate da buste e improvvisamente mi sono ritrovata stesa lunga a terra. In verità non troppo improvvisamente visto che  prima di cadere ho messo un piede su di un pezzo di plastica piatto e liscio ed ho fatto lo scii per un paio di metri.
Non so se avete notato una cosa alquanto stravagante, quando a cadere è un bambino chiunque sia nel raggio di 100 metri si scaraventa sul poverino per soccorrerlo, quando invece cade un adulto tutti si girano dall'altra parte e scoppiano a ridere. Anche a mia madre è venuto da ridere e anzi credo di aver notato nel suo sguardo anche una certa espressione che tradotta in italiano diceva “io a questa qui a terra manco la conosco”.
Non mi sono fatta niente, a parte un ginocchio sbucciato, ma dopo essermi rialzata da terra avrei preferito che sotto i miei piedi si fosse aperta una voragine e mi avesse inghiottito.
Un paio di anni fa, sempre durante il periodo natalizio, sono ruzzolata per le scale di casa mia e per mia fortuna quella volta non mi ha visto nessuno. Sono caduta per le scale come una pera cotta e per cercare di fermare una discesa infinita ho messo le mani in avanti. Risultato finale: un mignolo forse contuso. Ho scritto forse perché non so cosa mi sono fatta realmente poiché in ospedale non ci sono andata, ma mio padre mi ha steccato il dito con un cucchiaio di legno che si sosteneva alla mano con dello scotch, un classico rimedio alla Vincenzo Mc Gyver.
A mia madre, qualche giorno fa, mentre preparava uno dei suoi luculliani pranzi, è caduta a terra un’intera pentola di lenticchie.  In quel momento il cielo si è oscurato, si è alzato un vento di 100 chilometri all'ora, dall'orizzonte un muro di pioggia avanzava verso la costa trascinando con sé fulmini e saette e infine  sulla nostra casa si è aperto minaccioso l’occhio di un ciclone portatore di morte e distruzione. Ecco cosa succede quando mia mamma si incazza come una bestia.
Ieri, noi donne di questa casa, ci siamo concesse un piccolo lusso. Dunque, da qualche anno a questa parte, con una scadenza più o meno mensile, un simpatico giovane napoletano viene nel nostro paese a vendere gli abiti porta a porta. Prese da uno slancio alla “sex and the city” oppure alla “pretty woman” abbiamo deciso di farlo venire a casa nostra. Come sapete, noi a Roma abbiamo un negozio di abbigliamento, secondo voi avevamo bisogno di altri vestiti?
Naturalmente no, ma avere un uomo che in casa tua porta una valigia dalla quale tira fuori una miriade di pezze non ha prezzo, è un’esperienza per il mondo femminile senza pari.
Dopo aver visto un po’ di cose e fatto chiacchiere inutili sulla viscosa e sulla lana, il simpatico ragazzo napoletano ci chiede “signò, quant’è bell sta casa, ma facit verè na stanza dell’alberghetto vostro?" (intendeva il bed and breakfast).
Vista la gentilezza innata di questo ragazzo, mi sono subito prodigata per mostrargli una delle 3 stanze. Ho aperto la porta e lui ha detto “marò quant’è bellel, ma bella assai, e ditemi, ma quante persone ci stanno in questa struttura?”. Io ho risposto “c’è posto per 6 persone, al massimo 8 se ci sono dei bambini”. Lui ha ribattuto “e se vere, è grossa sta stanza, ce stanno tranquillamente pure 8 persone”. Allora io ho specificato “no, non in una stanza, intendevo in tutte e tre, due persone a stanza, non 8”. “Ahahah, peccato, era meglio 8 persone a stanza!” A questo punto mi sono cadute le braccia.
Amiche e amici, buon anno di cuore. 


                                                   Siamo tutte un pò Vivian Ward!

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