lunedì 14 ottobre 2013

Professioniste del settore

Stamattina io e mia sorella avevamo un importante appuntamento di lavoro in un grande albergo a via Veneto. Dovevamo incontrarci con il direttore il quale qualche giorno fa ci aveva contattato per rifare tutti i paralumi del ristorante dell’albergo.
Eravamo preparate, avevamo preso la borsa con i tessuti, il quaderno con le ordinazioni ed eravamo anche vestite discretamente bene per dare una buona impressione al direttore, insomma eravamo quasi credibili.
Giunte all'attico dell’albergo ci siamo ritrovate in questo salone enorme, con i soffitti stuccati, alle pareti c’erano specchi barocchi, a terra una moquette verde che sembrava di seta, in ogni angolo del ristorante c’erano consolle con sopra lampade di porcellana cinese, i tavoli erano apparecchiati con tovaglie di lino candide, posate d’argento e bicchieri da mille e una notte. Vista l’ora (mezzo giorno) ancora non vi era nessun cliente, soltanto i camerieri e le cameriere che si muovevano leggiadri come fantasmi, sistemando qua e là bouquet di fiori, glacette di cristallo, candelieri e postate di ogni genere. Qui ci ha accolto un uomo elegantissimo -con un sorriso tiratissimo- e con un ampio gesto ci ha invitato ad entrare e a scegliere un posto dove sederci. Chiarito immediatamente l’equivoco ( no, guardi,non siamo clienti, siamo qui per i paralumi) ci siamo presentate e convinte di trovarci di fronte al direttore abbiamo iniziato subito a tirar fuori dalla borsa i campioni di stoffa che avevamo con noi. Ovviamente l’uomo elegantissimo non era il direttore ma il maitre.
Chiarito anche quest’altro equivoco, il gentile e galante maitre ci ha chiesto di aspettare qualche minuto il direttore e se ci faceva piacere nel frattempo potevamo fare un giro su terrazzo. Inutile parlarne, certi panorami o li vedi con i tuoi occhi oppure è meglio tacere. Sulla terrazza c’era però una giovanissima coppia, che non avevo notato prima, che faceva una colazione del tutto particolare. Erano americani (ne sono certa) avranno avuto non più di vent'anni e mangiavano le loro solite uova strapazzate e pancetta, ma ad un certo punto ho visto il maitre uscire dal bar del ristorante e dire ad un cameriere“gli sto portando un BICCHIERE di vino da 50 euro, come minimo gli faccio vedere anche la bottiglia da dove l’ho preso.”
Io e mia sorella abbiamo pensato solo una cosa: “minchia stì americani!”
Come previsto dalla scaletta del maitre dopo 5 minuti è arrivato il direttore.
Voi come lo immaginereste il direttore di un albergo a 5 stelle nel centro di Roma in un palazzo del 600? Io nella mia fantasia immaginavo che davanti ai miei occhi si materializzasse un omone curatissimo, vestito benissimo, elegante, raffinato, distinto, con un’aria imponente e forse anche bello. Invece ci siamo trovate davanti un vecchio piccolo piccolo, con gli occhiali alla mister Magù, con un viso arzillo e intelligente uguale e identico al presidente Pertini, ma la cosa più assurda è che indossava un camice bianco da dottore e nel taschino sul petto aveva una vecchia matita ingiallita, delle forbici e qualche foglietto di carta.
Dopo le presentazioni era il momento di sfoggiare tutta la nostra professionalità!
“Se per lei va bene direttore, prenderei le misure dei paralumi da rifare” ho detto io con aria serissima. “certo, faccia pure” risponde lui risoluto. Ho aperto la borsa e come volevasi dimostrare non c’era il metro. Ma porca miseria, una volta nella vita che mi capita di fare una cosa seria… “scusi, direttore, non trovo più il metro, ne ha uno lei?” che domanda cretina, certo che aveva il metro, il direttore di un albergo vuoi che non abbia un metro?
Dopo il metro è stato il turno della penna, né io, né mia sorella, in due borse che dentro ci puoi trovare di tutto (biscotti, caramelle, sigarette, aghi e fili, quaderni, medicinali, fazzolettini di carta, monetine) non avevamo una penna!
Ma la penna non l’avrei mai chiesta, la penna mi sembrava troppo. Così ho preso una matita per gli occhi ed ho iniziato a scrivere sul quaderno tutte le misure. Avete una vaga idea di come scriva su un foglio di carta una matita per occhi? Scrive come un carboncino, si sbava tutta, macchia qualsiasi cosa, insomma scrive di merda. E io come se niente  fosse  ho continuato a scarabocchiare disegnini e ad appuntare numeri illeggibili.
Non paghe della figuraccia ha iniziato a squillarmi il cellulare. La mia suoneria è “Around the world” dei Daft Punk messa al massimo volume perché se no non lo sento mai. Nel ristorante c’era un silenzio di tomba con un impercettibile tappeto musicale barocco e a sovrastare tutto “around the world around the world”, perché, ovviamente, non riuscivo a trovare il cellulare seppellito sotto milioni di cazzate nella borsa. Tutto lo staff mi guardava malissimo.
Dulcis in fundo: “signorina (rivolto a mia sorella) mi lascia un vostro biglietto da visita, così domani la richiamo?
Che dire, tanto lo avrete capito, non avevamo nemmeno un biglietto da visita!

L’illustrazione è di mio- sempre ed inevitabilmente- fratello Andrea Giacomantonio. 


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