lunedì 7 ottobre 2013

Kate Moss

Un po’ di tempo fa veniva spesso al negozio una signora piuttosto strana, a dire il vero la si vedeva spesso in giro nel quartiere sempre carica di buste, con un bel mazzo di giornali sotto il braccio e con un paio di occhiali da sole enormi sul naso.
Talvolta entrava anche nel nostro negozio e in quei momenti ne succedevano di tutti i colori. Non ho mai saputo se fosse una donna abbiente oppure una povera derelitta girovaga di questa città, fatto sta che ogni volta che varcava la porta del negozio, mi raccontava la rocambolesca storia della sua vita.
Viveva a Roma da tanti anni, prima di venire ad abitare nel quartiere Coppedè aveva casa a piazza di Spagna, diceva di aver vissuto per un lungo periodo della sua vita a Londra e lì di aver frequentato una prestigiosa scuola di moda. Di origine era siciliana e c’è da dire che il suo accento era piuttosto evidente e purtroppo lo stato di salute della sua mente era alquanto evidente: parlava da sola, aveva le pupille dilatate al massimo da chissà quanti ansiolitici e per di più non doveva aver mai avuto un buon rapporto con l’igiene personale.
Siccome era affetta palesemente da shopping compulsivo e non si fermava di fronte a nessun ostacolo, una volta mi permisi di chiederle da dove prendesse quei soldi e se per caso non le servissero per cose più urgenti anziché per abiti, profumi, scarpe e altre amenità del genere.
Mi disse che lei viveva grazie ad una rendita che le mandava sua sorella, una famosa poetessa siciliana (di cui il nome è rimasto un mistero) e suo fratello, un encomiabile magistrato (anche il nome di quest’ultimo giace nell'enigma della storia) e
non contenta di questo ritratto familiare ad altissimi livelli, mi disse anche di avere in casa un maggiordomo che si prendeva cura di tutti i suoi affari.
Chi ero io per dubitare di tutto ciò?
Fisicamente la signora era un pochino corpulenta, bassina, con un seno prosperosissimo, sempre con un trucco un tantino eccessivo, ed era di un vanitoso, ma di un vanitoso che non so spiegare.
Un pomeriggio la vidi entrare nel negozio tutta trafelata e agitata e con una voce stridula mi urlò “Ilaria….voglio quella giacca in vetrina, quella di pelle nera, la voglio costi quel che costi”.
“Va bene” le dissi “vado a prendere la sua taglia così la prova”.
Dopo aver indossato la giacca che nemmeno le si chiudeva mi disse “ma che taglia mi hai dato?” “la large” risposi, “ma che sei impazzita? Quando mai ho portato la large, dammi immediatamente una small” e io mesta e accondiscendente dissi  “va bene, come vuole”.
Dopo 15 minuti con uno sforzo enorme, sia suo che della giacca, riuscì a infilarsi su per le braccia quel laccio emostatico , non riusciva a muoversi e forse nemmeno a respirare, avevo paura che le venisse un accidente, tipo che le andassero in cancrena gli arti per un blocco improvviso del flusso sanguigno. Ma lei, con una calma e una superbia mai viste prima, si mise davanti allo specchio, si esaminò con attenzione, si girò dalla mia parte e con un’espressione indefinibile sul volto mi disse “ non sono identica a Kate Moss?”


L’illustrazione è di mio- sempre ed inevitabilmente- fratello Andrea Giacomantonio.



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