lunedì 21 ottobre 2013

A scuola non ci voglio andare!

 Il mio nipote numero due odia andare all'asilo.
Non c’è niente da fare, tutte le mattine fa una tragedia greca pur di restare a casa, ma tutte le mattine, nonostante ettolitri di lacrime e muco, urla e schiamazzi, mia sorella lo porta a scuola.
Nel tragitto che fa per andare a scuola passa prima davanti casa mia e ogni giorno dice “mamma, mi porti a casa di zia, vero?”ma  purtroppo la risposta è negativa. Dopo casa mia passa davanti al parco, dove di solito la domenica va a giocare e dice “mamma, mi stai portando al parco, vero?” ma anche in questo caso la risposta rimane quella di prima “no, ti sto portando a scuola”:
Una volta arrivato a scuola  la maestra gli chiede se vuole piangere ancora un pochino, lui risponde di sì, allora lo accompagna ad un banchetto e lo consola finché mia sorella con un cuore di marmo se ne va. Poi, sappiamo per certo, che dopo qualche secondo tutto passa e va a giocare con gli amichetti.
All'inizio per lui non era un problema andare a scuola (la prima settimana intendo) poi quando ha capito che non era una cosa temporanea ma definitiva, si è reso conto di essere stato preso in giro, di non avere più il controllo della sua vita, che gli altri decidevano per lui, in sostanza di non possedere più libertà di scelta.
E vogliamo dargli torto?  E’ stato un uomo libero per ben due anni e poi da un momento all'altro la sua vita è totalmente cambiata.
Prima viveva in piena autonomia a casa sua a giocare a quello che voleva, a prendersi le coccole di tutti quelli che gli stavano intorno nel raggio di un chilometro e suo fratello (povero cristo già a scuola) stando fuori mezza giornata gli permetteva di essere (seppur temporaneamente) il principe indiscusso del suo reame.
Inoltre poteva stare in pigiama fino a tardi se pioveva, se invece c’era il sole qualcuno lo portava a passeggio, se aveva fortuna andava pure al supermercato a fare la spesa con i genitori  e si sa, in quelle occasioni un pacchetto di patatine o di caramelle ti è dovuto, e poi? Ditemi se tutto questo può finire?
Mi dispiace, ma sono d’accordo con lui e tuttora mi chiedo: ma come ho fatto IO ad andare a scuola per ben 16 anni di fila?  Che trauma!
Lui è un tipo tosto, ci prova tutte le mattine, non demorde, sicuramente pensa che un giorno o l’altro tutti quei capricci serviranno a qualcosa, che ci sarà un momento in cui proprio davanti alla scuola la mamma gli dirà “ti ho fatto uno scherzo, ora ti riporto a casa, ma prima passiamo a prendere la zia, poi andiamo al parco a correre e a magiare patatine e caramelle e così faremo tutti i giorni finché vorrai! ”.

Avrei dato qualsiasi cosa per vivere un momento del genere nella mia infanzia e forse anche voi, ma a me non è mai successo!
L’illustrazione è di mio- sempre ed inevitabilmente- fratello Andrea Giacomantonio. 

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