lunedì 23 settembre 2013

FREAK OF NATURE

Credo che fossero i primi di agosto, oppure fine luglio, non riesco a ricordare, comunque ero in spiaggia con il mio solito equipaggiamento per resistere al mare almeno 7/8 ore consecutive.
Lo stretto necessario consisteva in: un ombrellone, un’asciugamani, un paio di litri d’acqua, un pacchetto di cracker e una pesca (facevo questo digiuno forzato affinché la sera a cena  potessi mangiare come una tigre che non si ciba da settimane, ma il risultato  a fine vacanza è stato catastrofico) poi una settimana enigmistica, una matita con gomma e l’immancabile libro, che però  da quest’anno è diventato un fantastico e preziosissimo e-book.
Ero stesa distesa sotto l’ombrellone, con il capo poggiato su un bracciolo gonfiabile di spider man rubato ai miei nipoti ed avevo appena iniziato un nuovo libro. Un libro verso il quale avevo un sacco di reticenze e riserbi, un po’ perché qualcuno mi aveva detto che era un libro noioso e poi anche perché era un bel mattone di 700 pagine e io i libri troppo grossi li trovo fisicamente insopportabili. Nonostante avessi una libreria multimediale piena di titoli il mio sesto senso estivo mi diceva comunque di dover provare ad affrontare quell'ostico libro e così feci.
Dopo nemmeno un’ora ero in Germania nel 1500 fra i vicoli della città di Frankenhausen in mezzo a sterco, fango e neve. Proprio un giusto compromesso con la realtà che vivevo in quel momento, con 40 gradi all'ombra.
Mentre ero impegnata nella disputa tra cattolici e protestanti, tra luterani e calvinisti vidi con la coda dell’occhio una cosa che mi passava molto vicino e molto veloce. “Oddio fa che non sia quello che penso!”
Riposi il libro sull'asciugamani e cercai di capire cosa diavolo fosse quella cosa che in realtà il mio inconscio già aveva riconosciuto, come prevedevo mi si magnificò davanti agli occhi un serpente.
Un serpentello nero strisciava impazzito sulla sabbia alla ricerca di un posticino tranquillo dove nascondersi, si guardava a destra e a manca con la disperata convinzione che nessun essere umano lo avesse notato e correva a più non posso verso l’infinito.
Dalla mia bocca esterrefatta né uscì una sola frase “oh madonna, un serpente”, così facendo però mi resi conto che nessuno fino a quel momento si era accorto dell’intruso e involontariamente seminai il panico sulla spiaggia. Tutta la gente nel raggio di 100 metri fuggiva verso gli scogli dietro di noi, cercando un posto per difendersi da quel mostro feroce che credetemi non era un anaconda ma una biscia lunga al massimo 20 centimetri.
La poveretta non sapendo più che strada pigliare impazzita dalla paura si gettò nelle acque marine. Sparì dalla nostra visuale per una manciata di secondi e quando riaffiorò in superficie il suo aspetto era decisamente mutato. Piccola era sempre piccola, ma in testa aveva qualcosa di veramente strano e tutta la gente intorno urlava “ma che bestia è? Ma che ha in testa?”
Era un serpente con i capelli. Aveva una lunga chioma bionda che le scendeva giù dal capo e fiera e spavalda, la biscia, solcava i mari con la testolina ben eretta fuori dall'acqua per mostrarci la sua miracolosa acconciatura.
 La natura in quel momento ci mostrò un prodigio senza precedenti, una visione che nessuno su quella spiaggia potrà mai dimenticare e soprattutto una cosa a cui nessuno potrà mai credere.


Cari amici lettori, ovviamente quello che la biscia aveva in testa non erano capelli, bensì un ciuffo di alghe che le si era straordinariamente poggiato sul capo proprio mentre ricompariva dall'immersione.
L’illustrazione è di mio- sempre ed inevitabilmente- fratello Andrea Giacomantonio.


Nessun commento:

Posta un commento