lunedì 27 maggio 2013

La settimana delle domande stupide

Mi sembra ancora incredibile che dopo anni e anni di lavoro ci siano dei periodi concentratissimi durante i quali tutti gli esseri umani di questa città decidono mettersi d’accordo e fare solo domande stupide.
Tutto è cominciato martedì scorso quando non appena arrivata al negozio una signora è entrata, ha preso in mano un abito rosa e mi ha chiesto “ha per caso quest’abito anche in bianco?”. Fin qui tutto bene, le ho risposto che quell'abito non c’era in nessun altro colore e poi, senza un motivo apparente, senza un minimo di preavviso, l’asse terrestre deve essersi inclinato di qualche millimetro e quel minimo di intelligenza che ci serve per restare in vita è diminuita del 70 per cento.
Alla mia normale risposta è seguita una domanda che non avrei mai voluto sentire: “non è che può chiamare chi fa questi abiti e chiedere se me ne fanno uno bianco?”
Erano le 11 del mattino, che giornata e che settimana di merda avevo davanti!
E così è stato e poiché anche la mia intelligenza sarà scesa del 70 per cento, non ricordo con esattezza i giorni in cui le domande stupide mi sono state poste, per cui andrò a casaccio e trascriverò tutte quelle che la mia mente provata dalla fatica potrà ricordare.
Una ragazza, dopo aver girato nel negozio come una sonnambula per una buona mezz'ora afferra un contenitore in metallo di media grandezza color verde pastello e mi chiede “cosa potrei metterci qui dentro?”. La cosa che avrei voluto dire sarebbe stata questa: se io stessi per acquistare un contenitore già saprei cosa metterci dentro, oppure se non mi servisse proprio a niente lo prenderei ugualmente solo per il piacere di averlo poiché la sua fattura è di mio gradimento e di certo non chiederei a qualcuno cosa posso mettere dentro un contenitore. Non esiste una legge scritta che dice “chiedere sempre cosa può contenere un contenitore”, semmai, se proprio ci fosse una legge scritta reciterebbe così “contenitore, colui che contiene quello che vuoi”. Ovviamente le ho detto tutt'altra cosa: “nel contenitore che ha in mano potrebbe mettere della frutta se vuole tenerlo in cucina, i prodotti del bagno se vuole tenerlo in bagno, delle collane o altri monili se vuole tenerlo in camera da letto e infine può metterci veramente ciò che le pare”. La mia risposta è sembrata aprirle le porte della conoscenza, così ha comprato quel cavolo di contenitore ed è andata via.
Una ragazza entra con sua madre per vedere un abito che avevo messo in vetrina qualche giorno prima. Dopo qualche perplessità la figlia si convince a provare il vestito, le do la sua taglia, una 42 e la mando in camerino. Dopo essere uscita con il vestito indosso, un’altra signora nota il vestito sulla alla ragazza e decide di provarlo anche lei, la taglia questa volta era una 46. Dopo qualche minuto la ragazza decide di comprare il vestito e contemporaneamente l’altra signora me lo restituisce perché le stava un po’ stretto. Appena ho messo tutti e due gli abiti sul tavolo  la mamma della ragazza mi si avvicina con aria indagatrice e mi dice “il vestito che ha provato la signora mi sembra molto più piccolo di quello che ha provato mia figlia, perché non glielo ha fatto provare prima?”. Non so assolutamente che razza di vista alterata avesse la signora, sta di fatto che dopo averle detto che il vestito era di ben 3 taglie più grande per convincerla ulteriormente ho dovuto mettere un vestito sull'altro per farle vedere la netta differenza.
Ad ogni modo il premio della domanda stupida della settimana lo vince la signora che con una grande semplicità ha sceso le scalette del negozio, si è fermata un momento, si è guardata intorno e mi ha chiesto “mi fa vedere qualcosa di bello?”

Io, trattenendo a stento un atavico pianto e andando a rimestare in quel 30 per cento di intelligenza che mi era rimasta, ho risposto con un’altra domanda: “potrebbe essere un po’ più precisa?”

Nessun commento:

Posta un commento