lunedì 8 aprile 2013

Scarsa credibilità


Mercoledì scorso, appena scesa dal treno di ritorno da casa e immediatamente catapultata a lavoro, mi sono chiesta: sono forse io una persona poco credibile?
Avevo appena posato la valigia a terra, mi stavo togliendo la giacca, quando una signora mi chiede: mi fa dei pacchi regalo?
E va bene, mi sono detta, tanto in un modo o in un altro si deve pur ricominciare con il solito tran tran quotidiano!
La signora mi porge gli oggetti che aveva scelto e inizia ad osservarmi con fare indagatore e non c’è cosa che urta di più il mio sistema nervoso della gente che mi guarda e deve dirmi come fare o non fare un pacco regalo.
E così la signora inizia una solfa impressionante che mi sento in obbligo di trascrivere, le frasi in corsivo invece sono i miei pensieri che come sempre restano dentro di me affinché i miei crampi allo stomaco dovuti al nervosismo non vadano mai via.
Signora 1- ah, ma fa dei pacchi regalo come per Natale?
Ma che domanda è? Se mi ha chiesto dei pacchetti regalo, come faccio a farli senza carta? Un regalo non dovrebbe essere una sorpresa? Ma poi vede per caso che stia usando della carta natalizia?
Signora 1- senta, per le piantine finte potrebbe usare della carta trasparente?
E allora dillo prima, perché lo dice solo dopo che ho già tagliato 67 metri di carta e che ho già chiuso tutti i pacchetti con lo scotch?
Signora- perché non usa della carta come questa che c’è sul tavolo?
Io- perché è una tovaglia questa che vede sul tavolo.
È di stoffa porca miseria, le sue mani ci sono poggiate sopra, non lo sente che è stoffa?
Signora 1- E’ da poco che è aperto questo negozio, vero?
Io- beh, dal ’97.
Signora 1- impossibile, io abito qui e non l’ho mai visto, non può essere come dice lei, dal ’97 mi sembra un’esagerazione.
Dopo quest’ultima affermazione però ho deciso di dar voce ai miei pensieri.
Io- glielo assicuro, proprio dal ’97, se vuole credermi bene, altrimenti non so che dirle, d'altronde non è che mi sveglio la mattina col sol pensiero di dire bugie, anche perché non avrebbe senso mentire circa una cosa del genere, lei non se n’è mai accorta eppure la sua vita è andata avanti comunque.
Poi ha pagato ed è andata via.
La mia giornata all'insegna della frustrazione non era ancora finita, altri quesiti sconcertanti erano in agguato, infatti, solo qualche ora dopo un altro dilemma mi ha aperto la mente.
Signora 2- scusi, ce l’ha ancora quella gonna bellissima, lunga, di tessuto rigido con del tulle che ne usciva dai bordi, color bordeaux, con dei fiori ricamati su un lato?
Io- oddio, non la ricordo proprio, ma l’ha vista quest’inverno? Perché se così fosse ormai di invernale non c’è più nulla.
Signora 2- nooo, ma quale inverno….l’ho vista a giugno dell’anno scorso e non faccio che pensarci dalla mattina alla sera, era troppo bella!
Dunque, l’ha vista a giugno del 2012, viene a vedere se c’è ancora ad aprile del 2013 e dice che non fa altro che pensare a quella gonna. Mi rendo conto che nella scala dei valori di un essere umano una gonna non si trovi proprio tra i prima posti, ma considerarla un pensiero fisso e venire a vedere se c’è dopo 11 mesi, non trovarla e restarci molto male, mi fa pensare ad una cosa: forse lei è affetta da  un problema psichico spazio-temporale.
Io- mi dispiace, ma ovviamente quella gonna non c’è più.
Signora 2- e dai, vai a vedere in magazzino, magari è chiusa in uno scatolone, dai, dai vai a cercare.
Io- Signora, ma perché crede che stia mentendo? Se avessi la gonna non crede che gliela venderei subito?
E poi se n’è andata, anche se non troppo convinta.
L’ultima tappa di questo giro della morte nei confronti della mia credibilità è stata al momento della chiusura.
Una signora si affaccia alla porta e mi chiede: quanto viene il dosatore del sapone in silicone che c’è in vetrina?
Io- il prezzo è di 12 euro, però non è in silicone ma in ceramica.
Signora 3- non è possibile, si vede benissimo che è in silicone, come le viene in mente di dire che è in ceramica!
O mio dio, ma che ho fatto di tanto male per meritarmi tutto ciò, perché la gente pensa che io dica solo palle? Ma lo saprò cosa di cosa è fatto quel cavolo di dosatore.
Quindi con serafica calma ho preso un altro dosatore uguale e sono andata verso di lei e mentre camminavo lei continuava a dire – lo vede che è di silicone, come fa a vendere una cosa e non sa di cosa è fatta?
Poi è intervenuto mio fratello, che mi ha preso il dosatore da mano immaginando il peggio, glielo ha dato e ha aggiunto – signora, è ceramica, se ne rende conto ora che lo ha in mano?
Signora 3- beh sì, ma a me serviva di silicone.
Poi finalmente la giornata è finita.




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