lunedì 15 aprile 2013

Cose da film americani


Le pillole
È venuto a trovarmi anche quest’anno un amico di famiglia che è di Detroit e per l’ennesima volta ho dimenticato di chiedergli una cosa che ogni volta che ci penso mi fa dannare il cervello.
Avrei voluto chiedergli se è vero e soprattutto perché gli americani ingurgitano pugni di pillole come fanno vedere nei film.
Se una persona in un film americano ha mal di testa prende un contenitore di analgesici - solitamente color ambra- dall'armadietto del bagno e ne versa in mano il contenuto, solitamente una decina di pillole, poi prende un bicchiere con un goccio d’acqua e butta giù tutto. Uguale se una persona soffre di depressione, prende il tubetto di barbiturici e ci va sotto col solito dosaggio da elefante e tutto fila liscio come niente fosse.
Pensa se un italiano ingoiasse una  manciata di aspirine, come minimo gli si fluidificherebbe il sangue tanto da morire liquefatto, oppure se inghiottisse un pugno di Tavor, morte certa all'istante. Probabilmente la posologia delle pillole americane deve essere veramente blanda, quindi per forza di cose devono ingoiare una cinquantina di pillole al giorno, quindi mi chiedo: ma che epiglottide hanno gli americani?  Possibile che non gli dia per niente fastidio alla gola (evidentemente larga e profonda) ingoiare ogni volta questo malloppo di pillole? Ho amici che anche in età adulta non riescono ad ingoiare una pillola e che quindi passano direttamente al medicinale in bustine, ma se questi miei amici dovessero andare in America, troverebbero per  i loro malanni medicinali in forma granulare? Queste domande mi hanno fatto perdere ormai il sonno.
L’emigrante
L’altro pomeriggio al negozio mi sono fermata a fare due chiacchiere con una signora veramente troppo simpatica. Non so come e perché ma ad un certo punto ha iniziato a raccontarmi di quando, una cinquantina di anni fa, decise assieme a suo padre di partire e andare cercar fortuna negli Stati Unita d’America. Lì il padre diventò un operaio specializzato e lei diventò sarta, ma nonostante i grandi sacrifici, il sogno americano restò soltanto un sogno, anzi in verità il sogno si avverò solo per qualcuno, di sicuro non per tutte le centinaia di migliaia di emigranti che sbarcarono lì in cerca di fortuna. Diciamo pure che l’americano medio dell’epoca era piuttosto avvezzo allo sfruttamento di tutte le minoranze etniche che arrivarono lì in cerca di una vita migliore. Durante quest’interminabile chiacchierata la signora mi ha raccontato anche che lì, negli Stati Uniti, per la prima volta in vita sua ha sentito la parola MAFIA. Il suo “boss” una volta, durante una pausa pranzo, per fare il simpaticone le disse che gli italiani erano tutti  mafiosi. Lei sorrise, non sapendo assolutamente a cosa si riferisse, poi andò da una sua collega messicana e le raccontò dell’accaduto. La messicana le spiegò cosa fosse la mafia e lei candidamente mi ha detto “ma figurati che ne sapevo io della mafia, venivo da un paesino di montagna dell’Abruzzo dove 50 anni fa manco sapevamo parlare l’italiano!”
Poi dopo varie vicissitudini e tante sconfitte decise di ritornare in Italia e dimenticare per sempre l’America, l’unico problema fu che dovette affrontare un viaggio di ritorno in terza classe solcando un oceano in piena tempesta. Quando mi raccontava del viaggio mi è venuto in mente De Gregori quando dice che la prima  classe costa mille lire, la seconda cento e le terza dolore e spavento. Povera la mia signora che ha dovuto viaggiare per 6 giorni dormendo praticamente sullo scafo della nave, perché lì stava la terza classe, dove gli oblò  si affacciavano sott'acqua.
The preacher
Ieri pomeriggio sono andata a fare una passeggiata al parchetto sotto casa. Era una bella giornata, c’erano un sacco di famiglie, tantissimi bambini e una marea di cani al guinzaglio.
Mentre camminavo sentivo però una voce provenire da un altoparlante e poi musica e canti scatenati. Ma cosa sarà? Mi sono chiesta e così presa da una forte curiosità mi sono spinta verso la fonte di tanto rumore.
La fonte di quel casino assordante era un predicatore americano.
Ero al Central Park di New York o al parchetto sfigato di Conca D’Oro a Roma?
Che ci faceva un predicatore americano sotto casa mia?
Non so di che setta si trattasse, ma alcune frasi del folle predicatore mi sono rimaste impresse.
“Non siamo dei porci che si rotolano nel loro letame, siamo angeli del signore”.
“Il demonio è dietro l’angolo, ma noi non bruceremo nelle fiamme dell’inferno se seguiamo la parola del signore”.
Credetemi, non era Guzzanti che imita il predicatore americano con la moglie di nome Mildred, no, era vero, era davanti ai miei occhi.
Ogni tanto, dopo qualche frase ad effetto, attaccava un impianto stereo che non avevano  manco i Pink Floyd al concerto di Pompei, e iniziava a cantare come un forsennato “ suonano le trombe del signore, ascolta le trombe del signore, la la la la la la la:”
Il pubblico dinanzi al palchetto improvvisato era pressoché omogeneo, tutti ottuagenari o giù di lì. Non ho nessuna intenzione di muovere alcuna critica nei confronti di nessuna religione, ho sempre avuto un atteggiamento di totale rispettosa indifferenza nei confronti di ogni credo, però, abbiate pietà,  il predicatore americano mi è sembrato davvero eccessivo!

Nessun commento:

Posta un commento