lunedì 11 marzo 2013

Schifezze varie!


Il post di oggi è consigliabile soltanto a lettori dallo stomaco forte poiché narrerò con dovizia di particolari le tre cose più schifose che mi sono capitate in settimana.
La prima è successa martedì mattina, non a me direttamente ma al mio nipote numero uno e a mia sorella.
Era una mattinata soleggiata e l’aria fresca di una primavera imminente si faceva largo nell’abitacolo della macchinetta di mia sorella che sicura e veloce correva verso l’asilo di mio nipote. Addirittura per strada cercava di venir fuori a gomitate fra lo smog una fragranza di fiori di gelsomino prossimi allo sbocciare, in sostanza si presagiva una giornata meravigliosa.
Proprio dinnanzi al portone di scuola il bambino che fino a trenta secondi prima godeva di ottima salute e faceva progetti sul suo prossimo futuro (ovvero a quale gioco giocare con il suo compagno preferito) ha iniziato a vomitare come mai in vita sua.  Vomitava con la forza di un idrante, vomitava come se nel suo stomaco ci fosse stata la pompa dei pompieri nel pieno di un incendio distruttivo. Tanta era la forza del suo getto che il bimbo spaventatissimo continuava a girare la testa a destra e a sinistra come se stesse cercando la fonte di quel torrente invisibile, così facendo però spargeva vomito in ogni angolo dell’automobile, compreso sul corpicino inerte di suo fratello che gli sedeva accanto imprigionato dalle cinte di sicurezza del seggiolino.  Mia sorella colta da un panico ancestrale e da una nausea agghiacciante non sapeva come comportarsi. Mille domande le occupavano quel minimo spazio di lucidità mentale che le era rimasto, ma delle mille solo due ebbero accesso al suo cervello: ma quanto vomita? Ma se ha bevuto un solo bicchiere di latte, perché sembra che stia vomitando tutto il latte munto nell'ultimo anno?  Le risposte non arrivarono mai, poiché essendo un essere umano anch'ella e non soltanto una mamma, tirò il freno a mano e veloce come un proiettile si precipitò fuori dall'autovettura e iniziò a vomitare anche lei.
Il passo successivo fu quello di tornare nell'abitacolo e prendere in mano la situazione. Un puzzo di latte rancido e pezzi di cibo non identificato erano appiccicati ovunque, i sedili erano zuppi di succhi gastrici e quant'altro, i finestrini sembravano liquefatti da un acido corrosivo e infine i bambini sembravano due yogurt scaduti nel 1918.  Secondo me in quella macchina, nonostante i lavaggi e i profuma ambiente, resterà un olezzo mefitico e rivoltante per sempre. I bambini sono come gli adulti ubriachi, non hanno mai sotto controllo il vomito.
Giovedì pomeriggio erano circa le 15 ed avevo appena finito di mangiare un succulento panino al prosciutto con stracchino e cetriolini (che sono una mia grande passione). Stavo per uscire un attimo dal negozio per andare a prendere un caffè e fumarmi una sigaretta quando in quel momento son entrate una madre e una figlia a provare qualche abito. Così ho frenato il mio entusiasmo post prandiale e mi sono dedicata alle clienti.  Erano chiaramente due donne dell’alta borghesia romana, la madre ben vestita e con un portamento molto elegante, la figlia una giovane bruna carina con un futuro già scritto, prossima sposa di un buon partito e con un lavoro sicuro. La figlia è entrata nel camerino con qualche abito da provare mentre la madre si è accomodata su una poltrona per fare da personal stylist. Dopo qualche minuto la ragazza è uscita dal camerino tutta imbacuccata nel suo cappotto e ha detto alla mamma “oh mio dio, dobbiamo andare, ho un appuntamento e me ne ero del tutto dimenticata.” Sono subito uscite dal negozio ed io prima di andare a prendere il famoso caffè ho deciso di risistemare gli abiti che la ragazza aveva lasciato nel camerino. Non lo avessi mai fatto, quando ho tirato la tendina del camerino ne è uscita una puzza così invereconda che ho sudato freddo per lo shock. Ma cosa aveva la bruna ragazza dell’alta borghesia romana nell'intestino? Aveva forse fatto un brunch con un topo morto del Tevere? Era forse una coprofaga? Aveva casualmente bevuto un frullato di blatte e cimici puzzolenti? Tutto ciò lo ignoravo, quello che era impossibile ignorare era il fetore che mi aveva lasciato nel negozio, un miasma che rimarrà incastrato nella mia memoria, come una mosca in una ragnatela.
Venerdì sera mentre ero affaccendata a far quadrare una fattura con una conferma d’ordine (una cosa abbastanza semplice ma che richiede da parte mia una certa concentrazione) è entrata una cliente che dopo aver gironzolato una mezz'ora mi ha chiesto di poter utilizzare il bagno poiché doveva fare la pipì. Niente di più normale per le donne dover fare continuamente pipì, io in primis, la minzione per me è una questione di vita o di morte, un’attività assolutamente non procrastinabile.
Quindi per pura empatia femminile le ho offerto con grande gioia il mio bagno.
Peccato che di urina non si trattava, come ho scoperto dopo un po’, quando anche a me serviva il bagno stavolta per lavarmi le mani dopo aver mangiato un’arancia.
Il mio bagno era una camera a gas, se la mia cliente si fosse trovata in un tribunale il capo d’accusa sarebbe stato “crimine contro l’umanità”.
La nostra toilette è provvista anche di una seppur piccola finestra, ma perché non aprirla dopo aver depositato il malloppo?  Possibile che la donna soffrisse di una paresi delle sue stesse narici? Ma se non stai bene di stomaco perché vai a fare shopping? Non sarebbe preferibile starsene a casa comodamente seduti sulla propria personalissima tazza del cesso?

Nota bene: nonostante avessi potuto usare mille volte la mia parolaccia preferita non l’ho fatto nemmeno una volta, merda!

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